Venezuela, la grande ipocrisia

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Perché dire “non produce droga” non assolve uno Stato-hub del narcotraffico globale

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/bd/Caracas_desde_el_%C3%A1vila.jpg/250px-Caracas_desde_el_%C3%A1vila.jpg
https://www.researchgate.net/publication/365819922/figure/fig4/AS%3A11431281103442347%401669685530547/Main-Caribbean-Drug-Trafficking-Routes-Source-The-Economist-77.jpg
https://freightwaves.b-cdn.net/wp-content/uploads/2021/04/MSC_Guyane_drug_3-1.jpg?height=546&resize=970%2C546&width=970

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Introduzione – La scorciatoia retorica che assolve tutto

Per anni una parte consistente del dibattito pubblico occidentale ha liquidato l’operazione antidroga del governo Donald Trump con una formula tanto semplice quanto intellettualmente disonesta: “il Venezuela non produce droga”.
È una tesi ripetuta come un mantra, spesso con l’aria di chi crede di aver pronunciato l’argomento definitivo. Peccato che sia un’argomentazione sbagliata, non perché falsa in senso agricolo – nessuno sostiene seriamente che la cocaina si coltivi a Caracas – ma perché profondamente fuorviante sul piano criminologico, logistico e finanziario.

Confondere produzione con centralità criminale equivale a sostenere che un porto non sia responsabile del contrabbando perché non coltiva il grano. È una scorciatoia retorica che ha finito per assolvere uno Stato catturato e per delegittimare qualsiasi azione di contrasto, anche quando il fenomeno aveva ormai assunto dimensioni sistemiche e transnazionali.

Questo articolo non difende l’unilateralismo trumpiano né le sue forzature giuridiche. Ma rifiuta l’idea – altrettanto ideologica – che la realtà del narcotraffico globale possa essere negata con un sillogismo agricolo.


1. Produzione ≠ traffico ≠ hub

Nel lessico delle agenzie internazionali, a partire dall’United Nations Office on Drugs and Crime, il narcotraffico è una catena del valore composta da fasi distinte:

  • produzione (Ande: Colombia, Perù, Bolivia),
  • trasformazione e stoccaggio,
  • transito e smistamento,
  • trasporto intercontinentale,
  • riciclaggio finanziario,
  • reinvestimento.

Negli ultimi quindici anni il Venezuela ha assunto un ruolo crescente nelle fasi centrali di questa catena. Non produce, ma smista, protegge, finanzia. È qui che l’argomento “non produce droga” collassa.

https://www.justice.gov/archive/ndic/pubs25/25921/images/fig1.jpg
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/1/18/Map_of_the_Territorial_Waters_in_the_Caribbean.png
https://amluae.com/wp-content/uploads/2024/10/1.1-Offshore-Banking-and-Increasing-Money-Laundering-Risks.webp

2. Lo Stato come piattaforma logistica

Le inchieste internazionali descrivono un modello preciso: territori costieri poco controllati, porti permeabili, apparati di sicurezza cooptati, protezione politica selettiva.
Questo modello trasforma uno Stato in piattaforma logistica. Non serve coltivare nulla quando si controlla:

  • l’accesso al mare,
  • le piste aeree,
  • le dogane,
  • i documenti,
  • la sicurezza delle rotte.

Il Venezuela è diventato un moltiplicatore di efficienza criminale per cartelli sudamericani che cercavano un’alternativa alle rotte tradizionali sotto pressione.


3. Perché l’operazione Trump è criticabile (ma non per il motivo che si dice)

L’azione del governo Trump è stata politicamente aggressiva e giuridicamente discutibile:

  • uso estensivo di sanzioni,
  • enforcement extraterritoriale,
  • retorica bellica,
  • compressione del multilateralismo.

Tutto vero.
Ma non perché il Venezuela “non produce droga”.
È criticabile perché:

  1. ha confuso contrasto al crimine e cambio di regime;
  2. ha colpito l’economia più della rete finanziaria criminale;
  3. ha sostituito il diritto internazionale con la forza unilaterale.

Contestare Trump su basi giuridiche è legittimo. Assolvere il sistema venezuelano con un sofisma è irresponsabile.


4. La rete globale: non solo cocaina

Un altro punto sistematicamente ignorato dai critici è la natura multi-prodotto delle rotte.
Le stesse infrastrutture logistiche che muovono cocaina muovono:

  • hashish (Nord Africa → Atlantico → Europa),
  • metanfetamine (Messico/Asia → Caraibi → USA/UE).
https://assets.newsweek.com/wp-content/uploads/2025/08/2671886-land-routes-cocaine-trafficking.jpg?quality=80&w=1600&webp=1
https://i0.wp.com/www.defensemedianetwork.com/wp-content/uploads/2010/11/28.jpg?fit=720%2C531&ssl=1
https://www.europol.europa.eu/sites/default/files/images/editor/container_0.jpg

Parlare di Venezuela come hub significa parlare di corridoi, non di campi di coca.


5. I numeri che non piacciono

Le autorità statunitensi ed europee hanno intercettato decine di tonnellate lungo rotte atlantiche e caraibiche con passaggio venezuelano documentato.
Queste sono solo le intercettazioni riuscite. Gli analisti concordano su un punto: per ogni carico sequestrato, altri passano.

Il risultato non è una colpa agricola, ma una responsabilità sistemica.


