I CANI DA RIPORTO DELLA “CONTROINFORMAZIONE”: ANTI-GLOBALISTI A PAROLE, MA SEMPRE DALLA PARTE GIUSTA PER IL GLOBALISMO?

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Iran, Hamas, “Resistenza”, marxismo, Antifa: possibile che una certa controinformazione italiana finisca sempre nello stesso campo? E allora la domanda provocatoria diventa inevitabile: sono diventati tutti servi di Soros?

C’è qualcosa che non torna nella cosiddetta controinformazione italiana.

Da anni una parte di questo ambiente si presenta come l’ultima trincea contro il globalismo, le élite finanziarie, George Soros, le ONG, l’establishment occidentale e le operazioni di manipolazione dell’opinione pubblica.

Poi, però, basta osservare le grandi crisi internazionali per assistere a uno spettacolo sorprendentemente prevedibile.

Iran?

Bisogna difendere l’Iran.

Israele?

È quasi sempre il colpevole.

Palestina?

La narrazione diventa spesso completamente unidirezionale.

Hamas?

Si parla moltissimo delle sue motivazioni e molto meno della sua ideologia e dei suoi crimini.

Hezbollah?

“Resistenza”.

Houthi?

“Resistenza”.

IRGC?

“Resistenza”.

America?

Imperialismo.

Occidente?

Decadenza.

Capitalismo?

Sfruttamento.

Marxismo?

Improvvisamente torna presentabile.

Antifa?

Guai a parlare di estremismo organizzato.

Sembra quasi che alcuni abbiano sostituito l’informazione con un algoritmo elementare:

se è contro gli Stati Uniti, deve avere ragione.

I “RIBELLI” CHE RIPETONO TUTTI LA STESSA NARRAZIONE

Il paradosso diventa ancora più evidente quando decine di canali apparentemente indipendenti finiscono sistematicamente sulle medesime posizioni.

Stessi nemici.

Stessi eroi.

Stesse omissioni.

Stesso vocabolario.

“Imperialismo americano”.

“Resistenza”.

“Multipolarismo”.

“Colonialismo”.

“Occidente collettivo”.

“Sionismo”.

“Capitalismo finanziario”.

E naturalmente il termine magico:

globalismo.

Peccato che proprio qui inizi la gigantesca contraddizione.

Perché alcuni di questi sedicenti anti-globalisti finiscono per marciare culturalmente accanto a movimenti e organizzazioni inseriti in ecosistemi politici internazionali finanziati anche dalle fondazioni progressiste che essi dichiarano di combattere.

ALLORA SONO TUTTI PAGATI DA SOROS?

No.

Ed è importante dirlo chiaramente.

Non esiste alcuna prova che permetta di affermare che tutta la controinformazione italiana filo-iraniana, filo-palestinese o filo-Antifa sia finanziata da George Soros.

Sarebbe una sciocchezza trasformare una domanda politica in un’accusa finanziaria senza documenti.

Non esiste neppure una prova generale che Soros “finanzi Antifa” come se esistesse un’organizzazione mondiale centralizzata con un conto corrente intestato ad Antifa.

Ma proprio qui comincia la domanda molto più interessante.

Perché esiste invece una documentata galassia internazionale di fondazioni, ONG, associazioni e movimenti progressisti finanziati direttamente o indirettamente dall’ecosistema Open Society.

E una parte di quella galassia ha sostenuto campagne fortemente critiche verso Israele e movimenti di mobilitazione pro-palestinesi.

Quindi la domanda seria non è:

“Quanto paga Soros il singolo youtuber italiano?”

La domanda è:

come mai tanti sedicenti anti-globalisti finiscono spontaneamente per riprodurre narrative che circolano negli stessi ecosistemi politici internazionali che dichiarano di combattere?

SOROS E LA GALASSIA PRO-PALESTINA: I SOLDI ESISTONO DAVVERO

Qui bisogna abbandonare le fantasie e guardare i documenti.

Le Open Society Foundations hanno realmente finanziato organizzazioni impegnate politicamente sulla questione israelo-palestinese.

Negli Stati Uniti, per esempio, sono documentati finanziamenti alla US Campaign for Palestinian Rights.

Secondo i dati pubblicamente disponibili, l’organizzazione ha ricevuto sovvenzioni Open Society per centinaia di migliaia di dollari.

