Dalla critica dell’Occidente alla normalizzazione del terrorismo internazionale
Esiste una forma di propaganda contemporanea particolarmente insidiosa perché non si presenta come propaganda.
Non utilizza necessariamente slogan rozzi, non si appoggia soltanto alla censura o alla falsificazione diretta dei fatti, non costruisce una narrativa totalmente inventata. Il suo meccanismo è molto più sofisticato: prende elementi reali, errori documentati dell’Occidente, guerre illegittime, operazioni clandestine, ipocrisie geopolitiche, interessi economici e crimini storici realmente avvenuti, e li usa come gigantesca struttura di legittimazione morale per tutto ciò che si oppone agli Stati Uniti, alla NATO o a Israele.
È qui che nasce una delle più grandi manipolazioni ideologiche contemporanee:
la trasformazione automatica del nemico dell’Occidente in soggetto “resistente”, “antiimperialista” o addirittura “liberatore”.
In questa narrazione, la complessità storica scompare.
Il terrorismo diventa “lotta di liberazione”.
Le milizie settarie diventano “movimenti popolari”.
Le teocrazie autoritarie diventano “baluardi multipolari”.
I regimi repressivi diventano “vittime dell’imperialismo”.
Il risultato finale è una gigantesca operazione di riciclaggio morale della violenza politica.
La genealogia ideologica dell’antiimperialismo assolutorio
Per comprendere questa narrazione bisogna tornare alla Guerra Fredda.
Durante il Novecento, una parte significativa della cultura marxista-leninista internazionale sviluppò una visione rigidamente dicotomica del mondo:
- da una parte l’imperialismo occidentale-capitalista;
- dall’altra i movimenti rivoluzionari, anticoloniali o antiamericani.
Questa impostazione ebbe anche elementi storicamente comprensibili.
Molti movimenti di liberazione nazionale combatterono realmente contro colonialismo, occupazioni straniere e dittature sostenute dalle grandi potenze occidentali.
Il problema emerse quando il criterio politico sostituì completamente quello morale e giuridico.
Non contava più:
- cosa facesse un movimento;
- quali metodi utilizzasse;
- quali civili colpisse;
- quali forme di repressione adottasse.
Contava soltanto contro chi combatteva.
Da quel momento si consolidò un principio devastante:
il nemico dell’Occidente veniva automaticamente percepito come progressivo.
È lo schema che ha portato parte dell’intellettualità occidentale a romanticizzare:
- il terrorismo rivoluzionario degli anni Settanta;
- alcune dittature comuniste;
- movimenti armati settari;
- organizzazioni responsabili di attentati contro civili;
- regimi autoritari antiamericani.
Questa struttura mentale non è mai realmente scomparsa.
Si è semplicemente aggiornata.
Oggi il linguaggio marxista classico è stato sostituito da parole come:
- multipolarismo;
- sovranità;
- deoccidentalizzazione;
- resistenza;
- antiglobalismo.
Ma la struttura ideologica è identica:
se combatte l’Occidente, allora è “dalla parte giusta della storia”.
La manipolazione semantica del terrorismo
Uno degli strumenti principali di questa propaganda è il linguaggio.
Le parole non vengono usate per descrivere la realtà, ma per orientare moralmente il pubblico.
Così:
- un attentato diventa “azione armata”;
- un massacro di civili diventa “operazione di resistenza”;
- una milizia confessionale diventa “movimento popolare”;
- una rete paramilitare diventa “forza di autodifesa”.
Questa operazione semantica serve a dissolvere la percezione morale della violenza.
Hamas, Hezbollah o altre milizie sostenute dall’Iran non vengono analizzate nella loro concretezza storica e militare, ma immerse in una nebbia retorica fatta di:
- colonialismo;
- antiimperialismo;
- resistenza;
- oppressione;
- antisionismo.
Naturalmente il contesto storico esiste ed è fondamentale.
La questione palestinese è reale.
L’occupazione è reale.
Le responsabilità israeliane sono reali.
I doppi standard occidentali sono reali.
Ma il punto decisivo è un altro:
il contesto non cancella la natura di determinati atti.
