C’è ormai un meccanismo narrativo piuttosto prevedibile in una certa controinformazione politica: quando compare il nome di Jared Kushner, improvvisamente qualsiasi operazione finanziaria diventa una prova di una gigantesca rete politico-economica che collegherebbe Trump, Israele, Arabia Saudita, banche americane, FIFA e grandi multinazionali.
Il caso dell’acquisizione di Electronic Arts (EA) è particolarmente interessante perché permette di osservare quanto facilmente fatti reali possano essere trasformati in una storia molto più grande di ciò che le prove consentono effettivamente di sostenere.
L’operazione esiste.
Jared Kushner è coinvolto.
L’Arabia Saudita è coinvolta.
JPMorgan è coinvolta.
Ma da questi fatti non deriva automaticamente l’esistenza di una fantomatica regia politico-finanziaria trumpiano-sionista sul mondo dei videogiochi e del calcio.
Anzi, basta guardare i numeri per scoprire chi ha veramente messo le mani su Electronic Arts.
L’acquisizione da 55 miliardi è reale
Partiamo dai fatti verificabili.
Nel settembre 2025 Electronic Arts annunciò ufficialmente un accordo per essere acquisita da un consorzio formato da:
- Public Investment Fund (PIF) dell’Arabia Saudita
- Silver Lake
- Affinity Partners, società fondata da Jared Kushner.
Il valore complessivo attribuito a EA era di circa 55 miliardi di dollari.
Agli azionisti furono offerti 210 dollari per azione, con un premio del 25% rispetto alla quotazione precedente all’annuncio.
Non stiamo quindi parlando di una ricostruzione giornalistica o di indiscrezioni: l’operazione è stata annunciata dalla stessa Electronic Arts.
Nell’agosto 2026 l’acquisizione è stata completata e EA è diventata una società privata.
Fin qui nessun mistero.
Il problema comincia quando dal fatto economico si passa alla costruzione politica.
Chi controlla veramente Electronic Arts?
È qui che i numeri diventano devastanti per una certa narrativa.
La nuova struttura proprietaria vede infatti il Public Investment Fund saudita detenere circa il 93,4%.
Silver Lake possiede circa il 5,5%.
Affinity Partners di Jared Kushner circa l’1,1%.
Ripetiamolo:
PIF saudita: 93,4%.
Silver Lake: 5,5%.
Affinity Partners/Kushner: 1,1%.
Allora chi ha realmente preso il controllo di Electronic Arts?
Jared Kushner?
Oppure l’Arabia Saudita?
La risposta matematica è piuttosto difficile da aggirare.
Il protagonista assoluto dell’operazione è il fondo sovrano dell’Arabia Saudita.
Affinity Partners partecipa certamente all’affare e Kushner non è affatto una figura irrilevante. Ma trasformare una partecipazione dell’1,1% nel centro politico dell’intera acquisizione significa spostare l’attenzione dal soggetto che possiede oltre nove decimi della società.
Il dettaglio ancora più importante: i sauditi erano già dentro EA
C’è poi un elemento che rende ancora meno credibile l’idea secondo cui l’ingresso saudita in Electronic Arts sarebbe in qualche modo spiegabile attraverso Kushner.
Il PIF possedeva già circa il 9,9% di Electronic Arts prima dell’acquisizione.
Quando venne annunciato l’accordo, EA specificò infatti che il fondo saudita avrebbe trasferito nella nuova struttura la propria partecipazione preesistente.
Questo significa che l’interesse saudita per EA non nasce con Kushner.
Non nasce con questa acquisizione.
E soprattutto non ha bisogno di Kushner per essere spiegato.
L’Arabia Saudita porta avanti da anni una gigantesca strategia di investimento nei videogiochi, negli esports, nell’intrattenimento e nello sport.
Il PIF dispone di centinaia di miliardi di dollari di attività e rappresenta uno dei principali strumenti economici della strategia saudita di diversificazione.
Pensare che un fondo di queste dimensioni abbia bisogno dell’1,1% di Affinity Partners per “mettere le mani” su EA significa invertire completamente i rapporti di forza.
Il vero elefante nella stanza è l’Arabia Saudita
Qui emerge un curioso paradosso.
Chi vuole vedere Kushner dappertutto rischia di perdere la storia geopoliticamente più importante.
Un fondo sovrano controllato dall’Arabia Saudita possiede oggi oltre il 93% di uno dei più importanti produttori di videogiochi del pianeta.
Electronic Arts controlla proprietà intellettuali e franchise enormi: EA Sports FC, Madden NFL, Battlefield, The Sims e molti altri.
Questo sì che merita un’inchiesta.
Quale ruolo vuole conquistare Riyadh nell’industria mondiale dell’intrattenimento?
Perché sta investendo così pesantemente nei videogiochi?
Come si inserisce EA nella strategia saudita sul gaming e sugli esports?