Anche Jewish Voice for Peace, organizzazione fortemente critica verso Israele, ha ricevuto finanziamenti provenienti dall’ecosistema Open Society.

Questo non significa che Soros finanzi Hamas.

Non significa che finanzi il terrorismo.

E non significa automaticamente che finanzi le proteste violente.

Significa qualcosa di molto più semplice:

esiste realmente un investimento finanziario dell’universo Open Society in una parte dell’attivismo politico che influenza il dibattito su Israele e Palestina.

E questo è documentabile.

E IN ITALIA?

Anche in Italia Open Society ha finanziato nel corso degli anni associazioni, ONG, iniziative civiche, progetti giornalistici e organizzazioni impegnate su immigrazione, diritti civili e altre battaglie progressiste.

Anche questo non è un complotto.

Sono finanziamenti in larga parte pubblicamente dichiarati.

Il punto politico è un altro.

Se passi dieci anni a raccontare ai tuoi ascoltatori che Soros rappresenta il cuore del globalismo occidentale, dovresti almeno accorgerti quando le tue battaglie finiscono per sovrapporsi a quelle di organizzazioni appartenenti all’universo politico finanziato proprio da quell’ambiente.

Altrimenti qualcosa non quadra.

L’IRAN: LA GRANDE AMNESIA DELLA CONTROINFORMAZIONE

Poi arriviamo all’Iran.

Qui una parte della controinformazione sembra perdere improvvisamente qualsiasi capacità critica.

La Repubblica Islamica viene trasformata in una specie di eroico Davide che combatte il Golia americano.

Spariscono le repressioni.

Spariscono le esecuzioni.

Sparisce il ruolo dell’IRGC.

Sparisce Hezbollah.

Spariscono le milizie irachene.

Spariscono gli Houthi.

Sparisce il sostegno iraniano a organizzazioni armate in tutto il Medio Oriente.

Rimane una sola parola:

Resistenza.

È una trasformazione semantica straordinaria.

Quando gli Stati Uniti sostengono militarmente un alleato, è “imperialismo”.

Quando Teheran arma un proprio alleato, è “resistenza”.

Quando Washington esercita influenza politica, è “ingerenza”.

Quando l’Iran costruisce una rete di proxy dal Libano allo Yemen, è “multipolarismo”.

Questo non è giornalismo critico.

È scegliere una squadra.

L’“ASSE DELLA RESISTENZA” È DIVENTATO UNA RELIGIONE

Ancora più curioso è osservare la fascinazione per il cosiddetto Asse della Resistenza.

La terminologia viene spesso adottata direttamente.

Non “il cosiddetto Asse della Resistenza”.

Non “la rete di alleati e proxy iraniani”.

Semplicemente:

“la Resistenza”.

Ma le parole non sono neutrali.

Chiamare sistematicamente qualcuno “resistenza” significa aver già attribuito un valore morale alla sua causa.

È propaganda incorporata nel vocabolario.

E così Hamas diventa “resistenza palestinese”.

Hezbollah “resistenza libanese”.

Gli Houthi “resistenza yemenita”.

Le milizie filo-iraniane “resistenza irachena”.

Manca soltanto il merchandising.

ANTIFA: QUANDO L’ESTREMISMO DIVENTA INVISIBILE

Lo stesso meccanismo appare con Antifa.

Per anni ci hanno spiegato che Antifa non esiste.

Poi che esiste ma non è organizzata.

Poi che è organizzata localmente ma non internazionalmente.

Poi che le violenze sono episodi isolati.

Poi che parlare delle sue infrastrutture significa criminalizzare l’antifascismo.

Ma nell’agosto 2026 gli Stati Uniti hanno compiuto un salto enorme, colpendo Palestine Action e imponendo sanzioni anche contro un’entità italiana accusata dall’amministrazione americana di sostenere ambienti Antifa ed estremisti dell’estrema sinistra.

A questo punto almeno una domanda dovrebbe essere consentita:

quanto sono realmente spontanee e separate queste reti?

Domandarlo non significa avere già la risposta.

Significa fare ciò che dovrebbe fare un giornalista.

Indagare.

PRO-IRAN E PRO-MARXISMO: UN’ALLEANZA CHE SEMBRA ASSURDA SOLTANTO IN SUPERFICIE

Qualcuno potrebbe obiettare:

come potrebbero marxisti occidentali e islamisti iraniani stare dalla stessa parte?

Ideologicamente sono lontanissimi.

