Il capitale come potere coloniale

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Perché la Cina ha spezzato il progetto globalista e l’Occidente non può ammetterlo

Il capitale come potere coloniale
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Il capitale come potere coloniale

1. Il dogma che non si può mettere in discussione

Il globalismo finanziario si presenta come ordine naturale, inevitabile, tecnicamente neutro.
In realtà è un sistema di potere, con:

  • centri decisionali precisi
  • strumenti coercitivi sofisticati
  • una logica coloniale aggiornata

La sua premessa è semplice e brutale:

gli Stati devono adattarsi ai mercati,
non i mercati agli Stati

Chi rifiuta questo dogma diventa immediatamente:

  • “autoritario”
  • “non allineato”
  • “minaccia sistemica”

2. La colonizzazione senza bandiere: l’eredità britannica

Il capitale come potere coloniale
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L’Impero britannico ha lasciato in eredità la forma più efficace di dominio mai costruita:
non il controllo diretto dei territori, ma il controllo dei flussi.

La City of London diventa il prototipo:

  • il potere non governa
  • non si assume responsabilità politiche
  • non risponde a popoli o parlamenti

👉 Governa attraverso il debito, la valuta, il diritto commerciale.

Questo modello non muore con l’Impero.
Viene globalizzato.


3. Quando la colonizzazione riesce: Giappone e Russia

Giappone: la sconfitta invisibile

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Il Giappone non viene bombardato, né occupato.
Viene finanziarizzato.

Con il Plaza Accord:

  • perde autonomia monetaria
  • entra nella logica delle bolle
  • sacrifica la sovranità industriale

Trent’anni di stagnazione non sono un incidente.
Sono il prezzo della sottomissione consensuale.


Russia: il saccheggio esplicito

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Negli anni ’90 la Russia è trattata come territorio sconfitto:

  • privatizzazioni forzate
  • distruzione dello Stato
  • oligarchia funzionale al capitale estero

Qui il globalismo mostra il suo vero volto.
Ed è da questo trauma che nasce la reazione russa successiva.


4. La Cina: l’errore fatale del capitale globale

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Con la Cina, le élite globaliste credono di ripetere il copione.

Ma Pechino fa qualcosa di intollerabile per il sistema:

  • usa il mercato senza diventarne schiava
  • accetta il commercio ma rifiuta la finanziarizzazione
  • subordina il capitale alla politica

👉 Qui il capitale perde il comando.

Non è una divergenza ideologica.
È una rottura strutturale.


5. Perché la Cina deve essere demonizzata

La Cina non è pericolosa perché “autoritaria”.
È pericolosa perché dimostra che il dogma globalista è falso.

Dimostra che:

  • la crescita non richiede deregolamentazione totale
  • la sovranità monetaria è compatibile col commercio
  • lo Stato può dominare la finanza

Questo è inaccettabile per un sistema che vive di:

  • debito
  • rendita
  • controllo indiretto

6. L’Unione Europea: la colonia perfetta


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La Unione Europea non è un progetto di integrazione.
È un meccanismo di espropriazione della sovranità.

Caratteristiche:

  • moneta senza Stato
  • Stati senza banca centrale
  • politica subordinata ai mercati
  • popoli esclusi dalle decisioni

👉 L’UE è ciò che il globalismo voleva fare con la Cina.
Ma la Cina ha detto no.


7. Sud America: l’ultimo grande fronte


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Dopo la Cina, il capitale globale cerca nuovi spazi vulnerabili.

Il Sud America offre:

  • risorse strategiche
  • sistemi politici fragili
  • storica dipendenza finanziaria

Ma ora il contesto è cambiato:

  • Cina presente
  • Russia presente
  • BRICS in espansione

👉 Non più colonizzazione silenziosa, ma scontro aperto tra modelli.


8. Tesi radicale finale (senza mediazioni)

Il mondo multipolare nasce perché il capitale globale ha incontrato un limite politico invalicabile.
Quel limite si chiama Stato sovrano.

La Cina ha dimostrato che:

  • il globalismo non è inevitabile
  • la finanziarizzazione non è progresso
  • la sovranità non è obsoleta

Ed è per questo che viene attaccata, isolata, demonizzata.


Conclusione – Il punto di non ritorno

Non stiamo assistendo a una “crisi dell’ordine mondiale”.
Stiamo assistendo alla fine di una pretesa:

che il capitale potesse governare il mondo
senza più ostacoli politici.

Quel progetto è finito.
E per questo il sistema reagisce con paura, censura e guerra narrativa.


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