Un’altra “propaganda russa” si è rivelata vera?

Date:

Il caso dei biolaboratori finanziati dagli Stati Uniti riapre il dibattito su trasparenza, intelligence e guerra dell’informazione

Negli ultimi anni, una delle accuse più controverse emerse durante il conflitto tra Russia e Ucraina riguardava l’esistenza di laboratori biologici finanziati dagli Stati Uniti in territorio ucraino e in numerosi altri paesi strategicamente sensibili. Per molto tempo, chiunque osasse porre domande su tali strutture veniva immediatamente etichettato come “complottista”, “filorusso” o “diffusore di disinformazione”.

Oggi, però, qualcosa è cambiato.

La direttrice dell’Intelligence Nazionale americana, Tulsi Gabbard, ha annunciato l’avvio di una vasta indagine ufficiale su oltre 120 biolaboratori sparsi in più di 30 paesi e finanziati con fondi dei contribuenti statunitensi. Una notizia che rischia di avere conseguenze geopolitiche enormi e che sta riaprendo un dibattito che Washington, per anni, aveva cercato di chiudere liquidandolo come “propaganda del Cremlino”.

https://images.openai.com/static-rsc-4/Wf3IKCGseWKP1D-mZVcru54gZ7aW7RTWSgFVBf28lPplq9vXn0o_6W8ajY5kgyIoFlYlfE4CwPDnWuBOanjBZ6Cd83v8HhkL3nmewLkVi35Um20hFVziLeJQGmEBb3o6EKycOXjrv5vsRzQ-YZtYZIcz0QeZdRRkWai9Kp453fs36wSjpMnt0YJhLPkAb0Z9?purpose=fullsize
https://images.openai.com/static-rsc-4/HE-WnOYj1hmgjoY_2HgYd3I25x6pxDVMtzYJrYsHU_GeNdlihBEjMqHa02cyb_j-Y9y8s38KbTeGkLeWJpnpSUbWDCN2t7AdgWtFkCISOg-RMCxcBZPIXwymQ-VKZNs7TOdia2NJgd3K2GXBHuGuqPmRNHjiTOzgF4IsH6hE6RmyQXUnXgnB5iqXeSOYrLF9?purpose=fullsize
https://images.openai.com/static-rsc-4/qTFDe34Ap_18BVzy4dg7-OlRSUXIseIbi1b728qPAw6SdB2TmBcKEywzMY-Ts17Veb1OXauXX9sInP4_rxztrtFNeh7j5UoO8_zuhIBEnWPe5WofK6iwhTvcrc9pgeYPyISRQ1gN3-KbykRtwrM9f28DOQka1AgJ0T2m_0uWDvUiZK6v_B8qPvb4Z6f8Hf3D?purpose=fullsize

Secondo quanto riportato dal New York Post, l’obiettivo dell’audit sarebbe quello di stabilire con precisione:

  • dove siano collocate queste strutture;
  • quali agenti patogeni vengano conservati;
  • quali ricerche siano state effettivamente condotte;
  • chi abbia supervisionato tali programmi;
  • e soprattutto se siano stati realizzati esperimenti di “gain-of-function”, ovvero manipolazioni genetiche capaci di aumentare trasmissibilità o pericolosità dei virus.

Dalla “teoria del complotto” all’indagine ufficiale

Per comprendere la portata della vicenda bisogna tornare al 2022.

Quando la Russia giustificò parte della propria operazione militare in Ucraina sostenendo l’esistenza di biolaboratori collegati agli Stati Uniti, gran parte dei media occidentali bollò immediatamente tali accuse come disinformazione.

Eppure, nello stesso periodo, l’allora sottosegretario di Stato americano Victoria Nuland ammise davanti al Congresso che in Ucraina esistevano effettivamente “biological research facilities” e che Washington era preoccupata che tali materiali potessero cadere nelle mani russe.

Quella dichiarazione creò un corto circuito comunicativo enorme.

Da un lato si sosteneva che i laboratori non esistessero.
Dall’altro, al Congresso americano, si parlava apertamente di strutture biologiche sensibili da mettere in sicurezza.

