Negli ultimi anni una parte sempre più ampia della cosiddetta “controinformazione italiana” ha compiuto una trasformazione radicale.
Nata teoricamente come opposizione ai centri di potere globali, alla propaganda NATO, alla manipolazione mediatica e al dominio finanziario occidentale, oggi sembra essersi convertita in una nuova forma di conformismo ideologico mascherato da ribellione.
Il paradosso è evidente: molti di coloro che per anni denunciavano ONG, fondazioni globaliste, ingegneria sociale e controllo culturale, finiscono ora per sostenere esattamente le stesse narrative promosse da apparati transnazionali legati a fondazioni come Alex Soros e George Soros.
L’antiamericanismo trasformato in religione politica
Una parte della controinformazione italiana ha sostituito l’analisi geopolitica con un riflesso automatico:
se gli Stati Uniti combattono qualcuno, allora quel qualcuno diventa automaticamente “resistenza”.
Non importa:
- quanto sia autoritario;
- quanto reprima il dissenso;
- quanto perseguiti minoranze;
- quanto sia incompatibile con libertà civili basilari.
Conta solo essere “contro l’America”.
È così che alcuni ambienti pseudo-antimperialisti hanno iniziato a romanticizzare:
- islam politico,
- fondamentalismo,
- teocrazie,
- gruppi settari,
- derive identitarie religiose.
Dall’anti-globalismo al globalismo mascherato
Mentre denunciano:
- Davos,
- il World Economic Forum,
- la finanza internazionale,
- la censura digitale,
gli stessi ambienti finiscono spesso per difendere le stesse politiche migratorie, identitarie e multiculturali sostenute da grandi fondazioni globaliste.
Le campagne contro “islamofobia” e “hate speech”, finanziate da reti internazionali vicine all’universo Open Society, vengono improvvisamente considerate sacre e intoccabili.
Chiunque osi criticare:
- immigrazione incontrollata,
- integralismo islamico,
- incompatibilità culturali,
- radicalizzazione religiosa,
viene immediatamente etichettato come:
- razzista,
- fascista,
- xenofobo,
- servo dell’Occidente.
L’islam come nuovo soggetto rivoluzionario
Negli anni Settanta parte della sinistra occidentale idealizzava Mao, Castro o Che Guevara.
Oggi certi ambienti sembrano aver sostituito quelle figure con una visione mitologica del mondo islamico.
L’islam viene descritto come:
- spirituale,
- puro,
- anti-materialista,
- resistente alla decadenza occidentale.
Ma questa rappresentazione è spesso profondamente selettiva.
Si ignorano volutamente:
- repressione delle donne;
- persecuzioni religiose;
- censura;
- omofobia;
- autoritarismo teocratico;
- violenza settaria.
La manipolazione emotiva dell’anti-imperialismo
La parola “anti-imperialismo” è diventata uno strumento emotivo per sospendere ogni capacità critica.
Se un gruppo si oppone agli USA:
→ allora viene romanticizzato.
Se una comunità è presentata come vittima:
→ allora diventa intoccabile.
Se qualcuno critica aspetti problematici dell’islam politico:
→ allora viene accusato di odio.
In questo modo il dibattito viene completamente sterilizzato.
L’alleanza assurda tra globalismo e pseudo-ribellione
Le grandi fondazioni transnazionali sostengono:
- società multiculturali frammentate;
- identità fluide;
- dissoluzione delle identità nazionali;
- censura dell’“hate speech”;
- controllo algoritmico del linguaggio.
E una parte della controinformazione italiana finisce per fare da megafono a queste stesse dinamiche, credendo di combattere il sistema mentre ne diffonde le narrative.
È la ribellione addomesticata:
una finta opposizione che sfoga rabbia contro Washington ma non tocca mai davvero l’architettura globale del potere culturale.
Conclusione
La controinformazione italiana attraversa oggi una crisi di credibilità profonda.
Nel tentativo ossessivo di opporsi all’America e all’Occidente, alcuni ambienti hanno smesso di distinguere tra:
- critica geopolitica;
- propaganda;
- manipolazione emotiva;
- fanatismo ideologico.
Il risultato è una narrazione contraddittoria in cui:
- il globalismo viene denunciato ma contemporaneamente sostenuto;
- la censura viene criticata ma anche invocata;
- le élite vengono attaccate salvo poi ripeterne fedelmente le narrative identitarie.

