Il Cártel Jalisco Nueva Generación (CJNG) torna al centro della guerra che il Messico combatte contro le proprie organizzazioni criminali.
Il 19 agosto 2026 le Forze Speciali dell’Esercito messicano hanno condotto una vasta operazione nelle località di Tinaja de Vargas e Colesio, nei municipi di Tanhuato ed Ecuandureo, nello Stato di Michoacán.
L’obiettivo principale era Heraclio Guerrero Martínez, alias “El Tío Lako”, considerato dalle autorità uno dei principali operatori regionali legati al CJNG e capo della struttura conosciuta come Los Guerreros.
Nelle prime ore successive all’operazione sono circolate indiscrezioni secondo cui Guerrero Martínez sarebbe stato ucciso durante l’intervento. Al momento, tuttavia, questa versione non risulta confermata dalle autorità.
Le informazioni emerse successivamente indicano anzi che Tío Lako sarebbe riuscito ancora una volta a sfuggire alla cattura.
L’operazione ha comunque colpito duramente la sua struttura.
La Secretaría de la Defensa Nacional ha inizialmente comunicato la cattura di nove persone collegate alla cellula; il bilancio è successivamente salito a 12 arrestati. Tra loro figurano Marisol “N” e Lourdes “N”, indicate rispettivamente come figlia e compagna sentimentale di Guerrero Martínez.
Sono inoltre stati sequestrati immobili, decine di veicoli, armi, esplosivi, droga ed equipaggiamento.
Ma per comprendere veramente l’importanza dell’operazione bisogna andare molto oltre la cronaca delle ultime ore.
La storia di Tío Lako porta infatti direttamente dentro l’evoluzione del Cartello Jalisco Nuova Generazione, una delle organizzazioni criminali più potenti, violente e internazionalizzate emerse in Messico negli ultimi decenni.
La reazione del cartello: Michoacán bloccato
La risposta criminale all’operazione è arrivata quasi immediatamente.
Strade bloccate, mezzi incendiati, assi di comunicazione interrotti.
Secondo le ricostruzioni disponibili, sono stati registrati oltre venti blocchi stradali in differenti zone del Michoacán. Alcune fonti ne hanno contati almeno 24.
Non si tratta semplicemente di vandalismo.
I cosiddetti narcobloqueos rappresentano una tattica consolidata delle organizzazioni criminali messicane: servono a rallentare l’arrivo dei rinforzi, complicare gli spostamenti delle forze federali, creare diversivi e dimostrare contemporaneamente alla popolazione e allo Stato la capacità dell’organizzazione di paralizzare rapidamente un territorio.
È una forma di controllo criminale dello spazio.
Ed è proprio questa capacità di mobilitazione a spiegare perché figure apparentemente “regionali” come Tío Lako possano assumere un’importanza strategica enorme.
Il potere di un cartello, infatti, non dipende soltanto dal vertice.
Dipende dalla rete.
Chi è “El Tío Lako”
Heraclio Guerrero Martínez è indicato dalle autorità e dalla stampa messicana come uno dei principali operatori criminali nella fascia di territorio compresa tra Michoacán e Jalisco.
La sua area di influenza viene collocata soprattutto attorno a Tanhuato, Ecuandureo e altre località del nord del Michoacán.
Ma il dato più interessante riguarda la natura della sua organizzazione.
Tío Lako non rappresenterebbe semplicemente un “dipendente” del CJNG.
È il capo di una struttura conosciuta come Los Guerreros, radicata territorialmente e successivamente integrata nell’universo criminale del cartello.
Questo particolare è fondamentale per capire come funziona realmente il CJNG.
Non siamo necessariamente davanti a una piramide perfettamente centralizzata nella quale ogni ordine parte dal capo supremo e attraversa ordinatamente tutta la catena di comando.
Il cartello funziona anche attraverso alleanze con gruppi locali, famiglie criminali, capi regionali e cellule armate che mantengono una certa autonomia operativa.