Quali conseguenze potrà avere una simile concentrazione proprietaria?
Sono domande assolutamente legittime.
Ma forse sono meno utili a chi preferisce raccontare qualsiasi avvenimento attraverso la solita lente ideologica.
Kushner e i sauditi: i rapporti esistono davvero
Naturalmente sarebbe altrettanto scorretto sostenere che fra Kushner e l’Arabia Saudita non esistano importanti rapporti finanziari.
Esistono e sono ampiamente documentati.
Il Senate Finance Committee americano ha indagato su Affinity Partners e sui suoi finanziatori stranieri.
Secondo la documentazione pubblicata dalla commissione, il PIF saudita aveva impegnato 2 miliardi di dollari nel fondo di Kushner.
La commissione ha inoltre riferito che Affinity applicava al PIF una commissione annuale dell’1,25% sul capitale impegnato.
Il senatore democratico Ron Wyden ha formulato accuse molto pesanti riguardo alla natura di questi rapporti.
Ma qui bisogna distinguere accuratamente tra fatti, accuse e conclusioni dimostrate.
È documentato che:
il PIF ha investito miliardi in Affinity Partners.
È documentato che:
Affinity Partners partecipa all’acquisizione di EA.
È documentato che:
Jared Kushner ha rapporti importanti con l’Arabia Saudita.
Ma tutto questo non dimostra automaticamente che l’acquisizione di EA sia parte di una gigantesca operazione politica orchestrata dalla famiglia Trump.
Indagare è legittimo.
Trasformare un collegamento in una prova è un’altra cosa.
Il metodo delle associazioni
È proprio qui che nasce uno dei trucchi narrativi più efficaci.
Si prendono una serie di fatti individualmente veri:
Kushner conosce i sauditi.
I sauditi investono in Affinity.
Affinity investe in EA.
EA produce videogiochi di calcio.
EA ha avuto per decenni rapporti commerciali con FIFA.
Trump conosce Gianni Infantino.
JPMorgan finanzia l’acquisizione.
JPMorgan ha rapporti con moltissimi grandi soggetti economici e politici americani.
A questo punto basta mettere tutti i nomi uno accanto all’altro.
Trump → Kushner → PIF → EA → FIFA → Infantino → JPMorgan.
Graficamente sembra impressionante.
Ma manca la cosa più importante:
la prova che tutti questi rapporti costituiscano un’unica operazione coordinata.
È la vecchia differenza tra correlazione e causalità.
Con lo stesso metodo si potrebbe costruire una gigantesca rete occulta partendo praticamente da qualsiasi acquisizione da decine di miliardi di dollari.
JPMorgan e i 20 miliardi di debito
Anche il ruolo di JPMorgan merita di essere contestualizzato.
Quando EA annunciò l’accordo, specificò che l’operazione sarebbe stata finanziata attraverso circa 36 miliardi di dollari di equity e 20 miliardi di finanziamento tramite debito, impegnato da JPMorgan Chase Bank.
È un finanziamento enorme.
Ma JPMorgan Chase è anche una delle più grandi istituzioni finanziarie del pianeta.
Trovarla coinvolta nel finanziamento di una delle maggiori acquisizioni della storia non rappresenta quindi, da solo, qualcosa di misterioso.
Per trasformare la presenza di JPMorgan nella prova di una rete politica servirebbe dimostrare che la banca abbia partecipato all’operazione per ragioni politiche anziché finanziarie.
Senza quella prova abbiamo semplicemente una grande banca che finanzia una gigantesca acquisizione.
E poi arriva inevitabilmente la FIFA
Electronic Arts e FIFA hanno avuto una delle collaborazioni commerciali più famose della storia dei videogiochi.
Quel rapporto si è concluso e il videogioco precedentemente conosciuto come FIFA è diventato EA Sports FC.
È perfettamente possibile che in futuro FIFA ed EA tornino a discutere una collaborazione.
Nel capitalismo accade continuamente che aziende che hanno interrotto una partnership tornino al tavolo quando cambiano le condizioni economiche.
Ma da qui a sostenere l’esistenza di un progetto politico Kushner-Trump-Arabia Saudita-FIFA esiste una distanza enorme.
Una futura collaborazione FIFA-EA sarebbe un fatto.
La possibilità che possa avvenire è un’ipotesi.
Una regia politica dietro quella collaborazione sarebbe una tesi.
E una tesi richiede prove.
Dire che qualcosa “non può essere escluso” non significa averlo dimostrato.
Praticamente qualsiasi cosa non può essere esclusa finché non disponiamo di informazioni sufficienti.
Il giornalismo dovrebbe funzionare al contrario: prima si trovano le prove e poi si costruisce la conclusione.
Quando compare Kushner, compaiono inevitabilmente anche i “sionisti”
Ed eccoci al riflesso ideologico più curioso.
