Venezuela, l’illusione della libertà finanziaria

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Perché l’assioma “se non c’è la banca Rothschild allora il Paese è libero” è geopoliticamente falso

Nel dibattito critico sul potere finanziario globale circola da anni un assioma tanto semplice quanto seducente: se in un Paese non operano grandi famiglie bancarie internazionali, come i Rothschild, allora quel Paese è libero dal sistema bancario globale.
Applicato al Venezuela, questo ragionamento è diventato una scorciatoia ideologica: l’assenza di determinati attori finanziari occidentali viene letta come prova di sovranità monetaria e indipendenza geopolitica.

La realtà, però, è molto diversa. E molto più dura.


L’assenza non è una scelta, ma un effetto

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In geopolitica, l’assenza non è mai una prova in sé. È quasi sempre una conseguenza.
Il Venezuela non è “fuori” da alcune reti finanziarie perché ha costruito un modello alternativo di sovranità economica, ma perché è stato progressivamente espulso o reso inoperabile all’interno dei circuiti di credito, fiducia e scambio internazionali.

Il Paese:

  • possiede una banca centrale,
  • emette moneta fiat,
  • utilizza strumenti classici di politica monetaria.

Ciò che manca non è il modello, ma la capacità sistemica di sostenerlo: produzione diversificata, accesso ai mercati, credibilità finanziaria, stabilità istituzionale.

Scambiare questa condizione per “libertà” significa confondere l’isolamento con l’indipendenza.


Il potere finanziario oggi non ha un volto, ma un’infrastruttura

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Una delle principali distorsioni analitiche consiste nel continuare a immaginare il potere finanziario come concentrato in singole famiglie o banche “dominanti”.
Nel XXI secolo, il potere è infrastrutturale.

Il controllo geopolitico passa attraverso:

  • standard finanziari internazionali,
  • sistemi di compensazione e clearing,
  • regimi di compliance e antiriciclaggio,
  • assicurazioni sul commercio e sul trasporto,
  • sanzioni multilivello, spesso automatizzate.

Non serve “occupare” un Paese se è possibile interromperne i flussi.


Senza riconoscimento finanziario non esiste commercio globale

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C’è un dato strutturale che molte narrazioni sovraniste evitano:

Uno Stato che non è pienamente riconosciuto nel sistema finanziario internazionale non può operare stabilmente oltre i propri confini.

Il commercio globale non è uno scambio diretto di merci, ma una catena complessa che richiede:

  • riconoscimento monetario,
  • garanzie finanziarie,
  • copertura assicurativa,
  • interoperabilità bancaria.

L’esclusione da infrastrutture come SWIFT non rappresenta una rottura rivoluzionaria dell’ordine globale, ma una limitazione operativa severa che spinge il Paese verso:

  • triangolazioni opache,
  • mercati paralleli,
  • accordi bilaterali instabili,
  • dipendenza da pochi attori esterni.

Non è sovranità: è adattamento forzato.


Isolamento e propaganda: una confusione funzionale

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In geopolitica, l’isolamento non è mai neutro. È uno strumento.
Confondere l’isolamento con l’indipendenza è funzionale a due narrazioni complementari:

  • quella interna, che trasforma la debolezza in virtù;
  • quella sistemica, che beneficia di Stati auto-marginalizzati.

Uno Stato realmente sovrano:

  • sceglie con chi commerciare,
  • negozia le condizioni,
  • costruisce alternative credibili.

Uno Stato isolato, invece, subisce.


Il paradosso del potere globale contemporaneo

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Il potere geopolitico odierno segue una logica precisa:

  • regole centralizzate,
  • applicazione decentralizzata,
  • responsabilità opaca.

Non serve più un centro visibile del comando. Il sistema funziona perché:

  • gli standard sono obbligatori,
  • l’accesso è condizionato,
  • l’esclusione è tecnica, non militare.

È una forma di governo senza dichiarazione di guerra.


Conclusione: il mito della libertà per assenza

L’assioma “non esiste la banca Rothschild, quindi il Paese è libero” non descrive la realtà venezuelana.
Descrive un mito consolatorio, che sostituisce l’analisi strutturale con il simbolismo.

La vera sovranità economica non consiste nello stare fuori dal sistema, ma nella capacità di incidere sulle sue regole, di costruire infrastrutture autonome, di negoziare da posizioni di forza.

Nel caso del Venezuela, l’assenza di grandi banche occidentali non è un segno di libertà, ma il risultato di sanzioni, marginalizzazione e perdita di capacità operativa.

Non libertà, dunque.
Ma esclusione.


Fonti e link di approfondimento

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