Los Guerreros rappresentano precisamente questo tipo di struttura.
Secondo le ricostruzioni pubblicate dalla stampa messicana, la famiglia Guerrero era attiva nell’area già prima della piena affermazione nazionale del CJNG. Con l’espansione del cartello, il gruppo sarebbe progressivamente entrato nella sua orbita.
Il rapporto con El Mencho
Il nome di Tío Lako diventa ancora più importante quando viene collegato a quello di Nemesio Oseguera Cervantes, “El Mencho”.
Per anni El Mencho è stato il volto più riconoscibile del CJNG.
Nel 2015 il Dipartimento del Tesoro statunitense designò formalmente sia Oseguera Cervantes sia il CJNG nell’ambito delle misure contro le grandi organizzazioni internazionali del narcotraffico.
La struttura criminale costruita attorno a Oseguera è riuscita nel tempo a espandersi ben oltre Jalisco.
Già nel 2015 il Tesoro americano indicava attività del CJNG e delle organizzazioni alleate in Stati quali:
Jalisco, Nayarit, Colima, Michoacán, Guerrero, Estado de México, San Luis Potosí e Veracruz.
Successivamente la rete ha assunto una dimensione internazionale.
Ed è all’interno di questo sistema che Los Guerreros avrebbero consolidato il loro rapporto con El Mencho.
Tío Lako è stato descritto come uno degli uomini regionalmente più vicini al vecchio vertice del cartello.
Il rapporto sarebbe stato tanto criminale quanto personale e familiare.
Los Guerreros: una famiglia trasformata in struttura criminale
Il caso Guerrero permette di comprendere un’altra caratteristica fondamentale del narcotraffico messicano: la dimensione familiare del potere.
Le organizzazioni criminali possono sopravvivere agli arresti dei singoli boss perché attorno ai leader esistono reti di parentela, fedeltà territoriali, soci, intermediari e uomini armati.
Secondo le ricostruzioni disponibili, dopo la morte nel 2011 del fratello Javier Guerrero, Heraclio avrebbe assunto un ruolo sempre più importante alla guida della struttura.
Nel corso degli anni Los Guerreros sono stati collegati a diversi episodi di violenza.
Al gruppo vengono attribuiti legami con l’emboscata del marzo 2015 contro elementi della Gendarmería a Ocotlán, mentre alcune ricostruzioni collegano uomini della struttura anche alla rete criminale coinvolta nell’abbattimento di un elicottero militare nel 2015.
Sono accuse estremamente pesanti e, dove non esiste una sentenza definitiva, devono naturalmente essere presentate come tali.
Ma mostrano il livello di capacità militare raggiunto dalle organizzazioni legate al CJNG.
Il precedente del 22 febbraio 2026
Per comprendere quanto accaduto il 19 agosto bisogna tornare al 22 febbraio 2026.
Quel giorno le forze messicane lanciarono una grande operazione a Tapalpa, Jalisco, contro Nemesio Oseguera Cervantes.
L’operazione portò alla morte di El Mencho.
Ma insieme a lui morì anche un personaggio particolarmente importante per la storia che stiamo raccontando:
Rubén Guerrero Valadez, alias “R1”, figlio di Tío Lako.
La presenza di R1 accanto a El Mencho al momento dell’operazione costituisce un elemento significativo per comprendere la prossimità tra la famiglia Guerrero e il vertice del CJNG.
La morte di Guerrero Valadez è stata confermata anche da fonti giornalistiche messicane e internazionali.
Non era quindi soltanto una vaga alleanza territoriale.
Esisteva una relazione operativa molto stretta.
La morte di El Mencho cambia tutto
La scomparsa di El Mencho ha aperto inevitabilmente una nuova fase.
Ogni grande organizzazione criminale affronta lo stesso problema quando perde il proprio leader storico:
la successione.
Il capo di un cartello non è soltanto il comandante militare.
