Per anni una parte consistente del mondo politico e mediatico occidentale ha liquidato l’idea di una rete internazionale dell’estrema sinistra come una fantasia della destra.
Antifa? Un’etichetta.
Le reti internazionali? Semplici attivisti.
I collegamenti con organizzazioni estremiste palestinesi? Solidarietà politica.
Le infrastrutture digitali condivise? Coincidenze.
Oggi, però, il quadro presentato dal governo degli Stati Uniti è diventato molto più difficile da liquidare con una battuta.
L’amministrazione Trump sta contemporaneamente stringendo il cerchio attorno alle strutture riconducibili ad Antifa, alle organizzazioni accusate di sostenerne finanziariamente o tecnologicamente le attività, a settori della Fratellanza Musulmana e alle reti internazionali collegate ad Hamas.
E nelle nuove designazioni americane compare anche un elemento ancora più inquietante: l’IRGC iraniano.
Non significa che Washington abbia dimostrato che “Antifa prende ordini da Teheran”.
Significa qualcosa di diverso, ma comunque politicamente enorme: secondo il Dipartimento di Stato americano, infrastrutture digitali utilizzate da alcune delle più attive cellule Antifa sono state utilizzate anche all’interno di un ecosistema attraverso il quale venivano pubblicati comunicati e appelli riconducibili a organizzazioni terroristiche come Hamas, Hezbollah e il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana, l’IRGC.
Ed è precisamente questo intreccio transnazionale che Washington ha deciso di attaccare.
26 AGOSTO 2026: GLI STATI UNITI COLPISCONO LA RETE
Il 26 agosto il Dipartimento di Stato e il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti hanno annunciato nuove sanzioni contro organizzazioni considerate appartenenti o funzionali a reti terroristiche dell’estrema sinistra.
Tra queste compare Autistici/Inventati, collettivo tecnologico nato in Italia.
Washington lo ha designato come Specially Designated Global Terrorist.
L’accusa americana è estremamente pesante.
Secondo il Dipartimento di Stato, Autistici/Inventati avrebbe costruito e mantenuto infrastrutture digitali utilizzate da cellule Antifa e da altri gruppi dell’estrema sinistra internazionale: posta elettronica cifrata, hosting, chat, videoconferenze, sistemi di anonimizzazione e altri servizi progettati per consentire comunicazioni difficilmente intercettabili.
L’amministrazione americana sostiene inoltre che Rose City Antifa, organizzazione con base in Oregon, abbia utilizzato questi strumenti per organizzare attività violente, diffondere dati personali di agenti federali e pubblicare inviti a colpire personale dell’ICE.
Ma è il passaggio successivo del documento americano a trasformare il caso da questione interna dell’estrema sinistra a problema di sicurezza internazionale.
HAMAS, IRGC, HEZBOLLAH: LO STESSO ECOSISTEMA DIGITALE
Il Dipartimento di Stato sostiene che un gruppo mediatico dell’estrema sinistra operante attraverso le infrastrutture di Autistici/Inventati abbia pubblicato comunicati e “calls to action” per numerose organizzazioni designate dagli Stati Uniti.
L’elenco è impressionante:
IRGC.
Hamas.
Hezbollah.
PFLP.
Palestinian Islamic Jihad.
ELN colombiano.
New People’s Army filippino.
Informal Anarchist Federation.
Non stiamo dunque parlando soltanto di ragazzi vestiti di nero che manifestano nelle università occidentali.
Washington descrive un ecosistema transnazionale nel quale anarchismo insurrezionalista, marxismo rivoluzionario, militanza anti-occidentale e organizzazioni islamiste finiscono per utilizzare infrastrutture, propaganda e circuiti comunicativi convergenti.
Questo è il dato politicamente più importante.
Essere antifascisti non significa essere terroristi.
Protestare non significa essere terroristi.
Criticare Israele non significa sostenere Hamas.
Ma quando organizzazioni che rivendicano sabotaggi, aggressioni o terrorismo vengono sostenute attraverso infrastrutture clandestine, sistemi di comunicazione protetta e piattaforme di propaganda comuni, non siamo più nel terreno della normale dialettica democratica.
Siamo nel terreno della sicurezza nazionale.
L’APPARENTE PARADOSSO: MARXISTI E ISLAMISTI INSIEME
A prima vista sembra un’alleanza impossibile.
L’estrema sinistra occidentale è formalmente laica, femminista, progressista e rivoluzionaria.
L’IRGC è il principale apparato militare-ideologico della Repubblica Islamica iraniana.
Hamas è un movimento islamista palestinese.
Hezbollah è una formazione sciita legata all’Iran.