Jared Kushner è ebreo, ha avuto un ruolo centrale nei rapporti dell’amministrazione Trump con Israele e il Medio Oriente ed è stato uno degli architetti degli Accordi di Abramo.
Da quel momento, per alcuni ambienti, la sua presenza sembra sufficiente per trasformare qualsiasi operazione economica in una storia sul “sionismo”.
Ma l’identità religiosa o etnica di un investitore non costituisce una spiegazione finanziaria.
E soprattutto non dimostra l’esistenza di una regia israeliana.
Nel caso EA la sproporzione diventa quasi grottesca.
Il soggetto dominante non è israeliano.
È saudita.
La quota dominante non appartiene a Kushner.
Appartiene al Public Investment Fund dell’Arabia Saudita.
Se vogliamo discutere l’influenza geopolitica sul settore dei videogiochi, allora discutiamone.
Ma partiamo dai numeri.
93,4% Arabia Saudita.
1,1% Affinity Partners.
Non occorre essere esperti di finanza per capire chi abbia realmente il controllo.
Non bisogna però cadere nell’errore opposto
Tutto questo non significa assolvere Kushner da qualsiasi possibile conflitto d’interesse.
Il rapporto fra Affinity Partners, PIF e governi stranieri merita controllo giornalistico e istituzionale.
Il Congresso americano ha sollevato interrogativi seri.
Sono questioni perfettamente legittime.
Così come è legittimo chiedersi quale influenza l’Arabia Saudita possa esercitare attraverso investimenti enormi nell’intrattenimento occidentale.
Ma un’inchiesta seria deve essere disposta anche ad arrivare alla conclusione che le prove non dimostrano la teoria iniziale.
Altrimenti non stiamo più facendo informazione.
Stiamo cercando elementi utili a confermare una convinzione già stabilita.
La realtà è già abbastanza interessante senza inventare complotti
Il caso Electronic Arts non ha bisogno di essere trasformato nell’ennesima storia di sionisti, Kushner e Trump onnipresenti.
La realtà è già enormemente interessante.
Uno dei maggiori fondi sovrani del mondo ha acquisito il controllo quasi totale di uno dei colossi globali dell’intrattenimento digitale.
L’operazione vale circa 55 miliardi di dollari.
EA è diventata privata.
Il PIF possedeva già quasi il 10% dell’azienda e ora controlla circa il 93,4%.
Silver Lake possiede una quota minoritaria.
Affinity Partners di Kushner una quota ancora più piccola.
Il resto sono domande legittime da investigare.
Ma le domande non sono automaticamente risposte.
Conclusione: prima i numeri, poi l’ideologia
Il problema non è criticare Kushner.
Il problema non è indagare sui rapporti tra Trump, Arabia Saudita, grandi fondi e grandi banche.
Il problema nasce quando ogni rapporto commerciale diventa automaticamente la tessera di una gigantesca cospirazione e quando la presenza di un uomo ebreo viene utilizzata per suggerire una regia “sionista” senza prove specifiche.
Se domani emergeranno documenti che dimostrano un coordinamento politico dietro l’operazione EA, andranno pubblicati e analizzati.
Ma oggi i dati disponibili raccontano innanzitutto un’altra storia:
l’Arabia Saudita ha comprato il controllo di Electronic Arts.
Non Kushner.
Non Israele.
Non una misteriosa internazionale sionista.
Il Public Investment Fund saudita.
E quando un soggetto possiede il 93,4% e quello presentato come protagonista appena l’1,1%, forse prima di costruire gigantesche architetture geopolitiche sarebbe opportuno cominciare dalla matematica.
FONTI E DOCUMENTI
Electronic Arts – annuncio ufficiale dell’acquisizione da 55 miliardi:
https://www.ea.com/news/ea-announces-agreement-to-be-acquired
Electronic Arts Investor Relations – comunicato ufficiale dell’operazione:
https://news.ea.com/press-releases/press-releases-details/2025/EA-Announces-Agreement-to-be-Acquired-by-PIF-Silver-Lake-and-Affinity-Partners-for-55-Billion/default.aspx
Electronic Arts – comunicazione del CEO Andrew Wilson:
https://www.ea.com/security/news/exciting-news-about-our-future
Associated Press – completamento dell’acquisizione nell’agosto 2026:
https://apnews.com/article/e50d653ac4616d063296e2021d826a3c
U.S. Senate Committee on Finance – indagine su Affinity Partners, PIF e finanziamenti stranieri:
https://www.finance.senate.gov/chairmans-news/wyden-investigation-of-kushner-firm-continues-new-letter-outlines-affinity-partners-fee-structure-lack-of-return-to-investors-questionable-deals-with-foreign-governments
Documentazione Senate Finance Committee sui finanziamenti stranieri ad Affinity Partners:
https://www.finance.senate.gov/imo/media/doc/wyden_raskin_kushner_fara.pdf

