Europa verso la crisi permanente: quando la guerra diventa l’alibi per rifondare il potere

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Europa verso la crisi permanente: quando la guerra diventa l’alibi per rifondare il potere
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La crisi non è un incidente

L’attuale collasso economico europeo viene raccontato come una sequenza di eventi inevitabili: pandemia, guerra, inflazione, crisi energetica. Ma una lettura storica più attenta mostra che le crisi sistemiche non sono mai neutrali: vengono gestite, orientate e spesso sfruttate.

Le sanzioni contro la Russia e il finanziamento del conflitto in Ucraina hanno prodotto effetti devastanti sulle economie dell’Unione Europea, in particolare sulla Germania.
La domanda non è più se l’Europa sia stata danneggiata, ma perché abbia accettato una strategia economicamente autodistruttiva.


Il precedente storico: la crisi degli anni ’30 e la via della guerra

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La Seconda guerra mondiale non nacque da un’esplosione improvvisa di follia collettiva, ma da:

  • una crisi economica globale,
  • disoccupazione di massa,
  • collasso della fiducia nelle istituzioni liberali,
  • incapacità delle élite di riformare il sistema.

Negli anni ’30, la risposta dominante non fu la redistribuzione o la cooperazione internazionale, ma la militarizzazione dell’economia.
Il riarmo divenne uno strumento per:

  • rilanciare la produzione,
  • assorbire manodopera,
  • consolidare il controllo politico.

La guerra fu una soluzione economica travestita da necessità storica.


Il clima prebellico: ieri e oggi, stessa struttura

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Il parallelismo con l’Europa attuale non è ideologico, ma strutturale.

Anni ’30

  • crisi economica prolungata,
  • demonizzazione del nemico esterno,
  • compressione del dissenso,
  • riarmo come politica industriale.

Anni 2020

  • stagnazione e deindustrializzazione,
  • costruzione di un conflitto esistenziale,
  • delegittimazione di ogni posizione pacifista,
  • spesa militare presentata come “investimento”.

In entrambi i casi, la guerra viene preparata culturalmente prima che militarmente.


Il riarmo europeo contemporaneo: keynesismo militare senza sovranità

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Dopo il 2022, i governi europei hanno avviato un riarmo accelerato:

  • aumento strutturale delle spese militari,
  • fondi comuni per la difesa,
  • integrazione crescente con la NATO.

Sulla carta, un ritorno al keynesismo militare.
Nella realtà, una differenza decisiva rispetto agli anni ’30: l’Europa non controlla le risorse necessarie per sostenere una guerra industriale.


La frattura decisiva: l’assenza di materie prime

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Negli anni che precedettero la Seconda Guerra Mondiale, le potenze europee disponevano — direttamente o tramite imperi coloniali — di:

  • carbone e ferro,
  • acciaio,
  • accesso controllato a petrolio, gomma, metalli strategici.

Oggi l’Europa:

  • dipende dall’estero per terre rare, litio, titanio,
  • importa energia a costi elevati,
  • non controlla semiconduttori e componenti critiche,
  • ha perso autonomia industriale.

Il paradosso è evidente:
l’Europa si riarma, ma senza le basi materiali per produrre armi in modo autonomo.


Una guerra senza economia di guerra

La Seconda Guerra Mondiale fu una mobilitazione totale:

  • industrie riconvertite,
  • società coinvolte,
  • risorse assicurate.

Il conflitto attuale è:

  • guerra per procura,
  • consumo rapido di arsenali,
  • dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti,
  • finanziarizzazione del conflitto.

L’Europa paga, ma non decide.
Finanzia, ma non controlla.


Crisi permanente e centralizzazione del potere

Storicamente, le crisi profonde sono il terreno ideale per:

  • sospendere il dibattito democratico,
  • centralizzare il potere,
  • imporre riforme impopolari,
  • trasferire sovranità economica.

In questo contesto, l’idea di una maggiore integrazione politica europea emerge non come scelta democratica, ma come necessità inevitabile generata dall’emergenza stessa.


Conclusione – Una lezione storica ignorata

Negli anni ’30, la guerra fu l’esito tragico di una crisi non risolta.
Oggi il rischio è diverso ma altrettanto grave:

una crisi permanente, militarizzata, senza autonomia produttiva, in cui il riarmo non genera sovranità ma dipendenza.

La storia insegna che quando la guerra diventa l’unica risposta proposta, significa che il sistema ha fallito nel riformarsi.


Fonti e documenti storici commentati

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1. Piano Quadriennale Tedesco (1936)

Documento centrale della preparazione economica al conflitto.
Dimostra come il riarmo fosse concepito come politica economica anticrisi, non solo come scelta militare.

2. Discorsi e scritti di Hjalmar Schacht

Analisi dell’uso del debito pubblico e della spesa statale per rilanciare l’industria attraverso il settore bellico.

3. Archivi economici pre-1939 (Francia, Regno Unito)

Mostrano l’incremento coordinato della produzione militare come risposta alla stagnazione economica.

4. EU Strategic Compass (2022)

Documento ufficiale che ridefinisce la postura militare europea, sancendo il passaggio a una logica di sicurezza permanente.

5. Impegni NATO sul 2% del PIL

Formalizzano la militarizzazione strutturale della spesa pubblica europea.

6. Studi UE sulle materie prime critiche

Ammettono esplicitamente la dipendenza strategica europea da fornitori esterni per risorse essenziali.

Conclusione – Crisi permanente come metodo

Negli anni ’30 la guerra fu l’esito tragico di una crisi irrisolta.
Oggi il rischio è diverso ma altrettanto grave:

una crisi permanente, militarizzata, che giustifica centralizzazione del potere, perdita di sovranità economica e impoverimento strutturale.

Quando la guerra diventa l’unica risposta proposta, il sistema ha già fallito nel riformarsi.


LINK E FONTI

Dati economici e industriali

Energia

Spesa militare

Analisi accademiche

Macroeconomia

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