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Introduzione – La libertà proclamata contro la libertà vissuta
Il Venezuela viene celebrato come patria libera solo da chi ha smesso da tempo di credere nella libertà reale.
Dietro la retorica dell’antimperialismo, della sovranità popolare e della giustizia sociale, si cela uno Stato repressivo, fondato su censura sistemica, controllo economico, sorveglianza digitale e punizione metodica del dissenso.
Non siamo di fronte a un fallimento accidentale.
Il modello venezuelano non fallisce per errore: funziona esattamente come progettato.
Ed è proprio questo l’aspetto più inquietante:
il Venezuela non è un’anomalia storica, ma una anticipazione concreta di ciò che una parte significativa della sinistra europea pensa, giustifica e desidera — purché il controllo venga rivestito di un linguaggio “progressista”.
1. Il mito antimperialista come copertura ideologica



Dalla stagione di Hugo Chávez fino all’attuale governo di Nicolás Maduro, il potere venezuelano ha costruito una narrazione potente:
ogni critica interna è “golpismo”, ogni opposizione è “terrorismo”, ogni dissenso è “imperialismo infiltrato”.
Questa struttura narrativa è fondamentale:
👉 se il nemico è ovunque, il controllo diventa una virtù.
👉 se la nazione è sotto assedio permanente, la libertà è un lusso sospetto.
È lo stesso schema ideologico che, in forma attenuata, ritroviamo nei discorsi europei che giustificano limitazioni dei diritti in nome di emergenze indefinite: sanitarie, climatiche, sociali, informative.
2. La distruzione programmata delle istituzioni democratiche
Il Venezuela non è una dittatura “classica”.
È qualcosa di più sofisticato: un autoritarismo elettorale.
Le elezioni esistono, ma:
- l’opposizione viene esclusa, intimidita o incarcerata
- i media indipendenti sono neutralizzati
- la magistratura è completamente subordinata all’esecutivo
- il Parlamento è svuotato di potere reale
Secondo Freedom House, il Venezuela è classificato come “Not Free”, con un punteggio tra i più bassi al mondo in termini di diritti politici e libertà civili.
Questo modello è particolarmente caro a una certa sinistra europea perché mantiene l’estetica democratica, pur eliminandone la sostanza.
3. Censura, informazione controllata e repressione mediatica



Nel Venezuela contemporaneo:
- canali televisivi critici sono stati chiusi
- radio indipendenti revocate
- siti web oscurati
- giornalisti arrestati o costretti all’esilio
La famigerata “Ley contra el Odio” consente pene severe per contenuti ritenuti destabilizzanti, con definizioni volutamente vaghe.
Il risultato è un ambiente informativo sterilizzato, dove:
- la propaganda sostituisce il giornalismo
- la paura sostituisce il pluralismo
- il silenzio diventa una forma di sopravvivenza
Chi difende queste misure in Europa le chiama lotta alla disinformazione.
In Venezuela si chiamano controllo del pensiero.
4. Sorveglianza digitale e identità elettronica: il cittadino schedato



Uno degli aspetti più inquietanti — e meno discussi — del modello venezuelano è l’uso sistemico della tecnologia come strumento politico.
Il Carnet de la Patria non è una semplice tessera amministrativa:
- collega identità, reddito, benefici sociali e fedeltà politica
- condiziona l’accesso a cibo, sussidi, carburante
- trasforma i diritti in concessioni revocabili
Il cittadino venezuelano non è libero:
è schedato, tracciato, ricattabile.
Questa architettura è straordinariamente simile alle proposte europee di:
- identità digitale obbligatoria
- portafogli digitali statali
- accesso condizionato ai servizi
La differenza non è di natura, ma di velocità e intensità.
5. Economia come strumento di obbedienza


Nel nome dell’uguaglianza:
- si è distrutta la moneta
- annientato il risparmio
- eliminata l’autonomia economica
Il bolívar digitale non è un’innovazione neutra:
è l’ultimo anello di una catena che rende il cittadino dipendente dallo Stato per sopravvivere.
👉 Chi controlla la moneta, controlla la vita.
👉 Chi controlla l’accesso economico, controlla il comportamento.
Questo non è socialismo solidale.
È ingegneria della dipendenza.
6. Perché la sinistra europea guarda a Caracas con indulgenza
Il punto cruciale è politico e culturale.
Il Venezuela piace a una parte della sinistra europea perché:
- dimostra che è possibile governare senza limiti reali
- mostra come reprimere senza rinunciare alla retorica dei diritti
- legittima il controllo come forma di progresso
Nel nome dell’uguaglianza si impone la dipendenza.
Nel nome della giustizia sociale si distrugge la libertà individuale.
Nel nome della sicurezza si normalizza la sorveglianza.
Chi difende questo modello non è ingenuo.
È coerente.
