Perché dire “non produce droga” non assolve uno Stato-hub del narcotraffico globale



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Introduzione – La scorciatoia retorica che assolve tutto
Per anni una parte consistente del dibattito pubblico occidentale ha liquidato l’operazione antidroga del governo Donald Trump con una formula tanto semplice quanto intellettualmente disonesta: “il Venezuela non produce droga”.
È una tesi ripetuta come un mantra, spesso con l’aria di chi crede di aver pronunciato l’argomento definitivo. Peccato che sia un’argomentazione sbagliata, non perché falsa in senso agricolo – nessuno sostiene seriamente che la cocaina si coltivi a Caracas – ma perché profondamente fuorviante sul piano criminologico, logistico e finanziario.
Confondere produzione con centralità criminale equivale a sostenere che un porto non sia responsabile del contrabbando perché non coltiva il grano. È una scorciatoia retorica che ha finito per assolvere uno Stato catturato e per delegittimare qualsiasi azione di contrasto, anche quando il fenomeno aveva ormai assunto dimensioni sistemiche e transnazionali.
Questo articolo non difende l’unilateralismo trumpiano né le sue forzature giuridiche. Ma rifiuta l’idea – altrettanto ideologica – che la realtà del narcotraffico globale possa essere negata con un sillogismo agricolo.
1. Produzione ≠ traffico ≠ hub
Nel lessico delle agenzie internazionali, a partire dall’United Nations Office on Drugs and Crime, il narcotraffico è una catena del valore composta da fasi distinte:
- produzione (Ande: Colombia, Perù, Bolivia),
- trasformazione e stoccaggio,
- transito e smistamento,
- trasporto intercontinentale,
- riciclaggio finanziario,
- reinvestimento.
Negli ultimi quindici anni il Venezuela ha assunto un ruolo crescente nelle fasi centrali di questa catena. Non produce, ma smista, protegge, finanzia. È qui che l’argomento “non produce droga” collassa.


2. Lo Stato come piattaforma logistica
Le inchieste internazionali descrivono un modello preciso: territori costieri poco controllati, porti permeabili, apparati di sicurezza cooptati, protezione politica selettiva.
Questo modello trasforma uno Stato in piattaforma logistica. Non serve coltivare nulla quando si controlla:
- l’accesso al mare,
- le piste aeree,
- le dogane,
- i documenti,
- la sicurezza delle rotte.
Il Venezuela è diventato un moltiplicatore di efficienza criminale per cartelli sudamericani che cercavano un’alternativa alle rotte tradizionali sotto pressione.
3. Perché l’operazione Trump è criticabile (ma non per il motivo che si dice)
L’azione del governo Trump è stata politicamente aggressiva e giuridicamente discutibile:
- uso estensivo di sanzioni,
- enforcement extraterritoriale,
- retorica bellica,
- compressione del multilateralismo.
Tutto vero.
Ma non perché il Venezuela “non produce droga”.
È criticabile perché:
- ha confuso contrasto al crimine e cambio di regime;
- ha colpito l’economia più della rete finanziaria criminale;
- ha sostituito il diritto internazionale con la forza unilaterale.
Contestare Trump su basi giuridiche è legittimo. Assolvere il sistema venezuelano con un sofisma è irresponsabile.
4. La rete globale: non solo cocaina
Un altro punto sistematicamente ignorato dai critici è la natura multi-prodotto delle rotte.
Le stesse infrastrutture logistiche che muovono cocaina muovono:
- hashish (Nord Africa → Atlantico → Europa),
- metanfetamine (Messico/Asia → Caraibi → USA/UE).



Parlare di Venezuela come hub significa parlare di corridoi, non di campi di coca.
5. I numeri che non piacciono
Le autorità statunitensi ed europee hanno intercettato decine di tonnellate lungo rotte atlantiche e caraibiche con passaggio venezuelano documentato.
Queste sono solo le intercettazioni riuscite. Gli analisti concordano su un punto: per ogni carico sequestrato, altri passano.
Il risultato non è una colpa agricola, ma una responsabilità sistemica.
6. L’errore morale dell’anti-anti
C’è infine un errore morale che pesa quanto quello analitico.
Nel giusto intento di criticare Trump, una parte del dibattito ha finito per:
- minimizzare il narcotraffico,
- relativizzare la criminalità organizzata,
- ridicolizzare le operazioni antidroga in quanto tali.
È una deriva pericolosa: trasforma l’antimperialismo in negazionismo criminale.
Conclusione – Due verità scomode
La vicenda venezuelana impone di tenere insieme due verità scomode:
- L’operazione antidroga del governo Trump è stata politicamente e giuridicamente censurabile, perché ha forzato il diritto e colpito indiscriminatamente un paese già in crisi.
- Il Venezuela è stato ed è un hub centrale del narcotraffico globale, e negarlo con l’argomento “non produce droga” significa rifiutare la realtà.
Tra l’imperialismo cieco e il negazionismo complice esiste una terza via:
riconoscere il problema, colpire le reti finanziarie, smantellare le piattaforme logistiche, agire con strumenti multilaterali.
Finché questo non avverrà, il crimine continuerà a globalizzarsi meglio della politica.