Uccidere civili deliberatamente resta terrorismo anche quando viene compiuto da soggetti che si dichiarano “resistenti”.
Ed è precisamente questo il passaggio che molta propaganda antioccidentale cerca sistematicamente di neutralizzare.
Il doppio standard morale
La caratteristica più evidente di questa narrativa è il doppio standard.
Quando la violenza colpisce l’Occidente o civili israeliani:
- si parla di contesto;
- di reazione;
- di oppressione;
- di cause profonde.
Quando la violenza colpisce altri soggetti:
- improvvisamente il contesto scompare;
- il terrorismo torna a essere terrorismo assoluto.
Questo meccanismo produce una gerarchia implicita delle vittime.
Le vittime occidentali vengono relativizzate perché considerate parte del “sistema dominante”.
Le vittime dei nemici dell’Occidente vengono invece assolutizzate.
È una forma di disumanizzazione ideologica.
L’Iran e il mito della “potenza anti-terrorista”
Uno degli esempi più evidenti di questa manipolazione riguarda l’Iran.
È vero che Teheran ha combattuto ISIS e Al-Qaeda sunnita.
Ma da questo non discende affatto che l’Iran sia una potenza “anti-terrorista” in senso generale.
L’Iran combatte alcuni terrorismi e ne sostiene altri quando funzionali ai propri interessi strategici regionali.
Questa non è propaganda occidentale: è documentazione pubblica.
Il Dipartimento di Stato americano, i report dell’intelligence USA e numerosi organismi internazionali descrivono da anni il ruolo iraniano nel finanziamento, addestramento e sostegno logistico di reti armate regionali.
La Guardia Rivoluzionaria iraniana ha costruito negli anni una rete di milizie proxy che comprende:
- Hezbollah in Libano;
- gruppi armati sciiti in Iraq;
- milizie in Siria;
- supporto a Hamas e Jihad Islamica Palestinese;
- gli Houthi nello Yemen.
Questa rete non nasce da filantropia antiimperialista.
Nasce da una strategia di proiezione regionale del potere iraniano.
Presentare tutto questo come semplice “resistenza” significa cancellare deliberatamente:
- la dimensione settaria;
- il carattere paramilitare;
- gli interessi geopolitici;
- la logica di potenza.
Hezbollah: oltre la mitologia della “resistenza”
Hezbollah viene spesso romanticizzato come semplice movimento anti-israeliano o forza sociale libanese.
La realtà è molto più complessa.
Hezbollah possiede:
- una struttura militare autonoma;
- armamenti avanzati;
- una dipendenza strategica dall’Iran;
- una rete internazionale;
- una lunga storia di operazioni armate.
Gli Stati Uniti lo classificano come organizzazione terroristica.
Il Regno Unito lo considera integralmente organizzazione terroristica.
L’UE ha inserito la sua ala militare nella lista terroristica.
Ridurre Hezbollah a “movimento di resistenza” equivale a fare propaganda per omissione.
Il fatto che distribuisca welfare o goda di consenso in parte della popolazione sciita libanese non elimina il problema.
Anche organizzazioni mafiose hanno spesso radicamento sociale.
Questo non le trasforma in soggetti moralmente innocenti.
Hamas e la dissoluzione morale del terrorismo
La questione Hamas rappresenta probabilmente il punto più estremo di questa manipolazione.
Una parte della propaganda pseudo-antiimperialista utilizza:
- l’occupazione;
- Gaza;
- il fallimento degli Accordi di Oslo;
- le responsabilità dei governi israeliani;
per costruire una narrativa in cui Hamas smette progressivamente di apparire come organizzazione terroristica e viene reinterpretata quasi esclusivamente come “movimento di liberazione”.
È un passaggio ideologicamente gravissimo.
Perché una cosa è spiegare le condizioni storiche che favoriscono la radicalizzazione.
Un’altra è assolvere massacri deliberati di civili.
Gli attacchi del 7 ottobre 2023 hanno incluso:
- esecuzioni di civili;
- sequestri;
- violenze documentate;
- attacchi indiscriminati.
Organizzazioni come Human Rights Watch e la Commissione ONU hanno documentato violazioni gravissime del diritto internazionale umanitario.
