Il Piano Mattei si realizza?

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Energia, Africa e il ritorno di una visione geopolitica italiana


🧭 Introduzione: una strategia che riemerge

Nel pieno di una fase storica segnata da instabilità energetica, guerre ibride e ridefinizione delle catene di approvvigionamento, l’Italia sembra riscoprire una traiettoria che affonda le radici nel secondo dopoguerra.

Il cosiddetto Piano Mattei — rilanciato nel 2024 dal governo italiano — viene presentato come un progetto di cooperazione con l’Africa. Ma dietro la narrazione ufficiale, emerge una domanda più profonda:

👉 si tratta davvero di cooperazione… o del ritorno di una strategia energetica nazionale?

Per rispondere, è necessario tornare indietro nel tempo.


🕰️ Enrico Mattei: l’uomo che sfidò l’ordine energetico globale

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Negli anni ’50 e ’60, Enrico Mattei costruì una strategia rivoluzionaria per l’Italia.

In un mondo dominato dalle cosiddette “Sette Sorelle” (le grandi compagnie petrolifere anglo-americane), Mattei introdusse un modello alternativo:

  • accordi diretti con i Paesi produttori
  • condizioni economiche più favorevoli per questi ultimi
  • bypass delle logiche coloniali tradizionali

👉 Il suo approccio era tanto economico quanto politico.

Mattei non cercava solo energia.
Cercava autonomia strategica per l’Italia.

Il suo metodo si basava su un principio semplice ma radicale:

“Meglio partnership che subordinazione.”

Non è un caso che molte delle sue iniziative si svilupparono proprio in Africa e nel Mediterraneo.


🌍 Il presente: una nuova corsa all’energia

Oggi il contesto è diverso, ma presenta analogie sorprendenti.

L’Europa si trova in una posizione strutturalmente fragile:

  • ha ridotto drasticamente la dipendenza dal gas russo
  • è diventata più esposta al GNL globale
  • dipende da rotte marittime critiche come lo Stretto di Hormuz

👉 Il risultato è un sistema energetico:

  • più costoso
  • più volatile
  • più vulnerabile geopoliticamente

In questo scenario, la sicurezza energetica torna ad essere una questione di sovranità.


🛢️ La scoperta in Egitto: un segnale strategico

https://www.stratfor.com/sites/default/files/styles/16x9_small/public/main/images/egypt-israel-natural-gas.jpg?itok=BrLktwbB
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Nel 2026, Eni ha annunciato una nuova scoperta offshore in Egitto:

  • ~2 Tcf di gas
  • ~130 milioni di barili di condensato
  • meno di 10 km da infrastrutture esistenti

A prima vista, non è un giacimento gigantesco.

Ma il suo valore è altrove.

👉 È gas “veloce”

Ovvero:

  • sviluppo rapido
  • costi contenuti
  • produzione anticipata

Questo tipo di asset risponde perfettamente alle esigenze attuali del mercato:

non massimizzare la quantità, ma ridurre il tempo tra scoperta e utilizzo.


⚙️ Dalla scala al tempo: il nuovo paradigma energetico

Qui emerge un cambiamento strutturale.

Nel passato, il potere energetico era legato alla dimensione dei giacimenti.
Oggi, è legato alla velocità di sviluppo.

👉 Speed > Size

Questo sposta il vantaggio competitivo verso chi:

  • possiede infrastrutture esistenti
  • opera in aree geograficamente vicine ai mercati
  • ha capacità tecnologica e finanziaria per sviluppi rapidi

Ed è esattamente il modello adottato da Eni.


🌍 Africa: da periferia a centro del sistema

https://www.africa-energy.com/storage/65165/conversions/Africa-gas-March24-400-max_width.jpg
https://images.oedigital.com/images/maritime/w2732h1820/credit-136666.jpg
https://www.eni.com/content/dam/enicom/images/azioni/attivita-mondo/repubblica-del-congo/mappa-congo-lng.jpg

Negli ultimi anni, l’Africa è passata da area marginale a nodo centrale della geopolitica energetica.

I motivi sono chiari:

  • prossimità geografica all’Europa
  • abbondanza di risorse ancora non pienamente sfruttate
  • minore esposizione a choke points globali

Le attività di Eni lo dimostrano:

  • Congo → sviluppo LNG
  • Mozambico → FLNG
  • Costa d’Avorio → nuove scoperte
  • Angola → espansione upstream

👉 Non è dispersione geografica.
È costruzione di un corridoio energetico africano.


🇮🇹 Il Piano Mattei: visione politica o etichetta?

Il Piano Mattei, annunciato dal governo italiano, mira ufficialmente a:

  • rafforzare la cooperazione con l’Africa
  • sviluppare energia, infrastrutture e agricoltura
  • creare un partenariato “non predatorio”

Ma qui emerge una tensione.

👉 Il piano è davvero nuovo?
Oppure formalizza una strategia già in atto da anni attraverso Eni?

La coincidenza geografica tra:

  • Paesi coinvolti nel Piano
  • Paesi dove Eni è attiva

suggerisce che il Piano Mattei sia, almeno in parte:

👉 la codificazione politica di una strategia industriale preesistente


🔄 Il parallelo storico: Mattei ieri e oggi

Il confronto con Enrico Mattei è inevitabile.

Anni ‘50–‘60Oggi
Sfida alle Sette SorelleCompetizione globale LNG
Accordi diretti con Paesi produttoriPartnership energetiche africane
Ricerca di autonomia nazionaleSicurezza energetica europea
Diplomazia energeticaGeopolitica del gas

👉 La differenza principale?

Oggi l’Italia non agisce in un vuoto geopolitico,
ma all’interno di un sistema complesso dominato da:

  • Stati Uniti
  • Cina
  • grandi player energetici globali

Questo limita — ma non annulla — lo spazio di manovra.


⚠️ Criticità: tra cooperazione e interesse

Non mancano le ambiguità.

Alcuni osservatori sottolineano:

  • rischio di squilibri nei rapporti con i Paesi africani
  • centralità degli interessi energetici rispetto allo sviluppo locale
  • difficoltà di coordinamento politico

👉 Il rischio è che il Piano Mattei diventi:

una narrativa geopolitica
più che una reale trasformazione strutturale.


🔍 Il punto chiave: cosa sta davvero cambiando?

La scoperta in Egitto non è solo un fatto industriale.

È un indicatore.

👉 L’offerta energetica europea si sta riconfigurando

Non più centrata su:

  • Russia
  • Medio Oriente

Ma sempre più su:

  • Africa
  • Mediterraneo allargato

Questo implica:

  • nuove alleanze
  • nuove dipendenze
  • nuovi equilibri di potere

🧠 Conclusione: realizzazione o transizione?

Il Piano Mattei non è ancora pienamente realizzato.

Ma non è nemmeno solo un progetto teorico.

👉 È una transizione in corso

La sua realizzazione dipenderà da tre fattori:

  1. capacità industriale (Eni)
  2. coerenza politica italiana
  3. stabilità geopolitica africana

Nel frattempo, una cosa è già chiara:

👉 l’Italia sta tentando di tornare a essere un attore energetico strategico

Proprio come ai tempi di Mattei.

La differenza è che oggi la partita è più grande, più complessa
e molto più esposta agli equilibri globali.


📚 Fonti e documenti

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