REGNO UNITO – OFCOM APRE UNA NUOVA INDAGINE SU META

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La battaglia sulla sicurezza online diventa uno scontro sul potere digitale

Mentre Meta, X e TikTok portano Ofcom davanti ai giudici contestando richieste di informazioni considerate eccessive, il regolatore britannico apre un nuovo fronte contro Meta per Instagram Instants. Dietro la disputa tecnica emerge una questione molto più grande: fin dove può arrivare il potere dello Stato sulle piattaforme che ospitano una parte crescente del dibattito pubblico?

La battaglia intorno all’Online Safety Act britannico sta entrando in una fase nuova.

Non si discute più soltanto di contenuti illegali, protezione dei minori, moderazione o sistemi di verifica dell’età. Lo scontro si sta spostando progressivamente su una questione molto più delicata: quali informazioni un’autorità pubblica può pretendere dalle grandi piattaforme digitali e quanto profondamente può entrare nei loro sistemi, nelle procedure interne e nelle decisioni con cui progettano i propri servizi.

Il 6 ottobre 2026 Ofcom, l’autorità britannica competente anche per l’applicazione dell’Online Safety Act, ha annunciato formalmente l’apertura di un’indagine nei confronti di Meta Platforms.

Al centro del procedimento c’è Instagram Instants, funzione introdotta da Meta il 13 maggio 2026 all’interno di Instagram Direct.

Instants permette agli utenti di condividere fotografie e video destinati a essere visualizzati in forma effimera. Secondo la descrizione fornita da Ofcom, il contenuto non può essere acquisito tramite screenshot.

Il problema, per il regolatore, non è semplicemente l’esistenza della funzione.

La domanda è un’altra:

Meta ha valutato adeguatamente i rischi prima di metterla a disposizione degli utenti?

L’INDAGINE DI OFCOM

L’Online Safety Act impone ai servizi regolamentati una serie di obblighi di valutazione del rischio.

In particolare, le piattaforme devono effettuare valutazioni riguardanti il rischio che gli utenti incontrino contenuti illegali e, quando il servizio può essere utilizzato da minori, devono esaminare anche i rischi specifici per i bambini.

Ma c’è un elemento particolarmente importante.

Quando una piattaforma introduce una modifica significativa nella progettazione o nel funzionamento del servizio, la legge richiede una nuova valutazione dei rischi collegati a quella modifica.

È esattamente su questo punto che Ofcom sta indagando.

L’autorità vuole stabilire se Meta abbia rispettato gli obblighi previsti dalle sezioni 9(4) e 11(4) dell’Online Safety Act prima dell’introduzione di Instants.

La distinzione è fondamentale: l’apertura dell’indagine non significa che Meta sia stata riconosciuta colpevole di una violazione.

Lo stesso Ofcom lo precisa esplicitamente.

Il procedimento serve a stabilire se esistano ragionevoli motivi per concludere che Meta non abbia adempiuto correttamente ai propri obblighi.

META: «ABBIAMO VALUTATO I RISCHI»

Meta respinge l’ipotesi di non aver rispettato le regole.

Secondo la società, le valutazioni dei rischi sarebbero state effettuate e Ofcom sarebbe stato informato prima del lancio della funzione.

Meta sostiene inoltre di aver progettato Instants introducendo specifiche protezioni.

Tra queste vengono indicate limitazioni alla possibilità di catturare o inoltrare i contenuti e ulteriori sistemi di sicurezza applicati agli account degli adolescenti.

Il confronto, quindi, non riguarda necessariamente l’assenza totale di una valutazione.

Potrebbe riguardare qualcosa di molto più sottile e giuridicamente importante:

quando una valutazione del rischio può essere considerata sufficientemente completa per soddisfare il regolatore?

Ed è proprio qui che il caso Instants si collega allo scontro molto più grande che sta avvenendo contemporaneamente nei tribunali britannici.

META, X E TIKTOK CONTRO OFCOM

Mentre Ofcom apre il nuovo procedimento su Instagram, Meta, X e TikTok stanno contestando davanti alla giustizia britannica la portata delle richieste di informazioni avanzate dal regolatore nell’ambito dell’Online Safety Act.

Nel febbraio 2026 Ofcom aveva inviato alle società richieste formali di informazioni.

Il regolatore vuole ottenere dati dettagliati sul funzionamento della moderazione dei contenuti.

Tra le informazioni richieste figurano dati relativi ai post rimossi, ai contenuti la cui visibilità è stata limitata e all’esposizione degli utenti a materiale potenzialmente dannoso.

Per Ofcom questi dati sono necessari per capire se il nuovo sistema di sicurezza online stia realmente funzionando.

Per le piattaforme, invece, il problema è la dimensione e la profondità delle informazioni richieste.

Ed è qui che lo scontro diventa particolarmente interessante.

X: «LA RICHIESTA PIÙ ONEROSA MAI RICEVUTA»

La posizione di X è durissima.