Eppure una parte della propaganda ideologica ha reagito non condannando chiaramente questi atti, ma cercando immediatamente di:
- relativizzarli;
- contestualizzarli;
- dissolverli dentro la categoria della “resistenza”.
È qui che l’antiimperialismo smette di essere critica geopolitica e diventa copertura morale della violenza.
Il mito tossico del multipolarismo
Un’altra grande illusione propagandistica è l’idea che il multipolarismo coincida automaticamente con maggiore libertà o giustizia.
Non esiste alcuna legge storica secondo cui un mondo multipolare sia moralmente migliore.
L’Europa del 1914 era multipolare.
E precipitò nella Prima guerra mondiale.
La semplice presenza di più potenze non elimina:
- imperialismi;
- guerre;
- sfruttamento;
- repressioni;
- autoritarismi.
Oggi molti ambienti pseudo-geopolitici trattano Russia, Cina e Iran come se rappresentassero un blocco emancipatore alternativo all’Occidente.
Ma:
- la Russia è una potenza oligarchica e repressiva;
- la Cina è una superpotenza tecnocratica autoritaria;
- l’Iran è una teocrazia confessionale.
Non esiste nulla di automaticamente “umanista” nel loro antagonismo verso Washington.
La pornografia della controinformazione
La propaganda contemporanea vive soprattutto di una leva psicologica:
la sensazione di accedere a una verità nascosta.
Chi consuma queste narrazioni sviluppa spesso una percezione di superiorità cognitiva:
- “io conosco ciò che i media nascondono”;
- “io vedo oltre la propaganda”;
- “io conosco il vero nemico”.
È una dinamica potentissima.
Ma molto spesso questa “controinformazione” non produce maggiore libertà critica.
Produce semplicemente una propaganda rovesciata.
La struttura mentale rimane identica:
- il mondo viene diviso in blocchi morali assoluti;
- la complessità sparisce;
- il nemico viene demonizzato;
- l’alleato viene assolto.
È la stessa logica della propaganda classica, solo capovolta.
Conclusione
Quando l’odio per l’Occidente diventa cecità politica
Il punto centrale non è difendere l’Occidente.
Le democrazie occidentali hanno responsabilità enormi:
- guerre illegali;
- destabilizzazioni;
- sostegno a regimi autoritari;
- interessi economici predatori;
- ipocrisie sistemiche.
Ma riconoscere questi fatti non obbliga a trasformare i nemici dell’Occidente in eroi morali.
Ed è qui che molta propaganda antioccidentale precipita nell’abisso ideologico.
Perché l’odio verso l’imperialismo americano diventa talmente assoluto da cancellare:
- il terrorismo;
- il fanatismo religioso;
- l’autoritarismo;
- il militarismo;
- la repressione interna;
- le violenze contro civili.
Alla fine tutto viene lavato attraverso un’unica parola:
antiimperialismo.
Ma l’antiimperialismo non è automaticamente umanesimo.
Non è automaticamente libertà.
Non è automaticamente giustizia.
E soprattutto:
non rende automaticamente innocente chi usa la violenza contro civili.
Quando una narrativa politica arriva al punto di giustificare o relativizzare il terrorismo internazionale solo perché rivolto contro l’Occidente, non siamo più nel campo dell’analisi storica.
Siamo dentro una forma sofisticata di propaganda ideologica.
Fonti e riferimenti documentali
- U.S. State Department – Foreign Terrorist Organizations
- U.S. State Department – Country Reports on Terrorism 2023
- Office of the Director of National Intelligence – Annual Threat Assessment 2024
- European Council – EU Terrorist List
- UK Government – Proscribed Terrorist Organisations
- Government of Canada – Listed Terrorist Entities
- Human Rights Watch – Hamas-Led October 7 Attacks Investigation
- United Nations Human Rights Council – Independent Commission of Inquiry
- Council on Foreign Relations – Iran’s Islamic Revolutionary Guards Corps
- Brookings Institution – Iran’s Proxy Strategy in the Middle East
- RAND Corporation – Hezbollah and Iran Strategic Relationship
- Encyclopaedia Britannica – Anti-Imperialism Historical Overview