Conclusione – Non è una distopia: è una prova generale
Il Venezuela dimostra una verità che in Europa si tenta disperatamente di nascondere:
👉 quando la sinistra rinuncia ai limiti del potere, non emancipa: domina
👉 quando promette diritti senza libertà, non crea cittadini: crea sudditi
Questa non è una distopia futura.
È un laboratorio reale.
E chi oggi applaude Caracas,
domani non potrà dire di non sapere.
Dal controllo politico esplicito al controllo infrastrutturale
Perché il caso del Venezuela è uno specchio (distorto ma istruttivo) per l’Europa
Il collegamento tra Venezuela e alcune traiettorie oggi in discussione nell’Unione europea – CBDC (euro digitale), identità digitale, ESG/CSRD, Green Deal e governance algoritmica – non è ideologico, né basato su analogie di regime.
È meccanico e funzionale.
Quando identità, denaro, accesso ai servizi e valutazione automatizzata convergono in un’unica infrastruttura interoperabile, il potere pubblico (o para-pubblico) acquisisce leve di condizionamento comportamentale più efficaci della propaganda, della censura tradizionale o della repressione esplicita.
Il Venezuela rappresenta la forma “dura” e politicamente visibile di questo modello.
L’UE rischia – anche in assenza di volontà autoritaria – una forma “morbida” ma strutturalmente più stabile, perché incorporata nelle regole tecniche.
| Leva di potere | Venezuela: esito/uso | UE: iniziativa/architettura | Funzione comune (rischio) |
|---|---|---|---|
| Identità digitale come chiave d’accesso | Carnet de la Patria: identificazione + accesso a sussidi/beni; “diritti” trasformati in benefici condizionati | European Digital Identity Wallet (EUDI Wallet) dentro il quadro eIDAS aggiornato + regolamenti attuativi della Commissione | La cittadinanza tende a diventare profilo verificabile: chi non “entra” nel sistema resta ai margini. (European Commission) |
| CBDC / moneta come strumento di policy | Digitalizzazione monetaria in contesto di controllo e dipendenza economica | Progetto “digital euro” (fase di preparazione, rulebook, infrastruttura, scelte su privacy/offline ecc.) | La moneta digitale, se progettata con regole programmabili e compliance integrata, può diventare strumento di incentivazione/punizione (soft coercion). (European Central Bank) |
| Accesso ai servizi = premio per conformità | Beni/sussidi erogati in modo selettivo, creando dipendenza | Progressiva digitalizzazione dei servizi pubblici + interoperabilità credenziali (wallet) + adempimenti AML/KYC (specie nei pagamenti) | I “diritti” rischiano di diventare accessi revocabili tramite regole tecniche/antifrode/antirischio |
| Governo per indicatori e “punteggi” | Meccanismi informali e clientelari; controllo sociale tramite dipendenza | ESG/CSRD: reporting standardizzato su rischi/impatti; classificazioni e “metriche” come linguaggio di governo dell’economia | La politica si sposta dal voto ai KPI: chi controlla metriche e soglie controlla il comportamento di imprese e filiere. (Finance) |
| Green Deal come cornice di condizionamento | Retorica e mobilitazione “salvifica” (anti-impero/giustizia) per giustificare eccezioni e controllo | Green Deal (come macro-agenda): target, piani, incentivi, obblighi di transizione; possibile condizionalità su settori/finanza | Il rischio non è “l’ambiente”: è l’uso della transizione come stato d’eccezione permanente (deroghe, urgenze, imposizioni) |
| Governance algoritmica del potere | Sorveglianza + repressione (con strumenti digitali) | AI Act: quadro per l’AI, con divieti, obblighi e categorie “alto rischio”; timeline applicativa | Anche con tutele, lo Stato può spostare decisioni sensibili su sistemi automatizzati: amministrare = classificare. (Strategia Digitale Europea) |
| Controllo dell’informazione | Censura/repressione esplicita | Regolazione piattaforme e “safety”: moderazione, rimozioni, obblighi di compliance | Dal controllo poliziesco al controllo procedurale: non serve vietare “tutto”, basta rendere costoso pubblicare certe cose |
Controllo “duro” vs controllo “infrastrutturale”
La differenza centrale non è quanto si controlla, ma come.
- Nel Venezuela, il controllo è esplicito, selettivo e politicizzato: chi è fuori dal sistema paga un prezzo immediato.
- Nell’UE, il controllo potenziale è procedurale, distribuito e normalizzato: non si vieta, si condiziona; non si punisce, si esclude per non-compliance.
In entrambi i casi, la leva decisiva è la stessa:
trasformare diritti in accessi e accessi in privilegi revocabili.
