Perché la narrativa del “furto” non regge all’analisi dei fatti
Negli ultimi mesi si è consolidata una narrazione tanto rumorosa quanto semplificata: controinformazione e una parte rilevante del mainstream descrivono l’azione statunitense in Venezuela come un’operazione predatoria, quasi coloniale, orchestrata da Donald Trump per rubare il petrolio venezuelano.
Una narrativa che fa presa perché emotiva, ma che non resiste a un’analisi economica, giuridica e geopolitica rigorosa.
Il paradosso è evidente: due mondi mediatici apparentemente opposti finiscono per raccontare la stessa favola, sostituendo la complessità con slogan e immagini simboliche.

Il falso presupposto: il “cambio di regime” come alibi narrativo
Il primo pilastro retorico è l’idea che in Venezuela sia avvenuto – o stia avvenendo – un cambio di regime funzionale al saccheggio delle risorse.
Ma questo presupposto è tecnicamente errato per almeno quattro ragioni fondamentali:
- Non esiste alcun atto internazionale che sancisca una nuova autorità venezuelana controllata dagli USA
- Le risorse petrolifere non sono state trasferite di proprietà
- Non esiste una dottrina di “diritto di conquista” applicabile
- Le transazioni avvengono tramite licenze, contratti e intermediari regolati
Il concetto di regime change qui è dunque uno strumento narrativo, non una descrizione giuridica dei fatti.



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Petrolio “rubato” o petrolio finalmente pagato?
Uno dei punti più manipolati riguarda la natura economica delle transazioni.
Secondo la narrativa dominante, il petrolio venezuelano verrebbe “portato via” dagli Stati Uniti. La realtà è esattamente opposta.
Il nodo centrale: il prezzo di mercato
Trump ha dichiarato in modo esplicito che il petrolio venezuelano:
- verrà pagato a prezzo di mercato
- non sarà più ceduto gratuitamente o sottocosto
- non alimenterà reti opache o triangolazioni politiche
Questo elemento segna una discontinuità storica rispetto al passato recente, in cui enormi volumi di greggio venezuelano venivano di fatto sottratti all’economia nazionale.
Chi beneficiava davvero del “petrolio gratis”
Per anni il Venezuela ha sostenuto un sistema di alleanze basato sulla cessione di petrolio:
- a Cuba, in cambio di supporto politico e apparati di sicurezza
- a Iran, tramite scambi indiretti e aggiramento delle sanzioni
In questi casi:
- i proventi non rientravano pienamente nelle casse venezuelane
- la popolazione non beneficiava in alcun modo
- il petrolio diventava strumento geopolitico, non risorsa economica
Definire questo sistema come “solidarietà internazionale” è, nei fatti, una mistificazione.
Investimenti americani: estrazione coloniale o ricostruzione industriale?



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L’industria petrolifera venezuelana, guidata dalla compagnia statale PDVSA, è oggi:
- tecnologicamente arretrata
- logorata da anni di sottoinvestimenti
- incapace di sfruttare le proprie riserve senza capitali esterni
Gli investimenti americani annunciati sono privati, non statali, e mirano a:
- modernizzare raffinerie e oleodotti
- recuperare capacità estrattiva
- riattivare filiere industriali locali
Effetti concreti per la popolazione
Se correttamente implementati, questi investimenti comportano:
- occupazione locale qualificata
- entrate fiscali stabili
- riduzione del contrabbando
- accesso a tecnologia e know-how
Questo non è “furto”, ma iniezione di capitale produttivo in un sistema collassato.
Il vero nodo geopolitico: energia, sovranità e multipolarismo
Il vantaggio americano esiste, ed è inutile negarlo. Ma va compreso nel suo contesto reale.
Il dato chiave (quasi mai citato):
👉 Stati Uniti + Venezuela controllano circa il 55% della produzione petrolifera mondiale potenziale
Questo implica:
- riduzione drastica della dipendenza USA da Arabia Saudita
- minore esposizione alle crisi del Medio Oriente
- maggiore stabilità dei prezzi globali
- rafforzamento dell’America come super-produttore energetico
Non è colonialismo: è riallineamento strategico globale.
Perché mainstream e controinformazione convergono sulla stessa bugia
Il punto più interessante è mediatico:
- il mainstream usa il “furto del petrolio” per demonizzare Trump
- la controinformazione lo usa per confermare il mito dell’impero predatore
Entrambi però:
- ignorano i documenti economici
- semplificano la geopolitica
- sostituiscono l’analisi con indignazione emotiva
Il risultato è una propaganda speculare, che non informa ma orienta.
Conclusione: meno slogan, più documenti
Il caso venezuelano dimostra che:
- il petrolio non viene rubato
- viene pagato a prezzo di mercato
- gli investimenti possono ricostruire un settore distrutto
- il vero gioco è energetico e multipolare, non ideologico
In un mondo che entra in una nuova fase di competizione globale, l’energia è sovranità reale, non narrativa da talk show.
DOCUMENTI E FONTI DI APPROFONDIMENTO
- Reuters – US oil refiners and Venezuela strategy
https://www.reuters.com - Council on Foreign Relations – Venezuela oil outlook
https://www.cfr.org - U.S. Energy Information Administration (EIA) – Venezuela country analysis
https://www.eia.gov - OPEC Annual Statistical Bulletin
https://www.opec.org - Time Magazine – Oil companies and Venezuela
https://time.com - Washington Post – Energy geopolitics analysis
https://www.washingtonpost.com


Ottimo lavoro, grazie.