È spesso il punto di equilibrio tra:
- comandanti regionali;
- famiglie criminali;
- finanziatori;
- trafficanti;
- intermediari internazionali;
- reti di riciclaggio;
- cellule armate;
- gruppi alleati.
Quando quella figura scompare, gli equilibri devono essere ricostruiti.
Ed è qui che la vicenda di Tío Lako assume una dimensione ancora maggiore.
Secondo le informazioni più recenti del Dipartimento del Tesoro statunitense, dopo la morte di El Mencho la leadership centrale del CJNG sarebbe passata a Juan Carlos González, alias “Pelón” o Juan Carlos Valencia González.
Ma questo non significa automaticamente controllo assoluto sull’intera organizzazione.
La vera domanda è quanto potere conservino i comandanti regionali.
CJNG: dalle guerre tra cartelli alla superpotenza criminale
Per capire perché Washington e Città del Messico dedicano risorse enormi al CJNG bisogna ricostruirne l’ascesa.
L’organizzazione emerge dall’universo criminale sviluppatosi dopo la frammentazione del Cartello del Milenio e le guerre successive alla morte del potente narcotrafficante Ignacio “Nacho” Coronel nel 2010.
Da quella frammentazione nasce progressivamente il nucleo che diventerà il Cártel Jalisco Nueva Generación.
La sua crescita è rapidissima.
Il CJNG sfrutta contemporaneamente tre elementi:
violenza, controllo territoriale e capacità commerciale internazionale.
Non è soltanto un gruppo di sicari.
Diventa una multinazionale clandestina.
L’alleanza con Los Cuinis
Una parte fondamentale della crescita economica del CJNG deriva dal rapporto con Los Cuinis, organizzazione guidata dalla famiglia González Valencia.
Nel 2015 il Tesoro statunitense descriveva CJNG e Los Cuinis come organizzazioni alleate nel traffico internazionale di droga, in particolare cocaina e metanfetamine.
Il legame era rafforzato dalla parentela.
El Mencho era infatti cognato di esponenti della famiglia González Valencia.
Questa combinazione ha prodotto qualcosa di particolarmente potente:
da una parte una struttura capace di esercitare una violenza estrema sul territorio;
dall’altra reti finanziarie e commerciali capaci di spostare denaro e droga attraverso diversi Paesi.
Dalla cocaina al fentanyl
Nel corso degli anni anche il mercato criminale è cambiato.
Alle tradizionali rotte della cocaina e della marijuana si sono aggiunte sempre più:
metanfetamine e oppioidi sintetici, soprattutto fentanyl.
Le autorità statunitensi considerano da anni il CJNG una delle principali organizzazioni responsabili dell’introduzione negli Stati Uniti di fentanyl, metanfetamina, cocaina e altre sostanze.
Il vantaggio delle droghe sintetiche è evidente dal punto di vista criminale.
Non richiedono necessariamente enormi coltivazioni.
Servono laboratori, precursori chimici, infrastrutture logistiche e accesso alle rotte commerciali.
Ed è proprio qui che la geografia diventa decisiva.
Il porto di Manzanillo e il corridoio del Pacifico
Uno degli elementi strategici dell’espansione del CJNG è la sua presenza nel Messico occidentale.
Jalisco, Colima e Michoacán affacciano o sono collegati al Pacifico.
Il controllo delle infrastrutture logistiche permette di ricevere precursori chimici provenienti dall’Asia e contemporaneamente esportare droga verso altri mercati.
Per questo la guerra dei cartelli non riguarda soltanto quartieri o città.
Riguarda:
porti, autostrade, valichi, campagne, laboratori clandestini e corridoi commerciali.
Il territorio è parte integrante del modello economico criminale.
Non soltanto droga: estorsioni e combustibile
Ridurre il CJNG al narcotraffico sarebbe però un errore.
Le moderne organizzazioni criminali messicane hanno progressivamente diversificato le proprie entrate.
Tra le attività attribuite alle strutture criminali operanti nel Michoacán figurano anche:
- estorsioni;
- sequestri;
- traffico di armi;
- furto e commercio illegale di carburante;
- controllo di economie locali;
- riciclaggio;
- imposizione di pagamenti a imprese e produttori.
