Lincoln, fascismo italiano, Russia, Cina e le politiche di Trump
Introduzione
Esiste un filo che collega epoche, sistemi politici e ideologie apparentemente inconciliabili:
il tentativo dello Stato di controllare, orientare o subordinare l’economia ai propri obiettivi strategici.
Da Abraham Lincoln al fascismo di Benito Mussolini, fino ai modelli contemporanei di Russia, China e alle politiche di Donald Trump, ciò che emerge non è una continuità ideologica, ma una continuità funzionale:
l’economia come strumento di potenza, sovranità e stabilità.
Lincoln e la nascita dello Stato economico moderno
Durante la Guerra Civile americana, Lincoln inaugura una stagione di intervento economico senza precedenti negli Stati Uniti.
Tra i passaggi più significativi si trovano il Morrill Tariff, che introduce dazi elevati per proteggere l’industria nazionale, il Legal Tender Act, che consente l’emissione dei “greenbacks” (moneta statale non convertibile in oro), e il Pacific Railway Act, che finanzia la costruzione delle ferrovie.
Queste politiche riflettono la visione ereditata da Alexander Hamilton:
uno Stato che non sostituisce il mercato, ma lo orienta per costruire una base industriale autonoma.
Nasce così lo Stato sviluppatore, in cui l’economia è già pensata come strumento di sovranità.
Il fascismo italiano: la politicizzazione totale dell’economia
Con Mussolini il rapporto tra politica ed economia diventa esplicito e totalizzante.
Le dichiarazioni sono inequivocabili:
“tutto nello Stato, nulla al di fuori dello Stato”, e nella Dottrina del 1932 lo Stato viene definito come una realtà che “comprende tutto”.
La Carta del Lavoro istituzionalizza il sistema corporativo, eliminando il conflitto tra capitale e lavoro, mentre la creazione dell’IRI nel 1933 segna l’ingresso diretto dello Stato nella proprietà industriale.
La proprietà privata formalmente rimane, ma perde autonomia: l’economia diventa una funzione dello Stato.
È la forma più radicale di integrazione tra potere politico ed economico.
Russia: il capitalismo politico
Nella Russia contemporanea il modello si presenta in forma meno ideologica ma fortemente centralizzata.
Con l’ascesa di Vladimir Putin si assiste a una ristrutturazione del rapporto tra Stato e oligarchi. Il caso Yukos rappresenta un momento simbolico: il potere economico indipendente viene ricondotto sotto controllo politico.
Le grandi imprese restano formalmente private, ma i settori strategici – energia, difesa, infrastrutture – sono di fatto subordinati allo Stato. L’economia diventa uno strumento di politica estera e stabilità interna.
Si configura così un capitalismo politico selettivo, dove il mercato esiste ma non è sovrano.
Cina: il laboratorio più avanzato dell’economia ibrida
La Cina rappresenta oggi il modello più sofisticato.
Le riforme avviate da Deng Xiaoping alla fine degli anni ’70 introducono il mercato senza rinunciare al controllo politico. La celebre frase “non importa se il gatto è bianco o nero…” sintetizza un approccio pragmatico, non ideologico.
Con Xi Jinping si rafforza ulteriormente il ruolo del Partito Comunista Cinese, che mantiene il controllo sulle grandi imprese e orienta lo sviluppo economico.
Il risultato è un sistema in cui:
- mercato e pianificazione convivono
- lo Stato mantiene il controllo strategico
- la crescita economica è subordinata alla stabilità politica
È il modello più completo di economia ibrida contemporanea.
Trump e il ritorno dello Stato economico in Occidente
Con Donald Trump si assiste a una svolta significativa anche negli Stati Uniti.
Le politiche adottate – dazi generalizzati, protezione delle industrie strategiche, interventi sulle supply chain e sui semiconduttori – segnano un ritorno esplicito al nazionalismo economico.
Il principio guida è riassunto nello slogan “America First”, ma la sostanza è più profonda:
la sicurezza economica viene considerata parte integrante della sicurezza nazionale.
Il commercio internazionale non è più visto come un sistema neutrale, ma come un campo di competizione tra potenze. Lo Stato torna a selezionare settori strategici, a proteggerli e a indirizzarne lo sviluppo.
Si tratta di una forma di intervento strategico, che non elimina il mercato ma lo piega a obiettivi geopolitici.
Il denominatore comune
In tutti questi modelli emerge una costante:
l’economia non è mai lasciata completamente a sé stessa.
La politica:
- definisce le priorità
- interviene nei momenti critici
- utilizza l’economia come leva di potere
Cambiano le forme, ma non la logica.
Differenze fondamentali
| Modello | Intensità del controllo | Sistema politico |
|---|---|---|
| Lincoln | Moderata | Democratico |
| Fascismo | Totale | Totalitario |
| Russia | Selettiva | Autoritario |
| Cina | Sistemica | Partito unico |
| Trump | Strategica | Democratico |
Conclusione
Non esiste una linea diretta che unisce questi sistemi, ma esiste una continuità storica più profonda:
la tensione tra mercato e sovranità.
Nel mondo contemporaneo, il libero mercato puro appare sempre meno centrale. Al suo posto emerge un paradigma diverso, più flessibile e più complesso:
l’economia ibrida globale.
Un sistema in cui:
- il mercato continua a esistere
- lo Stato ne guida le direzioni fondamentali
- la competizione economica si intreccia con quella geopolitica
In questo scenario, anche le economie occidentali stanno convergendo verso una logica già visibile altrove:
l’economia non è più solo produzione e scambio, ma una forma di potere.
Link di approfondimento
- https://en.wikipedia.org/wiki/Abraham_Lincoln
- https://en.wikipedia.org/wiki/Morrill_Tariff
- https://en.wikipedia.org/wiki/Legal_Tender_Act_of_1862
- https://en.wikipedia.org/wiki/Pacific_Railway_Acts
- https://en.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini
- https://en.wikipedia.org/wiki/Charter_of_Labour
- https://en.wikipedia.org/wiki/Istituto_per_la_Ricostruzione_Industriale
- https://en.wikipedia.org/wiki/Economy_of_Russia
- https://en.wikipedia.org/wiki/Yukos
- https://en.wikipedia.org/wiki/Economy_of_China
- https://en.wikipedia.org/wiki/Deng_Xiaoping
- https://en.wikipedia.org/wiki/Xi_Jinping
- https://en.wikipedia.org/wiki/Economic_policy_of_the_second_Trump_administration
- https://en.wikipedia.org/wiki/Tariffs_in_the_second_Trump_administration