La distinzione lessicale utilizzata allora era sottile ma fondamentale:

  • “biolabs”;
  • “biological research facilities”;
  • “bioweapons labs”.

Chi poneva domande veniva accusato di confondere i termini.
Ma il punto centrale non era tanto l’esistenza di armi biologiche — mai dimostrata — quanto l’esistenza stessa di programmi biologici finanziati dagli Stati Uniti in aree geopoliticamente delicate.

Ed è esattamente ciò che oggi l’amministrazione americana sembra implicitamente confermare.


Oltre 120 laboratori in 30 paesi

Secondo l’indagine annunciata dall’ODNI (Office of the Director of National Intelligence), i laboratori coinvolti sarebbero più di 120 e distribuiti in oltre 30 nazioni.

Una parte significativa di queste strutture sarebbe stata finanziata attraverso il programma del Pentagono noto come:

Cooperative Threat Reduction Program

Programma nato ufficialmente dopo la Guerra Fredda con l’obiettivo di:

  • mettere in sicurezza materiali biologici ex sovietici;
  • prevenire proliferazione di armi biologiche;
  • monitorare agenti patogeni;
  • rafforzare la biosicurezza globale.

Tuttavia, col passare degli anni, il progetto si sarebbe trasformato in una rete estremamente opaca di laboratori e subappalti scientifici con livelli di supervisione sempre più deboli.

Secondo i funzionari dell’intelligence citati dalla stampa americana, molti fondi sarebbero transitati attraverso:

  • università;
  • ONG;
  • società private;
  • contractor militari;
  • istituti di ricerca esteri.

Il risultato sarebbe stata la creazione di una struttura difficilmente controllabile persino dal Congresso degli Stati Uniti.


Il nodo del “gain-of-function”

Uno degli aspetti più delicati riguarda le ricerche di “gain-of-function”.

Si tratta di studi che modificano virus o batteri per comprenderne l’evoluzione, ma che possono anche aumentarne:

  • trasmissibilità;
  • virulenza;
  • capacità di infettare l’uomo.
https://images.openai.com/static-rsc-4/Tiqy3LIQ9A4JgtN92GVA_GVK0xdsWM_dGLsDxs5D4mZOB6JgYNCKGh3yOus5LCeE9j6ph_ka1XbDn_kKdUAYYXRqBN7ArSIWf_1sbJkQQb4R7dbFUJ_oRbF9rqIPZv5sEoHt5ebXJ1fWJsnivQ4dWa9rSHplU6j_tKTy8WUr-1zYWbmyqEvAqtYyHs-uM9OP?purpose=fullsize
https://images.openai.com/static-rsc-4/JyrPrYqxT0HTew04agCH6_UDTi8I5Y5sFHDx3gj-d2pdk3vf5dtZHBBbF77H-0h0qsHwQYDIOpxLuKfzEFamdYdYbOe8BIT4wT9K-mn9LfmJXcJt4coT0gafL2fk2FGxH3EU1h-1zRy4-amFsbVd2SBo1YsDknjh2mKPoA6aqVuH_s2VaezymSfCG_RvuyoC?purpose=fullsize
https://images.openai.com/static-rsc-4/h7nLBh6QFfet93pey5XsNnyA7FCtPvTtLmsDxpstwqAJnTYX0sTX8eLqxyFDVdBkikcArtHP25sFFADnOj2HJTjB71gelmi0Ig9tEbegWl5_vM-wh-uCaXN_jXxeq8iqceV1-7-Uojp269H5JKdsv-D9CzM3Hsgq8H9z80B8n6MHCcA_-lAYswXcsHfmcYiH?purpose=fullsize

Dopo la pandemia di COVID-19, tali ricerche sono finite al centro di un durissimo dibattito internazionale.

Molti critici sostengono che esperimenti di questo tipo rappresentino rischi enormi in caso di:

  • fuga accidentale;
  • cyberattacchi;
  • infiltrazioni;
  • conflitti militari;
  • sabotaggi.

La stessa Tulsi Gabbard ha dichiarato:

“La pandemia di COVID-19 ha rivelato il devastante impatto globale che la ricerca su patogeni pericolosi può avere.”