Nel caso di Tío Lako, alcune ricostruzioni lo collegano proprio al controllo di attività di furto e commercializzazione illegale di idrocarburi per conto dell’universo CJNG.
Il narcotrafficante moderno, quindi, non vive necessariamente soltanto della vendita di narcotici.
Può comportarsi come una sorta di autorità economica clandestina.
Quando il cartello diventa un potere territoriale
Questo è forse l’aspetto più inquietante dell’intera vicenda.
Un’organizzazione criminale raggiunge un livello qualitativamente diverso quando riesce a influenzare la vita economica quotidiana di una regione.
Se può imporre una tassa illegale a un agricoltore, controllare un trasportatore, minacciare un commerciante, presidiare una strada e contemporaneamente mobilitare uomini armati per bloccare le comunicazioni quando arriva l’Esercito, non siamo più davanti al semplice traffico clandestino di stupefacenti.
Siamo davanti a una forma di potere territoriale criminale.
Lo Stato continua formalmente a esistere.
Ma una parte della popolazione può trovarsi costretta a convivere quotidianamente con un secondo potere.
Ed è precisamente per questo che la cattura dei comandanti regionali assume tanta importanza.
Perché Tío Lako è difficile da catturare
Il fallimento dell’operazione nel raggiungere il suo obiettivo principale mostra però anche i limiti dell’approccio puramente militare.
Secondo la ricostruzione pubblicata il 20 agosto da El País, Guerrero Martínez sarebbe riuscito ancora una volta a sfuggire alle forze federali sfruttando proprio il radicamento territoriale della propria organizzazione.
È il vantaggio del capo locale.
Conosce:
il territorio,
le strade secondarie,
le comunità,
le vie di fuga,
gli uomini,
le famiglie,
le reti economiche,
i punti nei quali nascondersi.
Una forza speciale può possedere superiorità militare schiacciante e tuttavia arrivare pochi minuti troppo tardi.
I narcobloqueos come sistema di allarme
Anche i blocchi del 19 agosto devono essere letti sotto questa prospettiva.
Quando decine di uomini riescono rapidamente a sequestrare o incendiare veicoli e bloccare numerose arterie contemporaneamente, emerge l’esistenza di una rete organizzativa.
Non significa necessariamente che ogni uomo coinvolto conosca personalmente il vertice.
Significa che esistono livelli intermedi capaci di trasformare un ordine in azione sul territorio.
È la differenza tra una banda e un’organizzazione criminale strutturata.
Gli Stati Uniti seguono il denaro
Washington combatte il CJNG anche attraverso un’altra arma:
le sanzioni finanziarie.
Dal 2015 l’Office of Foreign Assets Control del Tesoro statunitense ha progressivamente inserito nelle proprie liste individui, società e strutture associate al cartello.
Secondo il Tesoro, nel corso degli anni sono stati colpiti oltre 250 individui ed entità collegati al CJNG, comprendendo operatori del cartello, familiari complici, prestanome, avvocati, commercialisti, funzionari corrotti e società utilizzate dalla rete.
Questo dato mostra qualcosa di fondamentale.
Dietro un esercito di sicari deve necessariamente esistere un esercito finanziario.
Qualcuno deve:
comprare proprietà,
gestire società,
spostare denaro,
acquistare veicoli,
pagare uomini,
riciclare profitti,
trasformare denaro criminale in patrimonio apparentemente legale.
Colpire soltanto gli uomini armati significa intervenire sulla parte visibile della macchina.
Seguire il denaro significa cercare di spegnere il motore.
Il salto politico americano: CJNG come organizzazione terroristica
Negli ultimi anni anche il linguaggio utilizzato dagli Stati Uniti nei confronti dei cartelli messicani è cambiato profondamente.
Nel febbraio 2025 gli Stati Uniti hanno inserito il CJNG tra le organizzazioni terroristiche straniere.