Eppure esiste un terreno politico nel quale questi mondi riescono a incontrarsi:
l’anti-americanismo e l’anti-occidentalismo radicale.
Non serve condividere la stessa società ideale.
Serve avere lo stesso nemico.
Gli Stati Uniti.
Israele.
La NATO.
Il capitalismo occidentale.
Le democrazie liberali.
È la vecchia logica del “nemico del mio nemico”.
Da decenni l’Iran tenta di costruire quello che definisce Asse della Resistenza, mettendo insieme organizzazioni ideologicamente differenti attraverso una comune opposizione agli Stati Uniti e a Israele.
Parallelamente, una parte dell’estrema sinistra occidentale ha progressivamente trasformato quella stessa contrapposizione geopolitica nel proprio linguaggio politico.
Il risultato è un cortocircuito ideologico nel quale gruppi che in patria sostengono libertà individuali e diritti civili arrivano a celebrare organizzazioni che quelle libertà le reprimerebbero senza esitazione.
IL CASO MASAR BADIL
L’altra organizzazione colpita dagli Stati Uniti il 26 agosto è Masar Badil, Palestinian Alternative Revolutionary Path Movement.
Il Tesoro americano sostiene che Masar Badil operi come struttura collegata al Popular Front for the Liberation of Palestine, organizzazione designata dagli Stati Uniti come Foreign Terrorist Organization.
Una ricerca pubblicata dal Program on Extremism della George Washington University descrive Masar Badil come un movimento internazionale che cerca esplicitamente rapporti con organizzazioni della sinistra radicale, movimenti studenteschi, sindacali e anti-imperialisti.
Sulle sue piattaforme sono comparsi rappresentanti di Hamas, Hezbollah e Houthi.
Il punto è fondamentale.
Le reti non devono necessariamente avere una struttura piramidale con un unico comando centrale.
Le moderne organizzazioni estremiste funzionano spesso come ecosistemi:
propaganda comune;
piattaforme tecnologiche;
raccolta fondi;
manifestazioni;
organizzazioni di facciata;
supporto logistico;
mobilitazione studentesca;
network internazionali.
Ed è proprio questa infrastruttura che Washington sembra intenzionata a smantellare.
TRUMP AVEVA GIÀ DESIGNATO ANTIFA
Il 22 settembre 2025 Donald Trump aveva emanato un ordine con cui designava Antifa come organizzazione terroristica domestica e ordinava alle agenzie federali di indagare non soltanto sulle attività violente, ma anche sulle fonti di finanziamento.
Era questo il passaggio più importante.
Perché reprimere il singolo manifestante che incendia un’automobile risolve poco.
Seguire il denaro, le infrastrutture digitali, i server, le organizzazioni di supporto e i finanziatori significa invece cercare di capire se dietro la violenza apparentemente spontanea esistano strutture molto più organizzate.
È precisamente ciò che l’amministrazione sta facendo oggi.
LA FRATELLANZA MUSULMANA
Parallelamente Trump ha aperto un altro fronte.
Il 24 novembre 2025 la Casa Bianca ha avviato il procedimento per la designazione di alcuni capitoli della Muslim Brotherhood come organizzazioni terroristiche.
Il 13 gennaio 2026 Tesoro e Dipartimento di Stato hanno quindi designato i rami egiziano e giordano della Fratellanza Musulmana per il loro sostegno materiale ad Hamas.
Successivamente Washington ha continuato a colpire reti finanziarie riconducibili alla Fratellanza e ad Hamas.
Il 23 luglio 2026 il Tesoro americano ha annunciato nuove misure contro funzionari, società e presunte organizzazioni caritatevoli accusate di aver trasferito denaro ad Hamas.
Anche qui il metodo è evidente:
non colpire soltanto il terrorista armato, ma l’intera infrastruttura che permette al terrorista di operare.
E POI C’È L’IRGC
Il terzo vertice del triangolo è l’Iran.
L’IRGC non è un piccolo movimento clandestino.
È uno dei pilastri della Repubblica Islamica.
Dispone di proprie forze terrestri, missilistiche, navali e d’intelligence e controlla attraverso la Forza Quds una vasta rete internazionale di alleati e proxy.
Gli Stati Uniti lo classificano come Foreign Terrorist Organization.
Nel maggio 2026 il Dipartimento di Giustizia americano ha inoltre incriminato Mohammad Baqer Saad Dawood Al-Saadi, cittadino iraniano-iracheno accusato di aver operato per Kata’ib Hezbollah e IRGC e di essere stato coinvolto in quasi venti attacchi o tentativi di attentato in Europa e negli Stati Uniti.
Le accuse dovranno naturalmente essere provate in tribunale.
