Per anni ci hanno raccontato una favola comodissima.
Da una parte ci sarebbe stato il famigerato “Occidente”: banche centrali, finanza internazionale, moneta digitale, sorveglianza finanziaria, globalizzazione e tecnocrazia.
Dall’altra, quasi per magia, sarebbero comparsi i salvatori: Cina, Russia, Iran e BRICS.
Il “mondo multipolare”.
L’alternativa.
La liberazione dal sistema.
Peccato che oggi arrivi una notizia che dovrebbe creare qualche problema a questa rappresentazione manichea.
L’11 agosto 2026 il governatore della Reserve Bank of India, Sanjay Malhotra, ha confermato che i paesi BRICS stanno discutendo diverse possibilità per collegare i rispettivi sistemi di pagamento rapido e persino le Central Bank Digital Currencies, le famose CBDC.
Avete letto bene.
CBDC.
Proprio quelle valute digitali delle banche centrali che una parte della cosiddetta controinformazione occidentale descrive da anni come uno degli strumenti simbolo del futuro sistema finanziario tecnocratico.
E allora la domanda diventa inevitabile:
ADESSO COSA SI INVENTERANNO?
Perché quando la CBDC viene studiata dalla BCE diventa immediatamente, nella narrativa più estrema, “controllo”.
Quando ne parla la BIS diventa “Grande Reset”.
Quando la digitalizzazione monetaria arriva dall’Occidente diventa “schiavitù digitale”.
Ma quando Cina, India e altri membri BRICS sviluppano CBDC e discutono come renderle interoperabili, improvvisamente rischia di diventare…
“multipolarismo”.
Una contraddizione gigantesca.
NON È UNA SUPPOSIZIONE: LO HA DETTO IL GOVERNATORE DELLA BANCA CENTRALE INDIANA
Bisogna essere precisi.
I BRICS non hanno annunciato una moneta digitale unica e non esiste oggi una “CBDC BRICS”.
Il progetto è ancora in fase di discussione.
Ma proprio questo rende interessante la vicenda.
Malhotra ha spiegato che i pagamenti transfrontalieri sono un settore di particolare interesse per i BRICS perché esiste un grande margine per abbattere i costi.
Tra le opzioni allo studio figurano esplicitamente:
CBDC e collegamento dei sistemi di pagamento rapido.
E non è nemmeno un’idea comparsa improvvisamente questa mattina.
Già nel gennaio 2026 Reuters aveva rivelato che la Reserve Bank of India aveva proposto al governo di inserire nell’agenda del summit BRICS proprio il collegamento delle valute digitali ufficiali dei paesi membri.
L’obiettivo?
Facilitare commercio e pagamenti transfrontalieri e, potenzialmente, ridurre la dipendenza dal dollaro.
Questo è perfettamente comprensibile dal punto di vista geopolitico.
Ma non cambia la natura dello strumento:
stiamo comunque parlando di moneta digitale emessa dalle banche centrali.
IL PARADOSSO CHE LA CONTROINFORMAZIONE NON VUOLE VEDERE
Ed eccoci al punto politicamente più interessante.
Una parte della controinformazione ha costruito per anni un’equazione elementare:
BRICS = anti-globalismo.
Ma questa equivalenza semplicemente non regge.
I BRICS non sono un movimento anarchico contro le banche centrali.
Non vogliono abolire la politica monetaria.
Non vogliono eliminare le infrastrutture finanziarie digitali.
Non stanno progettando un mondo senza Stati, banche centrali e sistemi di regolamento internazionali.
Stanno cercando, semmai, di costruire infrastrutture alternative nelle quali i propri Stati e le proprie banche centrali abbiano maggiore peso.
È una differenza enorme.
Essere contro il predominio americano sul sistema internazionale non significa essere contro il sistema.
Voler ridurre la dipendenza dal dollaro non significa voler abolire la moneta centralizzata.
Voler sostituire un’infrastruttura occidentale con un’infrastruttura BRICS non significa necessariamente decentralizzare il potere.
Significa anche poterlo spostare.
C’È UN ALTRO PARTICOLARE MOLTO IMBARAZZANTE: mBRIDGE
Chi segue realmente l’evoluzione delle CBDC dovrebbe conoscere un progetto chiamato mBridge.
È una piattaforma multi-CBDC progettata per consentire pagamenti transfrontalieri direttamente attraverso valute digitali delle banche centrali.
E chi troviamo nella storia del progetto?
Cina.
Hong Kong.
