Da JFK a Epstein: la lunga guerra tra i+ntelligence e disclosure forzate

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Da JFK a Epstein: la lunga guerra tra intelligence e disclosure forzate
Da JFK a Epstein: la lunga guerra tra intelligence e disclosure forzate
Da JFK a Epstein: la lunga guerra tra intelligence e disclosure forzate

La pubblicazione parziale dei file su Jeffrey Epstein non rappresenta un evento isolato, ma l’ultimo capitolo di una dinamica strutturale che attraversa la storia politica statunitense:
il conflitto permanente tra apparati di intelligence e controllo democratico.

Un conflitto che ha un precedente preciso, documentato e storicamente fondativo: l’assassinio di John F. Kennedy.


JFK: il precedente che ha creato il problema

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Dopo l’uccisione di John F. Kennedy nel 1963, la narrazione ufficiale si fondò sulla Commissione Warren, che chiuse il caso rapidamente, escludendo responsabilità sistemiche.

Ma il problema non fu solo cosa venne detto.
Fu cosa non venne detto, e soprattutto chi decise cosa potesse essere detto.

Negli anni ’70:

  • le inchieste del Congresso (Church Committee, HSCA)
  • rivelarono operazioni clandestine illegali
  • legami tra CIA, mafia, colpi di Stato e programmi segreti

La conseguenza fu storica:
nel 1992 il Congresso istituì l’Assassination Records Review Board, forzando per legge la CIA a rilasciare documenti che non intendeva rendere pubblici.

👉 Non per scelta. Per costrizione.


Il principio chiave: l’intelligence non si auto-trasparenta

Il caso JFK fissò una regola non scritta ma verificabile:

Le agenzie di intelligence non rilasciano informazioni sensibili spontaneamente.
Lo fanno solo quando obbligate da una legge specifica.

Questo principio è fondamentale per comprendere:

  • perché molti file JFK restino ancora parzialmente oscurati
  • perché le disclosure avvengano sempre a blocchi, con decenni di ritardo
  • perché la “trasparenza” sia quasi sempre reattiva, mai preventiva

Epstein: stesso schema, stesso muro

Da JFK a Epstein: la lunga guerra tra intelligence e disclosure forzate
Da JFK a Epstein: la lunga guerra tra intelligence e disclosure forzate
Da JFK a Epstein: la lunga guerra tra intelligence e disclosure forzate

Il caso Epstein riproduce esattamente lo stesso schema:

  1. scandalo pubblico
  2. pressione mediatica
  3. rilascio massivo ma non esaustivo
  4. spostamento dell’attenzione su dettagli marginali
  5. assenza di dichiarazioni formali delle agenzie di intelligence

Come ha sottolineato Mike Benz, i documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia non possono contenere ciò che non è nelle mani del DOJ.

Se Epstein:

  • ebbe relazioni con asset finanziari strategici
  • operò in contesti geopoliticamente sensibili
  • fu attenzionato (o utilizzato) da apparati d’intelligence

👉 i file decisivi non sono giudiziari, ma classificati.


Il nodo della CIA Name Trace: il “JFK moment” di Epstein

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Nel linguaggio dell’intelligence, una CIA Name Trace è una procedura standard:
verifica se una persona citata in indagini o media sia mai stata:

  • una risorsa
  • un contatto
  • un soggetto attenzionato

Nel 2019:

  • Epstein viene arrestato
  • il Segretario al Lavoro Alex Acosta viene collegato pubblicamente a frasi su presunti legami di Epstein con l’intelligence
  • il caso diventa globale

Eppure:

  • nessuna Name Trace declassificata
  • nessuna smentita formale
  • nessuna conferma ufficiale

Esattamente come accadde per decenni nel caso JFK.


Disclosure forzate: l’unico precedente che funziona

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Da JFK a Epstein: la lunga guerra tra intelligence e disclosure forzate

La storia mostra una sola via efficace:

  • leggi dedicate
  • scadenze vincolanti
  • organi di revisione indipendenti
  • presunzione di disclosure, non di segretezza

Il JFK Records Act non nacque per “fare chiarezza totale”,
ma per rompere un monopolio narrativo.

Lo stesso principio oggi si applica a Epstein.


Continuità storica, non complottismo

Collegare JFK ed Epstein non significa sostenere una teoria unica,
ma riconoscere una continuità istituzionale verificabile:

  • stesso apparato
  • stesse tecniche di opacizzazione
  • stessa resistenza alla trasparenza
  • stesso ricorso alla “versione ufficiale” come strumento di chiusura

La differenza è che oggi gli archivi esistono, le procedure sono note, e i precedenti sono documentati.


Conclusione

Il caso Epstein non è un’eccezione.
È una replica moderna di un conflitto irrisolto che dura da oltre sessant’anni.

Come per JFK, la domanda non è:

“Cosa c’è nei file pubblicati?”

Ma:

“Quali file non possono essere pubblicati senza una legge che lo imponga?”

Ed è lì, storicamente, che si trova sempre il cuore del problema.


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