Secondo il nuovo orientamento dell’amministrazione americana, l’intelligence dovrà ora verificare se tali programmi abbiano oltrepassato i limiti della ricerca difensiva.


Il caso Ucraina: oltre 40 laboratori

Il punto più esplosivo riguarda l’Ucraina.

Secondo i dati emersi dall’indagine preliminare, più di 40 laboratori sotto esame sarebbero situati proprio nel territorio ucraino.

Questo dato è destinato ad alimentare inevitabilmente polemiche enormi.

Per anni infatti la narrativa dominante ha sostenuto che le accuse russe fossero completamente inventate.

Ora invece emerge che:

  • le strutture esistevano;
  • erano finanziate dagli USA;
  • operavano in cooperazione con programmi del Dipartimento della Difesa;
  • custodivano materiali biologici sensibili.

Naturalmente, ciò non prova automaticamente l’esistenza di armi biologiche offensive.

Ma distrugge almeno una parte della narrativa secondo cui parlare di laboratori biologici americani in Ucraina fosse pura fantasia propagandistica.


Il problema della comunicazione occidentale

Uno degli aspetti più inquietanti della vicenda riguarda il modo in cui l’informazione è stata gestita negli ultimi anni.

Secondo quanto riportato da funzionari ODNI citati dal New York Post, le smentite del 2022 avrebbero fatto parte di una strategia di:

“Information Resilience”

ovvero gestione narrativa finalizzata a:

  • contrastare l’influenza russa;
  • modellare la percezione pubblica;
  • evitare danni geopolitici;
  • minimizzare il coinvolgimento americano.

Qui emerge un problema enorme per le democrazie occidentali.

Dove finisce la “lotta alla disinformazione” e dove inizia invece la manipolazione dell’opinione pubblica?

Negli ultimi anni si è assistito a:

  • censura algoritmica;
  • deplatforming;
  • demonetizzazioni;
  • etichette di fact-checking;
  • campagne mediatiche coordinate.

Molti contenuti che oggi risultano almeno parzialmente fondati erano stati inizialmente bollati come fake news assolute.

Questo non significa che ogni teoria alternativa sia vera.
Ma dimostra che il confine tra informazione e propaganda sia diventato estremamente fluido.


Il ruolo della CIA e del “deep state”

Tra le accuse più pesanti emerse vi è quella relativa alla scarsa supervisione congressuale.

Secondo le ricostruzioni emerse, diversi programmi biologici avrebbero operato per decenni con catene di responsabilità opache e con collegamenti diretti agli apparati d’intelligence americani.

È qui che torna il tema del cosiddetto:

“deep state”

termine spesso abusato ma che indica, in senso tecnico, la permanenza di strutture burocratiche, militari e di intelligence capaci di mantenere continuità operativa indipendentemente dai cambi di governo.

Per i critici dell’apparato americano, la vicenda dei biolaboratori rappresenterebbe un esempio concreto di:

  • programmi sottratti al dibattito pubblico;
  • finanziamenti indiretti;
  • uso di contractor privati;
  • segretezza multilivello;
  • manipolazione narrativa.

COVID, Wuhan e il precedente che ha cambiato tutto

L’intera vicenda si inserisce inevitabilmente nel contesto del dibattito sulle origini del COVID-19.

Per anni, l’ipotesi della fuga da laboratorio venne trattata come teoria marginale.
Successivamente, numerose agenzie e commissioni americane hanno ammesso che tale possibilità non può essere esclusa.