Thailandia.
Emirati Arabi Uniti.
E successivamente Arabia Saudita.
Ma soprattutto troviamo un nome che dovrebbe provocare qualche cortocircuito nei racconti semplicistici sullo scontro tra “due sistemi”:
Bank for International Settlements — BIS.
La Banca dei Regolamenti Internazionali.
La stessa istituzione che rappresenta uno dei principali centri mondiali della cooperazione tra banche centrali.
La documentazione BIS su mBridge spiega chiaramente l’obiettivo: utilizzare CBDC per rendere i pagamenti internazionali più rapidi, economici e diretti.
E qui la favola del mondo diviso tra “sistema occidentale” e “BRICS antisistema” comincia seriamente a scricchiolare.
LE BANCHE CENTRALI RESTANO BANCHE CENTRALI ANCHE QUANDO PARLANO CINESE
Questo dovrebbe essere il punto elementare.
Se si ritiene che una CBDC presenti potenziali problemi relativi a privacy, controllo, programmabilità o concentrazione del potere monetario, questi problemi devono essere discussi indipendentemente dalla bandiera stampata sopra la valuta.
Una CBDC cinese non diventa automaticamente libertaria perché è cinese.
Una CBDC russa non diventa decentralizzata perché viene utilizzata contro il dollaro.
Una CBDC indiana non smette di essere moneta della banca centrale perché appartiene a un paese BRICS.
E una futura interoperabilità fra CBDC BRICS non diventa “anti-sistema” semplicemente perché aggira parte dell’infrastruttura finanziaria dominata dagli Stati Uniti.
Altrimenti non stiamo facendo analisi.
Stiamo facendo tifo geopolitico.
E INFATTI ANCHE L’OCCIDENTE STA ANDANDO NELLA STESSA DIREZIONE TECNOLOGICA
Qui arriva la parte più interessante.
Mentre India e BRICS discutono dell’interconnessione delle CBDC, altre grandi banche centrali stanno sperimentando infrastrutture per pagamenti internazionali tokenizzati.
Nel maggio 2026 Reuters ha riferito dei progressi del Project Agorá, iniziativa guidata dalla BIS con decine di grandi banche commerciali e diverse importanti banche centrali.
L’obiettivo è sperimentare pagamenti internazionali attraverso riserve di banca centrale tokenizzate e depositi bancari commerciali digitalizzati.
Attenzione però: Agorá e una rete BRICS-CBDC non sono lo stesso progetto.
Non bisogna inventarsi un’unica regia mondiale dove le prove non esistono.
La cosa interessante è un’altra.
Le due aree geopolitiche apparentemente rivali stanno esplorando tecnologie monetarie che presentano alcuni elementi concettualmente simili:
digitalizzazione del regolamento;
interoperabilità;
pagamenti transfrontalieri quasi immediati;
tokenizzazione;
riduzione degli intermediari;
maggiore ruolo dell’infrastruttura digitale delle banche centrali.
La geopolitica può essere completamente diversa.
La traiettoria tecnologica, invece, può convergere.
ALTRO CHE “BRICS CONTRO IL SISTEMA”
Questo è precisamente l’errore della narrazione propagandistica.
I BRICS non sono necessariamente contro la globalizzazione.
Vogliono soprattutto cambiarne gli equilibri di potere.
Persino la comunicazione ufficiale BRICS parla apertamente di cooperazione economica e finanziaria, multilateralismo e riforma della governance globale.
La New Development Bank dei BRICS è arrivata persino a utilizzare l’espressione:
“sustainable reglobalization”.
Reglobalizzazione.
Non de-globalizzazione.
Questo dovrebbe bastare per comprendere quanto sia infantile rappresentare i BRICS come una specie di esercito rivoluzionario lanciato contro l’intero ordine finanziario internazionale.
Stanno costruendo maggiore autonomia all’interno di un mondo interdipendente.
È qualcosa di molto diverso.
CINA CONTRO OCCIDENTE? SÌ. CINA CONTRO IL POTERE DELLE BANCHE CENTRALI? MOLTO MENO
Ed è qui che arriva il problema per chi trasforma quotidianamente Pechino nella capitale mondiale dell’antisistema.
La Cina può certamente essere antagonista degli Stati Uniti.
Può cercare di ridurre il ruolo internazionale del dollaro.
Può costruire sistemi di pagamento alternativi.
Può contestare il peso politico americano nelle istituzioni internazionali.