Ma mostrano quale sia la percezione americana della minaccia:
Teheran non combatte soltanto attraverso eserciti convenzionali. Utilizza reti, proxy, cellule clandestine, organizzazioni intermediarie e operazioni transnazionali.
IL PUNTO CHE LA PROPAGANDA CERCHERÀ DI NASCONDERE
La risposta più facile sarà dire:
“Non esiste un quartier generale mondiale di Antifa”.
Probabilmente è vero.
Ma è anche una risposta che elude la questione.
Al-Qaeda non funzionava come un esercito tradizionale.
ISIS ha ispirato cellule che non avevano mai incontrato direttamente i vertici dell’organizzazione.
Le moderne reti estremiste sono decentralizzate.
Il problema non è quindi stabilire se esista un “presidente mondiale di Antifa”.
Il problema è stabilire se esistano cellule, finanziatori, infrastrutture, piattaforme tecnologiche e organizzazioni transnazionali capaci di collegare militanti violenti di diversi Paesi.
Ed è esattamente ciò che Washington sostiene di aver individuato.
SOROS: ATTENZIONE A NON CONFONDERE ACCUSE E PROVE
Anche George Soros e la Open Society Foundations sono entrati nel mirino dell’amministrazione Trump.
Secondo informazioni pubblicate il 27 agosto, il governo starebbe preparando controlli molto aggressivi sullo status fiscale di diverse organizzazioni non profit, tra cui Open Society Foundations, SPLC e CAIR.
Ma qui bisogna essere rigorosi.
Al momento non esiste, sulla base delle fonti pubbliche consultate, una prova equivalente che dimostri che George Soros finanzi direttamente Hamas, IRGC o attività terroristiche Antifa.
Confondere un’indagine fiscale o politica con la prova di finanziamento del terrorismo sarebbe un errore.
E regalerebbe agli avversari l’argomento perfetto per screditare anche tutto ciò che invece è documentato.
Il problema reale è già sufficientemente grave senza bisogno di inventare collegamenti.
LA DOMANDA CHE ORA L’EUROPA NON PUÒ PIÙ EVITARE
Se le informazioni pubblicate dal governo americano saranno confermate e ulteriormente documentate, l’Europa avrà un problema enorme.
Perché buona parte dell’infrastruttura descritta da Washington è europea.
Autistici/Inventati è italiana.
Palestine Action è britannica.
Masar Badil opera in diversi Paesi europei.
Le reti anarchiche coinvolte attraversano Germania, Italia, Francia, Spagna e altri Stati.
Per anni l’Europa ha sviluppato apparati potentissimi contro il terrorismo jihadista.
Molto meno seriamente ha affrontato l’estremismo politico violento quando proveniva dall’estrema sinistra.
È possibile che questa stagione stia finendo.
NON È PIÙ SOLTANTO UNA GUERRA DI IDEE
La vera novità della strategia Trump è questa.
Washington non sembra più considerare separatamente:
Antifa,
l’estremismo anarchico,
le reti filo-Hamas,
la Fratellanza Musulmana,
l’IRGC,
i finanziamenti occulti,
le organizzazioni di copertura,
le infrastrutture digitali.
Sta cercando di ricostruire l’ecosistema completo.
Non significa che tutti questi attori appartengano alla stessa organizzazione.
Non significa che ricevano ordini dalla stessa centrale.
Significa che organizzazioni ideologicamente differenti possono condividere piattaforme, propaganda, interessi strategici, infrastrutture e soprattutto nemici.
Ed è proprio questo il punto che per anni è stato ignorato.
Il terrorismo moderno non necessita sempre di una tessera associativa.
Gli basta una rete.
E Washington sembra aver deciso che è arrivato il momento di seguire quella rete fino in fondo.
FONTI PRINCIPALI
Casa Bianca — Executive Order sulla designazione di Antifa, 22 settembre 2025.
Casa Bianca — Executive Order 14362 sulla Muslim Brotherhood, 24 novembre 2025.
U.S. Treasury — Designazione dei rami egiziano e giordano della Muslim Brotherhood, 13 gennaio 2026.
U.S. Treasury — Azioni contro reti della Muslim Brotherhood e Hamas, 23 luglio 2026.
U.S. Treasury — Sanzioni contro Autistici/Inventati, Palestine Action e Masar Badil, 26 agosto 2026.
U.S. Department of State — Designazione di Autistici/Inventati come Specially Designated Global Terrorist, 26 agosto 2026.
U.S. Department of Justice — Incriminazione di Mohammad Baqer Saad Dawood Al-Saadi per presunto sostegno a IRGC e Kata’ib Hezbollah, 28 maggio 2026.
George Washington University, Program on Extremism — dossier Masar Badil, 26 agosto 2026.

