Radici storiche, atti politici e fratture contemporanee di un ordine in dissoluzione
Lo aveva promesso, e lo sta facendo con una coerenza che va ben oltre la contingenza elettorale. Donald Trump non sta semplicemente “uscendo” da alcune organizzazioni: sta mettendo in discussione l’intero impianto storico del globalismo occidentale, nato nel secondo dopoguerra e consolidato dopo la fine della Guerra Fredda.
Per comprenderne la portata, è necessario tornare indietro nel tempo.

Le origini del Sistema: Bretton Woods e l’illusione multilaterale
Il sistema globalista affonda le sue radici nel 1944, con la Conferenza di Bretton Woods.
Lì nasce l’idea di un ordine economico mondiale regolato da istituzioni sovranazionali, formalmente cooperative ma sostanzialmente gerarchiche.

Nel 1945 segue la fondazione dell’ONU, presentata come garante della pace ma presto trasformata in:
- luogo di mediazione asimmetrica
- strumento di influenza delle grandi potenze
- incubatore di agenzie tecniche sempre meno politicamente responsabili
Durante la Guerra Fredda, questo sistema resta in equilibrio precario, contenuto dalla contrapposizione tra blocchi.
Il vero salto: 1989–2001, la globalizzazione senza freni


Con la caduta del Muro di Berlino, il globalismo smette di essere una ipotesi e diventa una dottrina dominante.
Senza più un antagonista geopolitico, l’Occidente esporta:
- liberalizzazioni forzate
- deregolamentazione finanziaria
- privatizzazione delle sovranità
È in questo periodo che le ONG esplodono numericamente e politicamente. Da strumenti umanitari diventano:
- veicoli ideologici
- bracci operativi delle politiche occidentali
- soggetti non eletti con potere reale
Un potere che si muove fuori dal controllo democratico, ma con finanziamenti pubblici.
Il soft power come dominio invisibile
Il Sistema globalista comprende presto che la forza militare non basta.
Nasce così un modello fondato su:
- narrative morali (diritti, emergenze, inclusione)
- pressioni economiche
- condizionamento culturale e sanitario
Le ONG diventano il volto umano di un potere tecnocratico che decide senza essere votato.
È questo il modello che Trump sta colpendo alla radice.
📄 Rottura istituzionale: il ritorno dello Stato



Con l’ordine esecutivo che sancisce il ritiro da 66 organizzazioni internazionali, Trump rompe un tabù storico:
la cooperazione multilaterale non è un fine in sé, ma uno strumento subordinato all’interesse nazionale.
Il secondo atto – annunciato dal Segretario di Stato Marco Rubio – è ancora più dirompente:
fine dell’intermediazione ONG negli aiuti esteri, in particolare nel settore sanitario.
Questo significa:
- stop alle agende parallele
- fine delle sperimentazioni sociali travestite da emergenze
- ritorno alla responsabilità politica diretta
È la sconfessione pratica del globalismo operativo.
Davos: da tempio a bersaglio



La possibile presenza di Trump al World Economic Forum non è simbolica: è strategica.
Davos è stato per decenni:
- il laboratorio dell’élite globale
- il luogo dove si pianificavano transizioni economiche e sociali
- il centro di un potere che non rispondeva ai popoli
Trump potrebbe trasformarlo nel luogo della resa dei conti:
- o si accetta il ritorno degli Stati sovrani
- o si entra in una fase di conflitto aperto con gli USA
Non esiste più la zona grigia.
L’Europa fuori tempo massimo
I leader europei cresciuti dentro il paradigma globalista appaiono oggi inermi:
Emmanuel Macron, Keir Starmer, Friedrich Merz, Ursula von der Leyen.
L’Unione Europea, costruita come sistema post-sovrano, si trova ora senza protezione americana e senza autonomia strategica.
Il risultato è una crisi di legittimità irreversibile.
Il nodo italiano: scegliere o subire
Anche l’Italia è chiamata a una scelta storica:
- continuare a delegare
- oppure recuperare sovranità decisionale
Il mondo che nasce non sarà “più giusto” per definizione.
Sarà più esplicito, più duro, più politico.
Ma una cosa è certa:
il Sistema globalista come lo abbiamo conosciuto è finito.
Non per una crisi improvvisa.
Non per una rivoluzione.
Ma perché qualcuno ha deciso di spegnerne i meccanismi uno a uno, con atti formali, documenti ufficiali e scelte politiche irreversibili.

