Il rumore del petrolio, il silenzio del denaro

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Trump, Venezuela e la frattura invisibile dell’ordine finanziario globale

Il rumore del petrolio, il silenzio del denaro
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Il rumore del petrolio, il silenzio del denaro

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C’è un errore ricorrente nel modo in cui la politica estera viene raccontata: confondere la superficie con la struttura.
Nel caso di Donald Trump e del Venezuela, la superficie è fatta di parole chiave mediatiche — petrolio, droga, instabilità regionale.
La struttura, invece, riguarda chi controlla i flussi finanziari quando quei flussi diventano politicamente tossici.

Questo scarto tra racconto e realtà è il cuore dell’incomprensione.


1. Il petrolio come alibi narrativo, non come premio strategico

Il petrolio venezuelano è spesso evocato come un bottino irresistibile. Ma questa narrazione ignora un fatto centrale: non tutte le riserve sono uguali.

La Fascia dell’Orinoco contiene prevalentemente greggi extra-pesanti. Ciò implica:

  • costi di estrazione superiori alla media globale;
  • dipendenza da tecnologie avanzate;
  • necessità di diluenti importati;
  • lunghi tempi di ritorno dell’investimento.

In un mercato energetico sempre più sensibile a costi, tempi e volatilità, questo tipo di petrolio è strutturalmente svantaggiato.
Se il petrolio fosse davvero l’obiettivo primario, le strategie osservate sarebbero incoerenti con la logica industriale delle major.


2. Perché il capitale energetico resta prudente

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https://www.researchgate.net/publication/304479774/figure/fig11/AS%3A655181180059658%401533218774456/MP-heavy-oil-upgrading-process-Source-Adapted-from-16.png

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Le compagnie petrolifere non inseguono narrazioni geopolitiche: inseguono certezza giuridica.
Il Venezuela, oggi, rappresenta:

  • un ecosistema infrastrutturale degradato;
  • una storia di contenziosi internazionali;
  • un rischio elevato di espropri indiretti;
  • un orizzonte temporale incompatibile con la pressione degli azionisti.

È qui che emerge un punto cruciale: le vere mosse non riguardano l’estrazione, ma la gestione dei flussi finanziari derivanti dal petrolio.
Il focus si sposta su dove finiscono i ricavi, chi li controlla, sotto quale giurisdizione vengono protetti.

Questo spostamento di piano è fondamentale.


3. La lotta alla droga come grammatica del consenso

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La “guerra alla droga” è uno dei linguaggi più longevi della politica statunitense.
Funziona perché semplifica: crea un nemico morale, giustifica l’eccezione, sospende il dibattito.

Eppure, i dati ufficiali mostrano una realtà diversa:

  • la quasi totalità del fentanyl entra dagli Stati Uniti dal confine sud-occidentale;
  • le direttrici caraibiche e nordiche sono marginali in termini quantitativi.

Questo non significa che il narcotraffico non esista.
Significa che non spiega, da solo, le scelte geopolitiche osservate.

La droga diventa così un pretesto narrativo, utile a coprire decisioni che incidono soprattutto sui circuiti finanziari.


4. Il Sud America come spazio secondario

Il controllo territoriale, nel XXI secolo, è un concetto depotenziato.
Le grandi potenze non competono più principalmente per il territorio, ma per:

  • l’accesso ai mercati finanziari;
  • il controllo dei sistemi di pagamento;
  • la capacità di isolare economicamente un attore;
  • la legittimazione o delegittimazione dei flussi di capitale.

In questo schema, il Sud America è un teatro, non il centro della partita.
Il Venezuela è un caso emblematico perché si trova nel punto di intersezione tra risorse reali e sanzioni finanziarie.


5. Il vero livello dello scontro: chi governa il denaro “impresentabile”

Qui si apre il livello che raramente viene discusso apertamente.

Il problema centrale non è chi produce ricchezza illecita, ma chi la rende utilizzabile.
Droga, armi, tratta di esseri umani, petrolio sotto sanzioni, tecnologia dual-use: tutte queste attività generano flussi che, se restassero fuori dal sistema finanziario globale, perderebbero gran parte del loro potere.

