TATA IA PER UTERI ARTIFICIALI

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PER LA RICERCA DI UN’ “UMANITA’ “ PERFETTA

Si chiama Ectogenesi (o esogenesi) il far crescere un bambino fuori dall’utero materno. L’idea circola da decenni ed ebbe vita dall’intento di salvare i bambini nati troppo prematuramente per sopravvivere.

Partiamo dai dati: le nascite premature prima della 37esima settimana di gravidanza sono la causa di morte neonatale più frequente. Prima della 22esima settimana di gestazione le possibilità di sopravvivere sono praticamente inesistenti e solo dalla 27esima si inizia a superare il 90%. Sono 15 milioni i neonati che ogni anno nascono prematuri, metà di loro non sopravvive e l’altra metà vive con disabilità fisiche o intellettive. Nei nati gravemente pretermine sono infatti frequenti malattie polmonari, intestinali, danni cerebrali e cecità.

L’idea di salvare questi piccoli è sicuramente una volontà condivisibile, ma si sta andando oltre.

Un team di ricercatori di Suzhou (Cina) ha sviluppato un sistema di intelligenza artificiale che può prendersi cura degli embrioni umani per farli crescere in un utero artificiale.

La “tata” dell’IA si sta già occupando degli embrioni animali e che alcuni scienziati ritengono che lo stesso tipo di tecnologia possa essere utilizzata per i feti umani per “crescere in modo più sicuro ed efficiente”.

E’ una sorta di “tata” costruita con algoritmi di IA che permetterebbe la crescita di feti umani, a detta degli scienziati, in modo più sicuro rispetto a quanto possa avvenire nel grembo materno.

Il nuovo studio apparso sul Journal of Biomedical Engineering descrive questa tecnologia come un “dispositivo per la coltura di embrioni umani nel lungo termine”, una specie di grande contenitore con all’interno i fluidi nutrienti necessari per la crescita dei feti.

Attualmente testato sui topi, il sistema è in grado di registrare ogni variazione che viene elaborata dall’algoritmo in grado di segnalare cambiamenti, eventuali problemi, fabbisogno nutritivo o di anidride carbonica, ecc. stabilendo così anche lo stato di salute dell’embrione.

Ciò significa che l’utero artificiale e il sistema a cui è collegato è in grado di rilevare qualsiasi “difetto” (come definito dagli studiosi) del nascituro.

La Cina si trincea dietro il più basso tasso di natalità mai registrato negli ultimi 10 anni, giustificando questo progetto con la necessità di “crescere in modo sicuro ed efficiente” i feti, perché, sempre secondo il team, comprendendo l’origine della vita si possono risolvere i difetti alla nascita e altri problemi di salute riproduttiva.

Lo scopo pare essere volto a sopperire il fatto che le donne cinesi rifiutano sempre di più matrimonio e maternità.

Il progetto è bloccato dalle leggi internazionali che vietano gli studi sperimentali su embrioni umani, la Cina spinge perché tali regole vangano cambiate, ma i dubbi in merito sono davvero innumerevoli.

Clara Rugaard in “I Am Mother” | via imdb

Questo è il progresso che la scienza e la ricerca stanno inseguendo, ma le domande di carattere morale, etico e legale sono tantissime.

Prima su tutte,  la domanda che ci poniamo è: è etico?

Cercare a tutti i costi la “perfezione” nella vita che arriva è moralmente corretto?

E ancora, se i feti in utero artificiale dovessero risultare “difettosi” saranno buttati via come immondizia?

In che tempistiche, entro il terzo mese, il quinto, fino alla nascita? Non è aborto o infanticidio?

In ultimo, di chi sarebbero figli questi nati? Quali diritti avrebbero o non avrebbero? Quale futuro avrebbero e in che condizioni crescerebbero?

Fino a che punto ci si può spingere per sostituirsi a madre natura senza dimenticare la “natura” di cui siamo fatti e a cui apparteniamo?

Articolo correlato dal quale abbiamo preso spunto lo trovi su ChildResQue Italia del 03 maggio 2022:

TATA IA PER UTERI ARTIFICIALI

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