Nel giugno successivo il Tesoro ha utilizzato anche autorità antiterrorismo per sanzionare alcuni dei vertici dell’organizzazione.
È un cambiamento tutt’altro che simbolico.
Significa considerare alcune grandi organizzazioni criminali non più esclusivamente come reti dedite al traffico di stupefacenti, ma come strutture capaci di utilizzare sistematicamente violenza e intimidazione su una scala tale da diventare un problema di sicurezza nazionale.
Febbraio e agosto: due operazioni collegate
Se osserviamo insieme gli eventi del 2026 emerge una sequenza precisa.
22 febbraio: operazione contro El Mencho.
Muore il leader storico del CJNG.
Nella stessa operazione muore Rubén Guerrero Valadez, R1, figlio di Tío Lako.
19 agosto: le Forze Speciali tornano nell’area di influenza della famiglia Guerrero.
L’obiettivo è Heraclio Guerrero Martínez.
Tío Lako riesce apparentemente a fuggire, ma la sua rete viene colpita e vengono arrestate anche persone appartenenti al suo nucleo familiare.
La risposta è una nuova ondata di blocchi stradali e incendi.
È difficile considerare questi eventi come episodi completamente separati.
Rappresentano piuttosto capitoli della stessa offensiva contro la struttura territoriale costruita dal CJNG.
Il vero problema: cosa succede dopo la caduta dei boss?
Qui arriviamo alla questione più importante.
Eliminare o arrestare un capo criminale produce certamente un risultato operativo.
Ma non garantisce automaticamente la scomparsa dell’organizzazione.
La storia messicana lo dimostra ripetutamente.
Quando un leader viene eliminato possono verificarsi almeno tre scenari.
Il primo è la successione ordinata.
Un nuovo capo prende il controllo e la struttura continua a funzionare.
Il secondo è la frammentazione.
Comandanti regionali trasformano le proprie cellule in organizzazioni autonome.
Il terzo è la guerra interna.
Diverse fazioni combattono per ereditare territori, uomini e rotte del vecchio leader.
Ed è proprio la frammentazione uno dei rischi più seri.
Un grande cartello può trasformarsi in numerosi gruppi più piccoli, meno controllabili e potenzialmente ancora più violenti.
Tío Lako rappresenta perfettamente il problema
La vicenda di Heraclio Guerrero Martínez è quindi importante non soltanto per il nome del personaggio.
Rappresenta un modello.
Il cacique criminale regionale.
Un uomo che dispone di una propria rete territoriale ma opera all’interno di una federazione criminale più grande.
Se il vertice centrale si indebolisce, personaggi di questo tipo possono diventare:
successori,
alleati,
rivali,
oppure fondatori di nuove organizzazioni.
Per questo la morte di El Mencho non rappresentava automaticamente la fine del CJNG.
Poteva rappresentare semplicemente l’inizio della fase successiva.
Il CJNG dopo El Mencho
Le informazioni statunitensi più recenti indicano Juan Carlos González, “Pelón”, come nuovo leader dell’organizzazione.
Ma la vera stabilità del nuovo comando dipenderà dalla capacità di mantenere insieme le strutture regionali.
Ed è qui che operazioni come quella contro Los Guerreros assumono valore strategico.
Colpire contemporaneamente:
comandanti,
famiglie,
arsenali,
mezzi,
finanze,
infrastrutture
significa cercare di impedire che la successione criminale avvenga senza conseguenze.
La battaglia decisiva non si combatte soltanto con i fucili
L’immagine spettacolare dell’operazione militare rischia però di nascondere una verità più complessa.
I cartelli non sopravvivono soltanto grazie alle armi.
Sopravvivono perché riescono a inserirsi nell’economia e nella società.
Un’organizzazione capace di muovere enormi quantità di denaro deve necessariamente entrare in contatto con:
imprese,
banche,
professionisti,
trasportatori,
politici corrotti,
funzionari,
amministrazioni locali,
reti commerciali.
