Scacco matto finanziario: Trump, Putin e la rottura storica della guerra come modello economico

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La storia delle guerre moderne non è scritta solo nei trattati o nei campi di battaglia.
È scritta nei bilanci, nei fondi congelati, nelle sanzioni, nei debiti imposti e nelle ricostruzioni privatizzate.

In questo quadro, la convergenza strategica tra Donald Trump e Vladimir Putin sull’uso degli asset russi congelati rappresenta una rottura storica, non un semplice gesto diplomatico.

Per la prima volta, il congelamento degli asset — strumento cardine dell’imperialismo finanziario contemporaneo — viene rovesciato semanticamente:
da punizione morale a leva obbligata di pace.

Non è una mossa tattica.
È un attacco al DNA del sistema.


Le sanzioni come arma imperiale: una continuità storica

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Scacco matto finanziario: Trump, Putin e la rottura storica della guerra come modello economico

Dal secondo dopoguerra in poi, il potere occidentale non si è più fondato solo sulla forza militare, ma su un’architettura finanziaria precisa:

  • Bretton Woods (1944): il dollaro come perno globale;
  • FMI e Banca Mondiale: strumenti di disciplina economica;
  • sanzioni e congelamenti: armi non dichiarate ma devastanti.

Le sanzioni non sono mai state neutrali.
Sono state meccanismi di ristrutturazione forzata delle economie non allineate.

I casi storici sono inequivocabili:

  • Iraq: fondi sovrani congelati e poi assorbiti durante l’occupazione;
  • Jugoslavia: strangolamento economico prima della frammentazione politica;
  • Libia: asset di Stato spariti dopo l’intervento NATO;
  • Afghanistan: miliardi bloccati mentre la popolazione collassava.

Il messaggio è sempre stato lo stesso:

la sovranità è revocabile, se non obbedisce.


L’Ucraina: dalla guerra “valoriale” alla rendita sistemica

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Scacco matto finanziario: Trump, Putin e la rottura storica della guerra come modello economico

Il conflitto ucraino rappresenta un salto di qualità.
Non solo per l’intensità militare, ma per la perfezione del modello finanziario.

L’Ucraina è diventata:

  • un pozzo senza fondo di fondi pubblici occidentali;
  • un laboratorio di privatizzazione della ricostruzione prima della fine della guerra;
  • una piattaforma ideale per ONG, contractor, fondi speculativi, consulenze e subappalti.

È lo stesso schema visto:

  • in Vietnam (complesso militare-industriale),
  • in Afghanistan (guerra infinita),
  • in Iraq post-2003 (ricostruzione permanente).

La guerra non è un incidente del sistema.
È una funzione economica strutturale.


Il ribaltamento strategico: dagli asset congelati agli “ostaggi della pace”

Ed è qui che la mossa Trump–Putin assume un valore storico.

Se gli asset russi congelati vengono formalmente vincolati a pace e ricostruzione, il sistema entra in contraddizione frontale con sé stesso.

Perché, a quel punto:

  • bloccarli significa bloccare la ricostruzione;
  • trattenerli significa difendere la guerra;
  • giustificarne il sequestro significa confessare il fine predatorio.

Il denaro cambia statuto:

  • non più bottino;
  • non più sanzione;
  • ma ostaggio politico.

Chi lo trattiene non è più arbitro morale, ma carceriere della pace.

Questo è lo scacco matto.


Il crollo della narrativa globalista

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Scacco matto finanziario: Trump, Putin e la rottura storica della guerra come modello economico

Per decenni, il modello globalista ha funzionato grazie a una copertura perfetta:

emergenza morale + opacità finanziaria

Ma una pace economicamente tracciabile distrugge l’alibi.

Niente più:

  • guerre “necessarie” senza fine;
  • fondi congelati “temporaneamente”;
  • ricostruzioni privatizzate senza responsabilità.

È per questo che la mossa colpisce direttamente l’ecosistema di potere legato al World Economic Forum e alla governance non eletta: perché svela la guerra come racket, non come tragedia inevitabile.


Il vero bersaglio: la fine della guerra come modello economico

Questa non è una partita su Ucraina, Russia o Stati Uniti.
È una partita sulla sopravvivenza del modello di accumulazione fondato sul caos.

Se la pace diventa:

  • più trasparente della guerra,
  • più controllabile del conflitto,
  • meno redditizia per gli intermediari,

allora l’intera architettura post-Bretton Woods entra in crisi.


Osservare le resistenze: l’ultima prova

La verità emergerà da chi dirà:

  • “non è il momento”,
  • “ci sono problemi tecnici”,
  • “serve più tempo”.

Osservate chi resiste alla destinazione dei fondi verso la pace.
Lì troverete i veri beneficiari della guerra.

Perché quando il denaro non può più nascondersi dietro la morale, resta solo una cosa:
il saccheggio reso sistema.

E a quel punto, lo scacco matto non è narrativo.
È storico.


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