Schema delle principali rotte del narcotraffico transnazionale con snodo venezuelano. Le quantità indicate rappresentano ordini di grandezza basati su maxi-sequestri documentati e analisi UNODC/UE/USA.
Il ciclo autosufficiente del crimine: il narcotraffico non è solo droga, ma un sistema economico che trasforma flussi illeciti in potere, armi e controllo territoriale.

Principali maxi-sequestri collegati a rotte con passaggio venezuelano (2017–2025). I dati rappresentano singoli eventi documentati e non il totale dei flussi reali.
Ricostruzione a livello internazionale delle principali intercettazioni/sequestri di droga attribuite a rotte che coinvolgono il Venezuela (come origine, hub di transito o piattaforma logistica), basata su fonti ONU, OAS, Europol, autorità nazionali e comunicati operativi.
⚠️ Avvertenza metodologica: non esiste un elenco mondiale unico “per paese di provenienza”. I dati sono per rotte/operazioni, spesso multi-origine (Colombia/Perù → Venezuela → Caraibi/Atlantico). Qui sono riportati i casi più rilevanti e documentati, con quantità quando pubbliche.
Intercettazioni internazionali di droga collegate a rotte venezuelane
1) Stati Uniti (Caraibi & Atlantico)
- US Coast Guard / Joint Interagency Task Force South (JIATF-S)
2019–2025: centinaia di operazioni marittime e aeree nella Caribbean Transit Zone.
Quantità aggregate (tutte le rotte): >200 tonnellate di cocaina sequestrate in singoli anni fiscali.
Nota: una quota significativa transita lungo/da le coste venezuelane, ma i comunicati spesso non disaggregano per “origine Venezuela”.
2) Europa (Spagna, Paesi Bassi, Belgio, Francia)
- Spagna (Guardia Civil / Policía Nacional)
2018–2024: ripetuti maxi-sequestri in porti (Algeciras, Valencia) e in mare.
Casi emblematici: carichi da 3 a 10+ tonnellate per singola operazione, dichiarati “provenienti dai Caraibi”, con Venezuela indicato come hub di transito in diverse indagini giudiziarie. - Paesi Bassi (Rotterdam) & Belgio (Anversa)
2019–2024: decine di tonnellate annue sequestrate.
Pattern investigativo: container “ripuliti” in Sud America → Caraibi/Venezuela → Nord Europa. - Francia
2019–2023: sequestri multi-tonnellata in porti e in alto mare; Venezuela citato come snodo in procedimenti per associazione a delinquere transnazionale.
3) Regno Unito
- National Crime Agency (NCA)
2020–2024: sequestri per diverse tonnellate in porti e aeroporti.
In più indagini la rotta è descritta come Caraibi → Atlantico → UK, con collegamenti logistici al Venezuela.
4) America Latina (cooperazione regionale)
- Repubblica Dominicana
2019–2024: recuperi e sequestri da 1 a 2 tonnellate per evento in operazioni congiunte.
Le indagini indicano rotte costiere venezuelane come tratto di passaggio. - Colombia
2018–2024: sequestri terrestri e marittimi; molte spedizioni uscivano verso il Venezuela per l’imbarco. - Brasile
2019–2023: intercettazioni aeree e fluviali; Venezuela citato come ponte verso l’Atlantico.
5) Africa Occidentale (snodo emergente)
- Cabo Verde, Senegal, Guinea-Bissau
2018–2023: sequestri da centinaia di kg a tonnellate.
Le Nazioni Unite (UNODC) descrivono la rotta Caraibi/Venezuela → Africa Occidentale → Europa come corridoio chiave.
| Area | Periodo | Quantità indicativa | Fonte/Nota |
| USA (Caraibi) | 2019–2025 | >200 t/anno (aggregate) | JIATF-S / USCG |
| UE (ES-NL-BE-FR) | 2019–2024 | decine di tonnellate/anno | Autorità nazionali / Europol |
| UK | 2020–2024 | diverse tonnellate | NCA |
| Caraibi | 2019–2024 | 1–5 t per evento | Operazioni congiunte |
| Africa Occidentale | 2018–2023 | 0,5–5 t per evento | UNODC |