6. L’errore morale dell’anti-anti

C’è infine un errore morale che pesa quanto quello analitico.
Nel giusto intento di criticare Trump, una parte del dibattito ha finito per:

  • minimizzare il narcotraffico,
  • relativizzare la criminalità organizzata,
  • ridicolizzare le operazioni antidroga in quanto tali.

È una deriva pericolosa: trasforma l’antimperialismo in negazionismo criminale.


Conclusione – Due verità scomode

La vicenda venezuelana impone di tenere insieme due verità scomode:

  1. L’operazione antidroga del governo Trump è stata politicamente e giuridicamente censurabile, perché ha forzato il diritto e colpito indiscriminatamente un paese già in crisi.
  2. Il Venezuela è stato ed è un hub centrale del narcotraffico globale, e negarlo con l’argomento “non produce droga” significa rifiutare la realtà.

Tra l’imperialismo cieco e il negazionismo complice esiste una terza via:
riconoscere il problema, colpire le reti finanziarie, smantellare le piattaforme logistiche, agire con strumenti multilaterali.

Finché questo non avverrà, il crimine continuerà a globalizzarsi meglio della politica.

Schema delle principali rotte del narcotraffico transnazionale con snodo venezuelano. Le quantità indicate rappresentano ordini di grandezza basati su maxi-sequestri documentati e analisi UNODC/UE/USA.

Schema delle principali rotte del narcotraffico transnazionale con snodo venezuelano. Le quantità indicate rappresentano ordini di grandezza basati su maxi-sequestri documentati e analisi UNODC/UE/USA.

Il ciclo autosufficiente del crimine: il narcotraffico non è solo droga, ma un sistema economico che trasforma flussi illeciti in potere, armi e controllo territoriale.

Principali maxi-sequestri collegati a rotte con passaggio venezuelano (2017–2025). I dati rappresentano singoli eventi documentati e non il totale dei flussi reali.

Ricostruzione a livello internazionale delle principali intercettazioni/sequestri di droga attribuite a rotte che coinvolgono il Venezuela (come origine, hub di transito o piattaforma logistica), basata su fonti ONU, OAS, Europol, autorità nazionali e comunicati operativi.
⚠️ Avvertenza metodologica: non esiste un elenco mondiale unico “per paese di provenienza”. I dati sono per rotte/operazioni, spesso multi-origine (Colombia/Perù → Venezuela → Caraibi/Atlantico). Qui sono riportati i casi più rilevanti e documentati, con quantità quando pubbliche.


Intercettazioni internazionali di droga collegate a rotte venezuelane

1) Stati Uniti (Caraibi & Atlantico)

  • US Coast Guard / Joint Interagency Task Force South (JIATF-S)
    2019–2025: centinaia di operazioni marittime e aeree nella Caribbean Transit Zone.
    Quantità aggregate (tutte le rotte): >200 tonnellate di cocaina sequestrate in singoli anni fiscali.
    Nota: una quota significativa transita lungo/da le coste venezuelane, ma i comunicati spesso non disaggregano per “origine Venezuela”.

2) Europa (Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Francia)

  • Spagna (Guardia Civil / Policía Nacional)
    2018–2024: ripetuti maxi-sequestri in porti (Algeciras, Valencia) e in mare.
    Casi emblematici: carichi da 3 a 10+ tonnellate per singola operazione, dichiarati “provenienti dai Caraibi”, con Venezuela indicato come hub di transito in diverse indagini giudiziarie.
  • Paesi Bassi (Rotterdam) & Belgio (Anversa)
    2019–2024: decine di tonnellate annue sequestrate.
    Pattern investigativo: container “ripuliti” in Sud America → Caraibi/Venezuela → Nord Europa.
  • Francia
    2019–2023: sequestri multi-tonnellata in porti e in alto mare; Venezuela citato come snodo in procedimenti per associazione a delinquere transnazionale.

3) Regno Unito

  • National Crime Agency (NCA)
    2020–2024: sequestri per diverse tonnellate in porti e aeroporti.
    In più indagini la rotta è descritta come Caraibi → Atlantico → UK, con collegamenti logistici al Venezuela.

4) America Latina (cooperazione regionale)

  • Repubblica Dominicana
    2019–2024: recuperi e sequestri da 1 a 2 tonnellate per evento in operazioni congiunte.
    Le indagini indicano rotte costiere venezuelane come tratto di passaggio.
  • Colombia
    2018–2024: sequestri terrestri e marittimi; molte spedizioni uscivano verso il Venezuela per l’imbarco.
  • Brasile
    2019–2023: intercettazioni aeree e fluviali; Venezuela citato come ponte verso l’Atlantico.

5) Africa Occidentale (snodo emergente)

  • Cabo Verde, Senegal, Guinea-Bissau
    2018–2023: sequestri da centinaia di kg a tonnellate.
    Le Nazioni Unite (UNODC) descrivono la rotta Caraibi/Venezuela → Africa Occidentale → Europa come corridoio chiave.
AreaPeriodoQuantità indicativaFonte/Nota
USA (Caraibi)2019–2025>200 t/anno (aggregate)JIATF-S / USCG
UE (ES-NL-BE-FR)2019–2024decine di tonnellate/annoAutorità nazionali / Europol
UK2020–2024diverse tonnellateNCA
Caraibi2019–20241–5 t per eventoOperazioni congiunte
Africa Occidentale2018–20230,5–5 t per eventoUNODC

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