Il punto decisivo è dove quei flussi vengono assorbiti.


6. La City di Londra come architettura, non come luogo

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La City of London non è semplicemente un centro finanziario: è una architettura giuridica e operativa.

Intorno ad essa ruota una rete di giurisdizioni offshore storicamente collegate al sistema britannico. Queste giurisdizioni permettono:

  • la separazione tra proprietà formale e controllo reale;
  • l’opacizzazione del beneficiario effettivo;
  • l’arbitraggio normativo tra ordinamenti diversi.

Questo sistema non crea il crimine.
👉 Crea le condizioni affinché i profitti criminali diventino compatibili con il mercato globale.


7. Banche globali e tolleranza strutturale

I casi documentati degli ultimi decenni mostrano un pattern coerente:

  • grandi banche che processano flussi sospetti;
  • sistemi di segnalazione che non interrompono i movimenti;
  • sanzioni che non intaccano l’architettura.

I FinCEN Files hanno rivelato una verità scomoda: il sistema antiriciclaggio, così com’è strutturato, non è progettato per fermare i flussi, ma per registrarli.

Questo non implica un centro di comando criminale.
Implica una compatibilità strutturale tra finanza globale e capitale illecito.


8. Espansione conclusiva

Dove risiede oggi il potere criminale globale

https://www.researchgate.net/publication/241766148/figure/fig1/AS%3A298570084306945%401448196063479/Monetary-flows-in-an-economic-system-where-organized-crime-groups-interact-with-public.png
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La domanda cruciale non è più: dove sono i cartelli?
La domanda è: dove diventano intoccabili i loro profitti?

Il potere criminale globale non risiede:

  • nelle piantagioni di coca;
  • nei porti di contrabbando;
  • nelle rotte di tratta.

Risiede nei luoghi in cui il denaro cambia stato.

Quando un capitale:

  • viene schermato tramite società veicolo;
  • attraversa giurisdizioni opache;
  • entra nei circuiti bancari regolati;
  • viene reinvestito in asset legittimi,

quel capitale smette di essere “criminale” e diventa sistemico.

In questo senso, la City di Londra e il suo ecosistema offshore non sono il quartier generale delle mafie.
Sono il punto in cui il potere criminale perde il volto violento e assume quello rispettabile.

È qui che il narcotraffico smette di essere un problema di polizia e diventa un problema di ordine finanziario globale.


Epilogo: perché Trump spacca l’establishment

Se si legge tutto questo insieme, la figura di Trump appare meno caotica e più disturbante.

Non perché combatta la droga.
Non perché parli di petrolio.

Ma perché, volontariamente o meno, mette in tensione il sistema che governa il denaro quando il denaro non ha bandiera.

Ed è questo, più di ogni altra cosa, a spiegare:

  • l’ostilità trasversale;
  • la convergenza tra élite finanziarie, politiche e mediatiche;
  • il tentativo costante di ridurre tutto a caricatura.

Il vero scontro non è ideologico.
È strutturale.


Link e documenti (raccolti)

Energia e Venezuela

  • U.S. Energy Information Administration – Venezuela Country Analysis
  • Reuters – Licenze petrolifere, sanzioni e flussi finanziari
  • Rystad Energy / Barron’s – Costi Orinoco Belt

Dati droga

  • U.S. Customs and Border Protection – Drug Seizure Statistics
  • USAFacts – Fentanyl Seizures by Border

City, offshore, finanza

  • UK Parliament – Beneficial Ownership Registers
  • FATF – Guidance on Beneficial Ownership
  • Tax Justice Network – Financial Secrecy Index

Banche e riciclaggio

  • U.S. Senate PSI – HSBC Investigation
  • DOJ / OFAC – Standard Chartered Settlements
  • FCA – Deutsche Bank Mirror Trades
  • DOJ – UBS Deferred Prosecution Agreement
  • ICIJ – FinCEN Files

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