Ed è vero.

Ma non hanno bisogno di desiderare la stessa società.

È sufficiente identificare lo stesso nemico.

Gli Stati Uniti.

Ed ecco apparire il collante.

Anti-americanismo.

Anti-NATO.

Anti-Israele.

Anti-capitalismo.

Anti-Occidente.

Su questo terreno marxismo rivoluzionario, islamismo politico e una parte dell’estrema sinistra occidentale possono trovarsi dalla stessa parte della barricata pur desiderando mondi completamente differenti.

Non è necessario un grande burattinaio.

È sufficiente la convergenza degli interessi.

ED È PROPRIO QUI CHE TORNA SOROS

Ed ecco il paradosso finale.

George Soros rappresenta praticamente tutto ciò che l’Iran sostiene di combattere.

È un finanziere occidentale.

Capitalista.

Liberal.

Internazionalista.

Sostenitore delle società aperte.

Eppure organizzazioni appartenenti all’universo Open Society hanno finanziato movimenti progressisti che partecipano a campagne pro-palestinesi e fortemente critiche verso Israele.

Contemporaneamente una parte della controinformazione “anti-globalista” italiana sostiene le medesime battaglie.

Questo significa che Soros controlla tutti?

No.

Significa che esiste una convergenza politica paradossale che merita di essere studiata?

Assolutamente sì.

I CANI DA RIPORTO NON HANNO BISOGNO DEL GUINZAGLIO

Ed è forse questo il punto più importante.

Per essere un cane da riporto della propaganda non serve necessariamente ricevere un bonifico.

Non serve una telefonata.

Non serve un ordine scritto.

Non serve George Soros dietro una scrivania che impartisce istruzioni.

La propaganda più efficace è quella nella quale il propagandista è convinto di essere indipendente.

Gli basta aver interiorizzato una griglia ideologica.

America cattiva.

Israele cattivo.

NATO cattiva.

Capitalismo cattivo.

Iran vittima.

Palestina sempre vittima.

“Resistenza” sempre buona.

Multipolarismo sempre buono.

A quel punto non hai più bisogno di impartire ordini.

Il cane da riporto conosce già la direzione nella quale deve correre.

LA VERA CONTROINFORMAZIONE NON HA PADRONI

Essere contro l’informazione mainstream non significa automaticamente essere liberi.

Puoi smettere di credere alla propaganda occidentale e diventare immediatamente consumatore della propaganda iraniana.

Puoi smettere di credere alla CNN e credere ciecamente a Press TV.

Puoi contestare Washington e trasformare Teheran in un santuario della verità.

Hai semplicemente cambiato padrone.

La vera informazione indipendente dovrebbe invece essere capace di dire contemporaneamente:

Washington mente quando mente.

Israele sbaglia quando sbaglia.

L’Iran mente quando mente.

Hamas commette terrorismo quando commette terrorismo.

L’IRGC conduce operazioni di influenza quando le conduce.

Antifa deve essere indagata quando gruppi che utilizzano quella sigla ricorrono alla violenza.

E Soros deve essere sottoposto allo stesso scrutinio riservato a qualsiasi miliardario che investa enormi quantità di denaro nel tentativo di influenzare società, cultura e politica.

Senza santi.

Senza intoccabili.

Senza “assi” da venerare.

QUINDI SONO TUTTI SERVI DI SOROS?

No.

Almeno non abbiamo le prove per dirlo.

Ma proprio per questo la domanda più feroce è un’altra:

se vi proclamate nemici del globalismo, perché finite così spesso a combattere le stesse battaglie culturali di organizzazioni appartenenti agli ecosistemi progressisti internazionali che accusate di essere globalisti?

Forse qualcuno viene finanziato.

Forse qualcuno è ideologicamente convinto.

Forse qualcuno segue semplicemente il proprio pubblico.

Forse altri hanno trasformato l’anti-americanismo in un modello di business.

Sono ipotesi differenti e vanno dimostrate caso per caso.

Ma una cosa dovrebbe essere ormai evidente:

ripetere automaticamente la propaganda del nemico del proprio nemico non è controinformazione.

È propaganda con un logo diverso.

E forse è arrivato il momento di seguire non soltanto le parole.

Seguite i finanziamenti. Seguite le organizzazioni. Seguite le infrastrutture. Seguite le reti.

Poi vedremo quanti “ribelli” sono davvero indipendenti.

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