La battaglia decisiva contro il narcotraffico non consiste quindi soltanto nel trovare il prossimo boss.
Consiste nel rendere impossibile il funzionamento dell’ecosistema che lo circonda.
Il 19 agosto è un successo, ma non ancora una vittoria
L’operazione di Michoacán rappresenta certamente un colpo alla struttura di Los Guerreros.
Dodici arresti, sequestri e la cattura di persone appartenenti al nucleo familiare di Tío Lako possono produrre informazioni investigative importanti.
Ma bisogna evitare conclusioni premature.
Heraclio Guerrero Martínez non risulta al momento catturato né ufficialmente dichiarato morto.
Le prime indiscrezioni sulla sua eliminazione non hanno trovato conferma nelle comunicazioni successive.
Anzi, le ricostruzioni disponibili indicano che sia riuscito a fuggire.
Questo rende la vicenda ancora più significativa.
Perché mostra contemporaneamente la crescente pressione esercitata dallo Stato messicano sul CJNG e la straordinaria capacità di sopravvivenza delle sue strutture territoriali.
Conclusione: dopo El Mencho, la guerra entra nella seconda fase
La morte di El Mencho nel febbraio 2026 ha chiuso un capitolo della storia del narcotraffico messicano.
Non necessariamente quella del CJNG.
La vera battaglia comincia adesso.
Il problema non è soltanto stabilire chi erediterà formalmente il comando.
Bisogna capire se l’organizzazione resterà unita, se nasceranno nuove fazioni e soprattutto quale ruolo assumeranno i potenti capi regionali cresciuti durante l’era di Oseguera Cervantes.
Heraclio Guerrero Martínez è uno di questi uomini.
Suo figlio Rubén Guerrero Valadez è morto accanto a El Mencho.
La sua famiglia è stata direttamente investita dall’ultima operazione federale.
La sua rete ha dimostrato ancora una volta di poter reagire paralizzando importanti vie di comunicazione del Michoacán.
E lui, almeno per ora, risulta ancora fuori dalla portata delle autorità.
La storia del Cártel Jalisco Nueva Generación insegna precisamente questo: eliminare un uomo è molto più semplice che eliminare il sistema costruito intorno a lui.
Il CJNG è diventato potente perché ha saputo trasformare il narcotraffico in una struttura capace di combinare violenza paramilitare, controllo territoriale, economie illegali, reti familiari, corruzione, logistica internazionale e riciclaggio finanziario.
È questa macchina che Messico e Stati Uniti stanno cercando di smontare.
La caccia a Tío Lako è soltanto uno dei fronti.
Ma è un fronte che permette di osservare molto chiaramente la nuova fase della guerra: dopo la caduta del grande capo, lo scontro si sposta sui signori regionali che hanno costruito il potere reale del cartello sul territorio.
Fonti e documenti
Secretaría de la Defensa Nacional / operazione del 19 agosto 2026 – ricostruzione degli arresti e dell’operazione contro la cellula di Los Guerreros.
El País – “El escurridizo Tío Lako muestra el poderío de los caciques regionales del crimen en México” – ricostruzione dell’operazione e della fuga di Guerrero Martínez.
Leggi la ricostruzione
El País – morte di Rubén Guerrero Valadez durante l’operazione contro El Mencho, febbraio 2026.
Leggi l’articolo
U.S. Department of the Treasury – CJNG e Los Cuinis, designazioni del 2015.
Documento del Tesoro USA
Office of Foreign Assets Control – designazione di Nemesio Oseguera Cervantes e CJNG.
Scheda OFAC
U.S. Treasury – struttura e leadership contemporanea del CJNG.
Documentazione aggiornata del Tesoro USA
U.S. Treasury – sanzioni contro i vertici CJNG e utilizzo delle autorità antiterrorismo.
Comunicato del Tesoro USA
DEA – operazioni coordinate contro il CJNG e ricostruzione della struttura criminale.
Documentazione DEA