Il blocco critico: quando quattro infrastrutture si incastrano
Il salto qualitativo avviene quando queste quattro componenti diventano interoperabili:
- Identità digitale (wallet) → chi sei, cosa puoi dimostrare, con quale livello di affidabilità
- Pagamenti digitali / CBDC → cosa puoi comprare, quando, come e con quali vincoli
- Metriche ESG + Green Deal → quali comportamenti economici sono ammessi, premiati o penalizzati
- Governance algoritmica → decisioni automatizzate o “assistite” su rischio, priorità, accesso
Il Venezuela mostra l’esito finale.
L’UE sta costruendo – pezzo dopo pezzo – l’architettura che rende quell’esito tecnicamente possibile, anche senza repressione.
I quattro pilastri, uno per uno
1) CBDC (euro digitale): dal denaro come libertà al denaro come permesso
Nel lessico europeo, l’euro digitale è presentato come sovranità dei pagamenti e alternativa pubblica ai circuiti privati.
Il punto critico non è l’intenzione, ma la programmabilità potenziale.
Se la moneta è:
- completamente tracciabile,
- integrata con identità forte,
- sottoposta a regole AML/KYC sempre più granulari,
allora il denaro può diventare strumento di policy comportamentale: limitazioni, congelamenti, priorità o esclusioni non richiedono più decisioni politiche visibili, ma regole tecniche “per la sicurezza del sistema”.
Formula di rischio:
identità verificata + pagamenti regolati + compliance automatica = libertà condizionata.
2) ESG/CSRD: governare tramite metriche
La rendicontazione di sostenibilità non usa la forza.
Usa l’accesso al credito, alle assicurazioni, ai mercati e alle filiere.
Chi definisce:
- gli indicatori,
- le soglie,
- i criteri di materialità,
di fatto governa il comportamento economico senza passare dal voto.
La politica si sposta dal Parlamento ai KPI.
Il recente ridimensionamento e rinvio di parti della CSRD (2025–2026) dimostra che questo campo è conflittuale, non neutro: segno che il rischio è percepito anche all’interno delle istituzioni.
3) Green Deal: l’emergenza come struttura permanente
Il parallelo non è sull’ambiente, ma sulla logica dell’eccezione.
- In Venezuela l’emergenza è “imperialismo e sabotaggio”.
- In Europa può essere “clima, sicurezza sistemica, transizione non negoziabile”.
In entrambi i casi:
- l’urgenza giustifica deroghe,
- la pianificazione sostituisce il pluralismo,
- incentivi e penalità disciplinano i comportamenti.
Il rischio non è la transizione, ma la normalizzazione dell’emergenza come metodo di governo.
4) Governance algoritmica: amministrare significa classificare
Con l’AI Act e l’uso crescente di sistemi automatizzati nella PA, l’accesso a diritti e servizi tende a dipendere da:
- modelli di rischio,
- categorizzazioni,
- scoring impliciti (anche quando non dichiarati).
Un cittadino “governabile” è, prima di tutto, un cittadino leggibile dai sistemi.
Chi non è leggibile diventa un’anomalia amministrativa.
Chiusura editoriale
Il Venezuela rende visibile l’esito: obbedienza per sopravvivere.
L’Europa rischia un esito diverso ma parentale: conformità per accedere.
Quando CBDC, identità digitale, metriche ESG/Green Deal e governance algoritmica si integrano, la politica non ha più bisogno di repressione esplicita:
può governare con l’architettura.
LINK E FONTI (per approfondire)
Libertà politiche e diritti civili
- Freedom House – Venezuela
https://freedomhouse.org/country/venezuela/freedom-world
Libertà di stampa
- Reporters Without Borders – Venezuela
https://rsf.org/en/country/venezuela
Sorveglianza digitale e repressione
- Atlantic Council – Venezuela: A Playbook for Digital Repression
https://www.atlanticcouncil.org/event/venezuela-a-playbook-for-digital-repression/
Identità digitale e controllo sociale
- Carnet de la Patria
https://en.wikipedia.org/wiki/Homeland_card
Censura e repressione online
- Censorship in Venezuela
https://en.wikipedia.org/wiki/Censorship_in_Venezuela
Crisi economica e monetaria
- Bolívar digitale
https://it.wikipedia.org/wiki/Bol%C3%ADvar_digitale
- European Digital Identity Wallet (eIDAS):
https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/european-digital-identity - Digital Euro – European Central Bank:
https://www.ecb.europa.eu/euro/digital_euro - Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD):
https://finance.ec.europa.eu/capital-markets-union-and-financial-markets/company-reporting-and-auditing/company-reporting/corporate-sustainability-reporting_en - European Green Deal:
https://commission.europa.eu/strategy-and-policy/priorities-2019-2024/european-green-deal_en - AI Act – Artificial Intelligence Regulation:
https://digital-strategy.ec.europa.eu/en/policies/regulatory-framework-ai - Venezuela – Carnet de la Patria (overview):
https://www.reuters.com/world/americas/venezuela-carnet-de-la-patria-explainer-2018-05-21/

