Una lunga battaglia americana

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Da Hamilton e Lincoln a Kennedy e Trump: la sovranità contro la finanza imperiale europea

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Nella narrazione dominante, le presidenze americane sono spesso lette come episodi isolati. Eppure, osservando la storia economica degli Stati Uniti in profondità, emerge una linea di frattura ricorrente: da una parte l’idea di una nazione sovrana, capace di controllare moneta, credito e sviluppo; dall’altra la dipendenza strutturale dai centri finanziari europei, eredità dell’ordine coloniale.

In questa prospettiva, le figure di Alexander Hamilton, Abraham Lincoln, John F. Kennedy e Donald Trump non sono sovrapponibili per stile o ideologia, ma collegate da un filo comune: la resistenza all’egemonia finanziaria esterna.


1) Hamilton: nascita della sovranità economica americana

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Con Hamilton, primo Segretario al Tesoro, gli Stati Uniti pongono le basi di un sistema economico nazionale. Il suo progetto è chiaro:

  • credito pubblico come strumento di sviluppo;
  • banca nazionale per coordinare moneta e investimenti;
  • industria protetta per evitare la dipendenza dalle importazioni europee.

Hamilton vedeva con lucidità il rischio: senza controllo del credito, la giovane repubblica sarebbe rimasta una colonia economica. Il bersaglio non era una famiglia o un Paese, ma il meccanismo che trasformava il debito in sudditanza.


2) Lincoln: la guerra civile come guerra monetaria

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Durante la Guerra Civile, Abraham Lincoln compie una scelta radicale: emettere Greenbacks, moneta sovrana non basata su prestiti esteri.

La decisione ha due effetti decisivi:

  • finanzia lo sforzo bellico senza sottomettersi ai banchieri europei;
  • riafferma che la moneta è prerogativa dello Stato, non del capitale privato transnazionale.

Non è un caso che l’ostilità verso Lincoln provenisse anche da ambienti finanziari europei. La sua politica metteva in discussione la rendita del debito come strumento di controllo.


3) Dall’Ottocento al Novecento: la persistenza dell’asse europeo

Con la fine dell’impero coloniale formale, il potere finanziario europeo non scompare: si riorganizza.
Il suo baricentro diventa la City of London, affiancata dall’asse bancario continentale con epicentro a Parigi.

Questa architettura:

  • non governa territori;
  • governa flussi (credito, assicurazioni, clearing);
  • rende gli Stati dipendenti dalla finanza per crescere.

Gli Stati Uniti, pur vincitori geopolitici, restano inseriti in questo sistema.


4) Kennedy: la sfida moderna alla rendita monetaria

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Con John F. Kennedy, la questione riemerge in forma moderna. L’ordine esecutivo sul silver-backed currency riafferma un principio: lo Stato può intervenire direttamente nella sfera monetaria.

Kennedy non avvia una rivoluzione monetaria, ma riapre il dossier della sovranità economica in un’epoca dominata da grandi capitali e istituzioni multilaterali. La sua presidenza mostra quanto questa linea di conflitto sia politicamente sensibile.


5) Trump: ritorno alla sovranità in un mondo finanziarizzato

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Arriviamo a Donald Trump. Le sue politiche non sono un ritorno meccanico a Hamilton o Lincoln. Ma ripropongono lo stesso asse di conflitto:

  • critica alla globalizzazione finanziaria;
  • uso politico di dazi e sanzioni;
  • tentativo di riportare produzione e credito sotto controllo nazionale;
  • tensione con l’asse City–Wall Street quando questo limita la sovranità statale.

Trump non combatte “la finanza” in astratto. Contesta la subordinazione strutturale dello Stato ai circuiti finanziari transnazionali nati in Europa e globalizzati nel Novecento.


6) City di Londra e Parigi: dal colonialismo al controllo dei flussi

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La City di Londra non è un complotto: è un’infrastruttura.
Parigi, con i suoi poli bancari e assicurativi, completa l’asse continentale.

Insieme:

  • gestiscono intermediazione e clearing;
  • ospitano reti offshore;
  • trasformano debito e capitale in potere sistemico.

Il risultato è una nuova forma di colonialismo: non territoriale, ma finanziario.


Conclusione: una guerra lunga due secoli

La battaglia che attraversa Hamilton, Lincoln, Kennedy e Trump non è personale. È strutturale.

  • Hamilton fonda la sovranità economica.
  • Lincoln la difende con moneta nazionale.
  • Kennedy ne riafferma il principio nel mondo moderno.
  • Trump la riporta al centro in un sistema globalizzato.

Che si condividano o meno i loro metodi, il filo rosso è chiaro:
👉 la liberazione dalla sudditanza finanziaria europea come condizione della sovranità americana.

In questa chiave, Trump non è un’anomalia.
È l’ultimo capitolo di una lunga contesa tra Stato e finanza, tra nazione e impero dei flussi.

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