Ma nessuna di queste cose significa automaticamente essere contrari a un’economia digitalizzata e governata attraverso infrastrutture finanziarie controllate dalle autorità monetarie.
Anzi.
La Cina è stata uno dei grandi laboratori mondiali delle CBDC.
E mBridge dimostra quanto seriamente Pechino abbia considerato anche la loro dimensione internazionale.
Nel frattempo, secondo il Financial Times, la Cina sta preparando mBridge a una fase commerciale più avanzata dopo che la piattaforma ha già processato volumi considerevoli nelle sue sperimentazioni.
Quindi dov’è esattamente la rivoluzione libertaria?
IL PROBLEMA NON SONO I BRICS. È LA PROPAGANDA SUI BRICS
Chiariamo un punto fondamentale.
Non c’è niente di scandaloso nel fatto che India, Cina o altri paesi sperimentino nuove infrastrutture di pagamento.
Ridurre i costi delle transazioni internazionali può produrre vantaggi economici enormi.
Ridurre i tempi di regolamento può aumentare l’efficienza del commercio.
Creare concorrenza a sistemi finanziari dominanti può persino aumentare la resilienza dell’economia mondiale.
Il problema è un altro.
Il doppio standard.
Se considerate pericolosa una CBDC europea, dovete applicare gli stessi criteri a quella cinese.
Se considerate pericolosa la concentrazione monetaria occidentale, dovete analizzare quella orientale.
Se denunciate la BIS quando collabora con le banche centrali occidentali, non potete cancellarla dalla storia quando la cooperazione tecnologica coinvolge la Cina.
Altrimenti non state combattendo il sistema.
State semplicemente scegliendo quale sistema tifare.
E L’“ASSE DELLA RESISTENZA”?
Qui il cortocircuito diventa ancora più evidente.
Per anni una certa area mediatica italiana ha costruito un’unica grande epopea nella quale BRICS, Cina, Russia, Iran e cosiddetto Asse della Resistenza sarebbero parti di una gigantesca rivolta mondiale contro il sistema occidentale.
Ma geopolitica e infrastrutture finanziarie non funzionano così.
L’Iran stesso fa parte dei BRICS.
La Cina mantiene rapporti economici con l’Occidente.
L’India coopera con gli Stati Uniti in numerosi settori strategici.
I paesi del Golfo possono collaborare contemporaneamente con Washington, Pechino e strutture BRICS.
La stessa composizione dei BRICS dimostra che non siamo davanti a un blocco ideologico uniforme. Il gruppo comprende potenze con interessi, alleanze e sistemi politici profondamente differenti.
Il mondo reale è multipolare proprio perché è pieno di queste sovrapposizioni.
Non perché esistano due squadre perfettamente separate.
MA ALLORA “LAVORANO PER I SIONISTI”?
No.
Questa conclusione non deriva dai fatti.
Ed è precisamente qui che bisogna evitare di cadere nella stessa propaganda che si vuole criticare.
Il fatto che BRICS, Cina o India adottino tecnologie monetarie studiate anche dalle banche centrali occidentali non dimostra che “lavorino per i sionisti”, né dimostra l’esistenza di una cabina di regia occulta comune.
Dimostra qualcosa di molto più concreto e, per certi versi, molto più interessante:
le grandi potenze rivali possono competere ferocemente per il potere geopolitico mentre contemporaneamente sviluppano soluzioni tecnologiche simili per governare moneta e pagamenti.
Non serve nessuna cospirazione per spiegarlo.
Serve comprendere gli interessi degli Stati.
LA VERA DOMANDA CHE LA CONTROINFORMAZIONE DOVREBBE PORSI
La domanda seria quindi non è:
“Le CBDC sono buone se le fanno i BRICS?”
La domanda è:
quali garanzie avrà il cittadino indipendentemente da chi emette la moneta digitale?
Privacy?
Anonimato?
Possibilità di utilizzare contante?
Limiti alla programmabilità?
Possibilità di congelamento?
Tracciabilità?
Accesso delle autorità ai dati?
Interoperabilità internazionale?
Sono queste le domande che dovrebbero interessare chi sostiene di voler difendere la libertà individuale.
Perché la libertà non cambia significato attraversando gli Urali.
OCCIDENTE CATTIVO, BRICS BUONI: UNA FIABA CHE STA DIVENTANDO SEMPRE PIÙ DIFFICILE DA RACCONTARE
La notizia dell’11 agosto dovrebbe quindi servire almeno a demolire una semplificazione.
