Narco-terrorismo, petrolio e il falso mito del “gold grab”
Introduzione
Nel dibattito pubblico sull’intervento statunitense che ha portato all’arresto di Nicolás Maduro, una tesi ricorrente sostiene che il vero obiettivo fosse l’oro venezuelano.
Questa narrazione, pur suggestiva, non regge alla verifica dei fatti. Un’analisi basata su atti giudiziari, decisioni di corti supreme e reportage di agenzie internazionali indica piuttosto due driver principali:
- cornice giudiziaria (accuse di narco-terrorismo);
- leva energetica (petrolio e settore oil & gas).
L’oro appare laterale, preesistente e in larga parte non sequestrabile nel breve periodo.

1) Il movente dichiarato: la cornice giudiziaria (droga / narco-terrorismo)



La base pubblica più solida è la narrazione giudiziaria statunitense, formalizzata in atti del United States Department of Justice.
In tali documenti, Maduro e altri funzionari venezuelani vengono accusati di narco-terrorismo e traffico di droga, con riferimenti anche al cosiddetto Cartel of the Suns.
Perché questo conta sul “movente oro”
Se l’operazione fosse stata concepita principalmente per appropriarsi dell’oro, ci si aspetterebbe:
- briefing e comunicazioni centrati su oro, miniere e riserve;
- azioni immediate su caveau, Banca Centrale del Venezuela (BCV), flussi auriferi.
Nulla di tutto ciò emerge come priorità nei documenti pubblici.
Il frame coerente è invece: cattura del leader + imputazioni penali.
2) La leva materiale che emerge nel post-evento: il petrolio (non l’oro)


Nelle notizie immediatamente successive, l’elemento economico-strategico più esplicito è il petrolio venezuelano. I reportage di Reuters parlano di:
- trasferimenti/vendite di barili verso gli USA;
- interlocuzioni con major petrolifere;
- piani di rilancio e gestione dei proventi energetici.
Punto chiave: la “materialità” dell’azione verificabile si aggancia a energia e oil sector, non a lingotti d’oro.
3) Perché l’oro è un movente debole: tre fatti duri
A) L’oro “strategico” è bloccato in una disputa legale nel Regno Unito

Una parte rilevante delle riserve auree venezuelane custodite all’estero è impantanata in un contenzioso presso la Supreme Court of the United Kingdom.
La controversia riguarda circa 1 miliardo di dollari detenuti nei caveau della Bank of England, ed è legata al riconoscimento legittimo delle autorità che impartiscono istruzioni sulla BCV.
➡️ Se il movente fosse l’oro, il boccone più grande non è a Caracas ed è vincolato da procedure legali, non da un’operazione militare.
B) Una quota enorme di oro è già stata monetizzata (Svizzera, 2013–2016)



Secondo Reuters, il Venezuela ha spedito 113 tonnellate d’oro in Svizzera tra il 2013 e il 2016 (circa 5,2 miliardi di dollari) per sostenere l’economia in difficoltà; tali esportazioni si sarebbero fermate dal 2017.
➡️ L’idea di un “bottino” immediato è indebolita: parte sostanziale dell’oro è già passata per canali esteri anni prima dell’intervento.
C) L’oro interno (Arco Minerario) è un asset sporco e frammentato


I report di Human Rights Watch documentano violenze, abusi e contrabbando nelle miniere illegali venezuelane.
Questa filiera:
- è illecita;
- è frammentata;
- non equivale a lingotti pronti in un caveau statale.
➡️ Anche assumendo un interesse per l’oro, non è un asset “plug-and-play” per un’operazione politico-militare.
4) Il test decisivo: cosa sarebbe successo se l’oro fosse stato il vero obiettivo?



Se l’oro fosse stato centrale, subito dopo l’arresto avremmo visto:
- decreti su BCV, caveau, miniere;
- operazioni di sequestro e custodia internazionale dell’oro;
- mosse coordinate su Londra e Svizzera.
Non è accaduto.
È invece emerso:
- focus su petrolio e barili;
- contatti con compagnie energetiche;
- prosecuzione della cornice giudiziaria.
Conclusione operativa: la traccia porta a oil + law enforcement, non a “gold grab”.
5) Sintesi finale (pronta per articolo e video)
- L’oro venezuelano è un tema vecchio, non il trigger dell’intervento (dispute e monetizzazioni precedono i fatti).
- L’oro più rilevante è fuori dal Paese ed è legato a contenziosi legali (UK).
- Il post-evento mostra priorità energetiche e giudiziarie, non aurifere.
👉 Moventi sostenuti dai fatti:
narco-terrorismo (giudiziario) + petrolio (energetico)
👉 Movente non sostenuto dai fatti:
oro
Documenti e fonti primarie
1) DOJ – Comunicato (26 marzo 2020): imputazioni a Nicolás Maduro e altri (narco-terrorismo)
https://www.justice.gov/archives/opa/pr/nicol-s-maduro-moros-and-14-current-and-former-venezuelan-officials-charged-narco-terrorism
2) DOJ – Documento/atto (PDF) collegato alle accuse
https://www.justice.gov/opa/media/1422326/dl
3) UK Supreme Court – Disputa sulle riserve venezuelane (Bank of England / BCV)
https://www.supremecourt.uk/cases/uksc-2020-0195
4) Reuters – Oro venezuelano spedito in Svizzera (113 tonnellate, 2013–2016)
https://www.reuters.com/business/finance/venezuela-under-maduro-shipped-gold-worth-52-billion-switzerland-2026-01-06/
5) Reuters – Petrolio venezuelano e trasferimenti verso gli USA
https://www.reuters.com/business/energy/trump-says-venezuela-turn-over-30-50-million-barrels-oil-us-2026-01-06/
6) Reuters – Colloqui USA con major petrolifere
https://www.reuters.com/business/energy/us-pushes-oil-majors-invest-big-venezuela-if-they-want-recover-debts-2026-01-04/
https://www.reuters.com/business/energy/trump-administration-has-not-consulted-us-oil-majors-about-venezuela-oil-execs-2026-01-05/
7) Human Rights Watch – Abusi nelle miniere d’oro illegali in Venezuela
https://www.hrw.org/news/2020/02/04/venezuela-violent-abuses-illegal-gold-mines
https://www.hrw.org/video-photos/photo-essay/2020/01/31/illegal-gold-mining-venezuela

