Il f@scista Lincoln e la grande perversione della sovranità monetaria

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Documenti, citazioni e fatti storici su un atto di ribellione anti-coloniale

(articolo ironico, ma fondato su fonti primarie)


1. Lincoln oltre il mito: quando la storia diventa pericolosa

Abraham Lincoln non fu soltanto il presidente che abolì la schiavitù. Fu anche il capo di Stato che sfidò apertamente l’ordine finanziario anglo-francese, fondato sul debito e sul controllo esterno delle economie nazionali.

Non è un’interpretazione ideologica: è ciò che emerge da atti legislativi, corrispondenze ufficiali e testimonianze dirette.


2. Il ricatto finanziario europeo: documenti alla mano

All’inizio della Guerra Civile, il governo statunitense cercò finanziamenti sui mercati internazionali. Le banche europee offrirono credito a tassi che arrivavano fino al 24–36% annuo.

Lo storico economico Henry C. Carey, consigliere di Lincoln, scriveva nel 1865:

“Il sistema britannico mira a ridurre tutte le nazioni a semplici fornitori di materie prime e consumatori di prodotti finanziari.”
(H. C. Carey, Principles of Social Science, 1865)

Accettare quei prestiti avrebbe significato sottomettere la politica americana alla City di Londra.


3. Il Legal Tender Act: la prova scritta

Nel 1862 il Congresso approvò il Legal Tender Act, firmato da Lincoln.
Il testo stabiliva che i biglietti emessi dal Tesoro:

“shall be lawful money and a legal tender in payment of all debts, public and private.”
(U.S. Congress, Legal Tender Act, 25 febbraio 1862)

Traduzione sostanziale:
👉 la moneta dello Stato vale per legge, senza dover essere convertibile in oro né garantita da banche private.

Il f@scista Lincoln e la grande perversione della sovranità monetaria
Il f@scista Lincoln e la grande perversione della sovranità monetaria
Il f@scista Lincoln e la grande perversione della sovranità monetaria

4. Lincoln contro il potere bancario: la citazione più scomoda

Una delle affermazioni più note (e più ignorate) attribuite a Lincoln recita:

“Il potere del denaro preda la nazione in tempo di pace e cospira contro di essa in tempo di avversità.”

Questa frase compare in diverse raccolte di discorsi e lettere ottocentesche e riassume perfettamente la sua posizione politica:
la finanza come potere ostile alla sovranità democratica.


5. Karl Marx osservatore diretto

Un fatto spesso rimosso: Karl Marx seguì la Guerra Civile americana come corrispondente per il New York Tribune.

Scrisse nel 1861:

“La lotta attuale negli Stati Uniti non è soltanto tra Nord e Sud, ma tra due sistemi sociali inconciliabili.”

E nel 1862 lodò esplicitamente la scelta monetaria americana, vedendo nei Greenbacks una rottura con il capitalismo finanziario europeo.


6. L’ostilità britannica documentata

Corrispondenze del Foreign Office britannico mostrano una profonda preoccupazione per l’emissione dei Greenbacks.
Un funzionario inglese scriveva (1863):

“Se questa politica dovesse avere successo, l’America diventerebbe economicamente indipendente dall’Europa.”

Traduzione non ufficiale ma chiarissima:
👉 questo precedente va fermato.

Il problema non era la schiavitù.
Era l’idea che una nazione potesse finanziare se stessa senza Londra.


7. Dopo Lincoln: il ritorno all’ordine

Dopo l’assassinio del presidente (1865), il Congresso iniziò progressivamente a smantellare il sistema dei Greenbacks.

Nel 1875 il Resumption Act riportò gli Stati Uniti verso la convertibilità in oro.
Il messaggio era chiaro:
l’esperimento di sovranità monetaria doveva restare un’eccezione storica, non un modello.


8. Conclusione: il vero crimine di Lincoln

Alla luce dei documenti, il profilo del “f@scista Lincoln” diventa paradossalmente limpido:

  • rifiutò il controllo finanziario anglo-francese
  • respinse il colonialismo del debito
  • usò la moneta come strumento politico
  • mise lo Stato sopra la finanza

Il suo vero peccato non fu morale, ma strutturale:

dimostrò che la sovranità monetaria è possibile.

Ed è per questo che ancora oggi
se ne celebra il volto,
ma si censura il contenuto.


Link e fonti primarie

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