Non esiste un “Occidente digitale e centralizzatore” contrapposto automaticamente a un “Oriente analogico, sovrano e decentralizzato”.
Esistono grandi potenze.
Esistono banche centrali.
Esistono interessi geopolitici.
Esiste una competizione per stabilire chi controllerà le infrastrutture finanziarie del XXI secolo.
E dentro questa competizione quasi tutti stanno studiando digitalizzazione, pagamenti istantanei, tokenizzazione e nuove forme di moneta.
Cambiano gli equilibri.
Cambiano le alleanze.
Cambiano le valute.
Ma la banca centrale resta.
Ed ecco perché oggi la domanda ai “riporter” della controinformazione è semplicissima:
se la CBDC occidentale era il simbolo del sistema, perché quella dei vostri adorati BRICS dovrebbe rappresentare la liberazione dal sistema?
Vedremo quale acrobazia narrativa verrà utilizzata questa volta.
Perché forse il problema non era mai stato capire cosa facessero realmente Cina, Russia, India o Iran.
Il problema era aver deciso in anticipo chi dovesse interpretare il ruolo del buono e chi quello del cattivo.
E quando i fatti distruggono il copione, alla propaganda rimane una sola possibilità:
riscrivere il copione.
FONTI
Reuters, 11 agosto 2026 — “BRICS nations discuss linking payment systems and CBDCs, RBI chief says”.
Reuters, 19 gennaio 2026 — proposta della Reserve Bank of India per collegare le CBDC dei BRICS.
Bank for International Settlements — documentazione Project mBridge e sperimentazione di pagamenti internazionali multi-CBDC.
Reuters, 27 maggio 2026 — Project Agorá e sperimentazioni internazionali su pagamenti tokenizzati.
BRICS — documentazione ufficiale sulla cooperazione economico-finanziaria e sulla governance multilaterale.
BRICS/New Development Bank — riferimento alla “sustainable reglobalization”.
Reuters – 11 agosto 2026: BRICS discutono il collegamento dei sistemi di pagamento e delle CBDC
BRICS nations discuss linking payment systems and CBDCs, RBI chief says
È la fonte fondamentale: il governatore della Reserve Bank of India conferma che tra le possibilità discusse figurano esplicitamente CBDC e sistemi di pagamento rapido interconnessi. BIS – Project mBridge: piattaforma multi-CBDC
Project mBridge reached minimum viable product stage
Documenta la collaborazione iniziata tra BIS Innovation Hub, banca centrale thailandese, UAE, People’s Bank of China/Hong Kong; l’Arabia Saudita è entrata nel 2024. BIS – Rapporto completo mBridge
Project mBridge: connecting economies through CBDC
Qui la BIS descrive una blockchain costruita appositamente per pagamenti transfrontalieri effettuati tramite CBDC. BIS – Il test con denaro reale
BIS and four central banks complete successful cross-border CBDC pilot
Nel test furono effettuate 164 operazioni di pagamento e cambio per oltre 22 milioni di dollari. BIS – mBridge raggiunge lo stadio MVP
Project mBridge reaches minimum viable product stage
La BIS annunciò nel giugno 2024 il passaggio del progetto allo stadio di “minimum viable product” e l’apertura a un’ulteriore partecipazione internazionale. Reuters – Project Agorá: anche le grandi banche centrali occidentali sperimentano sistemi tokenizzati
Top central banks forge ahead with always-on cross-border payments testing
È particolarmente utile per il confronto: Agorá coinvolge BIS, Fed di New York e altre banche centrali, mentre Reuters lo mette in relazione con l’evoluzione di mBridge e ricorda la proposta indiana di collegare le valute digitali BRICS. BRICS – La New Development Bank
New Development Bank – BRICS
Fonte istituzionale utile per spiegare che la NDB è una vera banca multilaterale di sviluppo e che il sistema BRICS comprende anche il Contingent Reserve Arrangement. BRICS – “Sustainable reglobalization”
BRICS Bank welcomes new members and calls for a sustainable reglobalization
Questo è uno dei link più interessanti per la tesi dell’articolo: in una fonte BRICS ufficiale compare esplicitamente l’espressione “sustainable reglobalization”. BRICS – Riformare il sistema finanziario multilaterale, non semplicemente distruggerlo
BRICS Finance Meeting – multilateralism and IMF reform
Il documento parla di riformare l’IMF rendendolo più rappresentativo e ribadisce l’obiettivo della “sustainable reglobalization”.