In una testimonianza presentata nel procedimento giudiziario, la richiesta di Ofcom è stata descritta come:

«la richiesta di informazioni più onerosa che X abbia ricevuto da qualsiasi regolatore in qualsiasi giurisdizione».

Una dichiarazione notevole.

Non si parla infatti di una piccola società che si confronta per la prima volta con un’autorità amministrativa.

X opera in decine di Paesi e affronta regolatori in Europa, Stati Uniti e numerose altre giurisdizioni.

Se la società sostiene che la richiesta britannica superi qualsiasi altra ricevuta nel mondo, significa che il conflitto riguarda direttamente la portata dei nuovi poteri attribuiti a Ofcom.

META: INFORMAZIONI «AMPIE E GRANULARI»

Anche Meta contesta il metodo utilizzato dal regolatore.

Nei documenti presentati al tribunale, la società sostiene che Ofcom abbia richiesto informazioni ampie e granulari relative a sette dei suoi servizi, senza che fosse sufficientemente definito lo scopo regolamentare della raccolta.

È un punto giuridicamente importante.

Un’autorità di vigilanza deve naturalmente poter ottenere informazioni per verificare il rispetto della legge.

Ma la questione diventa:

esiste un limite alla quantità e alla profondità delle informazioni che può pretendere?

E soprattutto:

quanto deve essere specifico lo scopo per cui quelle informazioni vengono richieste?

ANCHE TIKTOK CONTESTA IL METODO

TikTok ha sollevato una critica differente.

La piattaforma sostiene che Ofcom avrebbe aggirato un sistema alternativo di monitoraggio dotato di specifiche garanzie procedurali.

Anche in questo caso il punto non è semplicemente decidere se le piattaforme debbano essere controllate.

Il vero conflitto riguarda come debbano essere controllate e quali limiti debba rispettare il controllore.

LA RISPOSTA DI OFCOM

Ofcom respinge le accuse delle piattaforme.

Il regolatore sostiene che le informazioni richieste siano realmente necessarie per verificare l’efficacia del nuovo regime introdotto dall’Online Safety Act e afferma di aver già ridotto la portata delle richieste prima della loro applicazione.

La posizione dell’autorità britannica parte da un principio molto chiaro: il Parlamento le ha affidato il compito di regolamentare un settore che, secondo Ofcom, è rimasto per oltre vent’anni sostanzialmente privo di responsabilità adeguate.

Dal punto di vista del regolatore, senza dati dettagliati sarebbe impossibile sapere se le piattaforme stiano realmente proteggendo gli utenti.

Ed è difficile contestare il problema di fondo.

Un’autorità incaricata di verificare l’efficacia della moderazione deve necessariamente avere accesso ad alcune informazioni sul funzionamento della moderazione stessa.

Ma rimane aperta la domanda decisiva:

quante informazioni?

FINO AL 10% DEL FATTURATO MONDIALE

La questione assume ancora maggiore rilevanza considerando i poteri sanzionatori previsti dal sistema.

Per determinate violazioni dell’Online Safety Act, Ofcom può arrivare a imporre sanzioni fino a 18 milioni di sterline oppure al 10% dei ricavi mondiali qualificanti dell’impresa, scegliendo l’importo maggiore.

Per società delle dimensioni di Meta, X o TikTok non si tratta quindi di un semplice sistema di raccomandazioni.

È un apparato regolamentare dotato di strumenti coercitivi estremamente potenti.

Ed è proprio per questo che la definizione dei confini dei poteri informativi di Ofcom diventa essenziale.

LA SICUREZZA DEI MINORI È IL PUNTO DI PARTENZA

L’argomento più forte a favore dell’intervento pubblico rimane la protezione dei minori.

Nessuna piattaforma dovrebbe poter introdurre funzioni potenzialmente rischiose ignorando consapevolmente le conseguenze per bambini e adolescenti.

Funzioni che rendono effimeri i contenuti possono inoltre creare problemi specifici di controllo e tracciabilità.

Da questo punto di vista, pretendere che una società valuti preventivamente i rischi di una modifica importante non appare, in sé, un principio irragionevole.

Ma proprio perché l’obiettivo dichiarato è difficilmente contestabile, diventa ancora più importante distinguere la finalità della legge dagli strumenti utilizzati per applicarla.

Proteggere i bambini è un obiettivo.

Attribuire a un regolatore poteri estremamente estesi di acquisizione delle informazioni è uno strumento.

Le due cose non devono essere automaticamente considerate equivalenti.

IL PROBLEMA DELLA PIAZZA PUBBLICA DIGITALE

Qui la vicenda supera Instagram Instants.

Meta, X, TikTok e le altre grandi piattaforme private controllano infrastrutture attraverso le quali passa ormai una parte enorme della comunicazione politica, culturale e sociale.

Questo rappresenta già un problema di concentrazione del potere.

Per anni la discussione si è concentrata soprattutto sul potere delle aziende:

chi controlla gli algoritmi?