Secondo documenti NIH citati dalla stampa americana, alcuni esperimenti finanziati dagli Stati Uniti presso il Wuhan Institute of Virology avrebbero persino violato i termini dei finanziamenti aumentando notevolmente l’infettività di alcuni coronavirus.

https://images.openai.com/static-rsc-4/6A6_Pnoe1zmImaQorqHqgN75DkQbw4ld2OoXZShA-yYL7IiTPpz6ZMp1ijF0FKZ4PK2kH3bIxWGSPFjkbUHupPkqHeBKvtNY2AquNHxvJ5etZjU2ZbJqnX123NA2xhEyvP5Ijxzf5c6oy0YsA4-KKxM3AUFyLMM4YLX9fCpOcaBi8gYszz2aL0-5ZEZ93QPD?purpose=fullsize
https://images.openai.com/static-rsc-4/gpUVT5hbUUCBch0vLinBj0rm5wKjsSbi4-eVUucu8q0U42o1Zz586hv5G4Pg3CeOMEnN2X2dlKhcGxAz4vynNcL2RSmdl-s0Tm8ZhW61_jnOyvY0kpdMLcwBeeW3W_xd_yJ0Ne1_rnzipjXqVL0X6HhuI5SPXi2hmmCf_GhsTkLzyaYJocKGfeWmcjY5rSH9?purpose=fullsize
https://images.openai.com/static-rsc-4/Dm4dA6S0gXl_NhwyJTk7YU1CK6-CyDR5h-NIaLYCGpcpYt0PuA8qIsb4tcMLVSyms8PWKR37MQs38O1jiJVAXkU4vNAoXuuGIHaNqj-rAQxMgySsAa9hTcNvPC7FTdKtwgcefa1GLPkBb1n59iwLpj1NdHWfUEl6W96TibMQlFCb14KuCw3QmHffXLCfkCqg?purpose=fullsize

Questo precedente ha profondamente incrinato la fiducia dell’opinione pubblica nelle istituzioni sanitarie e scientifiche occidentali.


Un danno geopolitico enorme

Se l’indagine dovesse confermare livelli significativi di opacità o sperimentazioni controverse, gli Stati Uniti potrebbero subire un danno reputazionale enorme nel campo della biosicurezza internazionale.

Paesi rivali come:

  • Russia;
  • Cina;
  • Iran;

potrebbero utilizzare tali rivelazioni come arma propagandistica per denunciare doppi standard occidentali.

Inoltre, molti alleati potrebbero iniziare a chiedersi:

  • quali programmi biologici siano presenti nei propri territori;
  • chi li supervisioni realmente;
  • quali informazioni siano state nascoste.

La crisi della fiducia

Il punto centrale, forse, non è nemmeno scientifico o militare.

È politico.

Ogni volta che governi e apparati mediatici dichiarano categoricamente falso qualcosa che poi emerge come almeno parzialmente vero, la fiducia pubblica subisce un colpo devastante.

E quando la fiducia crolla:

  • cresce il sospetto;
  • proliferano narrazioni estreme;
  • aumentano polarizzazione e radicalizzazione;
  • diventa impossibile distinguere verità e propaganda.

Questo è il vero terreno su cui si combatte oggi la guerra dell’informazione globale.


Conclusione

L’indagine annunciata da Tulsi Gabbard potrebbe rappresentare uno dei casi più importanti degli ultimi anni nel rapporto tra:

  • intelligence;
  • biosicurezza;
  • propaganda;
  • informazione;
  • potere politico.

È fondamentale mantenere equilibrio analitico.

Ad oggi non esistono prove pubbliche definitive che dimostrino l’esistenza di programmi offensivi di armi biologiche americane in Ucraina. Tuttavia, esistono ormai conferme ufficiali dell’esistenza di numerosi laboratori biologici finanziati dagli Stati Uniti all’estero, inclusa l’Ucraina, e dell’avvio di un’inchiesta interna senza precedenti.

Ed è proprio questo il punto che rischia di cambiare completamente la percezione pubblica:

non tutto ciò che veniva definito “propaganda russa” era necessariamente inventato.

In un’epoca dominata dalla guerra cognitiva, dalla censura algoritmica e dalla manipolazione narrativa, il vero problema diventa capire chi controlli realmente la verità.


Fonti e approfondimenti

Previous article

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Condividi il post:

Iscriviti

spot_img

Popolari

Altri contenuti simili
Related

L’Ombra del Dragone

Inchiesta giornalistica sull’influenza del Partito Comunista Cinese nella politica...

Il collasso di Keir Starmer: le tre opzioni rimaste e perché tutte portano al disastro politico

La crisi che Westminster non può più nascondere Negli ultimi...