Chi decide quali contenuti vengono amplificati?

Chi stabilisce quali account vengono sospesi?

Chi determina ciò che gli utenti possono vedere?

Sono domande legittime.

Ma l’Online Safety Act aggiunge un secondo livello.

Se lo Stato acquisisce poteri sempre maggiori sulle società che controllano queste infrastrutture, bisogna cominciare a porre anche la domanda opposta:

chi controlla il controllore?

NON È NECESSARIO SCEGLIERE TRA BIG TECH E STATO

Il rischio del dibattito è trasformarlo in una scelta binaria.

Da una parte le grandi società tecnologiche.

Dall’altra lo Stato.

Ma non esiste alcuna ragione per cui la tutela dei diritti debba richiedere fiducia assoluta nell’uno o nell’altro.

Le piattaforme possiedono un potere enorme sulla circolazione delle informazioni.

Devono quindi essere sottoposte a regole.

Ma anche il potere regolamentare dello Stato deve avere limiti, controlli, proporzionalità e possibilità di contestazione davanti a un giudice.

Ed è precisamente questo che rende importanti le cause attualmente in corso.

I tribunali britannici non stanno semplicemente decidendo quante tabelle o statistiche Meta, X e TikTok dovranno consegnare a Ofcom.

Stanno contribuendo a definire l’architettura del potere digitale britannico.

IL PRECEDENTE BRITANNICO

Quello che accade nel Regno Unito potrebbe inoltre avere conseguenze ben oltre i suoi confini.

Europa, Australia e numerosi altri Paesi stanno costruendo sistemi sempre più sofisticati di regolamentazione delle piattaforme.

Ogni precedente contribuisce quindi alla costruzione di un nuovo rapporto tra governi e infrastrutture digitali.

La questione non riguarda soltanto ciò che accade oggi.

Riguarda quali poteri stiamo normalizzando per domani.

Un potere creato per combattere contenuti illegali può essere utilizzato soltanto entro i limiti stabiliti dalla legge.

Una richiesta di informazioni deve essere proporzionata allo scopo.

Un sistema pensato per proteggere i bambini non dovrebbe trasformarsi automaticamente in un lasciapassare per una supervisione illimitata dell’ecosistema digitale.

Ma, allo stesso tempo, invocare la libertà di espressione non può diventare uno scudo attraverso il quale società private gigantesche possano sottrarsi a qualsiasi controllo.

È questo equilibrio che il Regno Unito sta cercando — faticosamente — di definire.

IL CASO META ARRIVA NEL MOMENTO PIÙ DELICATO

Ed è difficile ignorare il tempismo.

Mentre Meta, X e TikTok contestano davanti ai giudici la portata delle richieste di Ofcom, il regolatore apre un nuovo procedimento proprio contro Meta.

Questo non dimostra naturalmente alcun collegamento improprio tra le due vicende.

Le questioni giuridiche sono differenti e l’indagine su Instants riguarda obblighi specifici di valutazione preventiva del rischio.

Politicamente, però, il risultato è evidente.

La pressione regolamentare sulle Big Tech nel Regno Unito continua ad aumentare proprio mentre le Big Tech cercano nei tribunali di stabilire fino a dove Ofcom possa spingersi.

Ed è per questo che questa storia merita di essere seguita attentamente.

Perché dietro Instagram Instants, le statistiche sulla moderazione e le richieste di informazioni si sta formando una domanda destinata probabilmente ad accompagnare tutte le democrazie occidentali nei prossimi anni:

FIN DOVE PUÒ ARRIVARE LO STATO NEL CONTROLLO DELLE PIATTAFORME CHE OSPITANO IL NOSTRO DISCORSO PUBBLICO?

La sicurezza online è una necessità.

La protezione dei minori è una necessità.

La responsabilità delle Big Tech è una necessità.

Ma anche limitare e controllare il potere dello Stato è una necessità.

Il vero problema non è scegliere quale di questi principi sacrificare.

È impedire che, invocandone uno, gli altri vengano progressivamente cancellati.

La battaglia giudiziaria continua.

E con la nuova indagine su Meta, la posta in gioco è appena diventata più alta.


FONTI

Ofcom – Investigation into Meta’s compliance with illegal content risk assessment duties, 6 ottobre 2026.

Ofcom – Ofcom investigates Meta’s compliance with UK online safety laws, 6 ottobre 2026.

Reuters – UK watchdog opens first Online Safety Act probe into Meta, 6 ottobre 2026.

Reuters – Meta, TikTok, X challenge UK watchdog over online safety data demands, 5 ottobre 2026.

Online Safety Act 2023 – legislazione britannica.

Ofcom – fascicolo ufficiale dell’indagine su Meta

Ofcom – comunicato sull’indagine Instagram Instants

Reuters – indagine Ofcom su Meta e Instagram Instants

Reuters – Meta, X e TikTok contro le richieste di Ofcom

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