CUBA, LA GUERRA RIVOLUZIONARIA E LE RETI INTERNAZIONALI DEL MARXISMO ARMATO: IL CAPITOLO CHE MOLTI PREFERISCONO DIMENTICARE

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Per decenni l’Avana è stata uno dei principali centri mondiali di sostegno ai movimenti rivoluzionari armati. Le nuove sanzioni dell’amministrazione Trump riaprono una pagina della Guerra Fredda che molti ritenevano chiusa.

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Negli ultimi anni il dibattito pubblico occidentale ha spesso raccontato Cuba come una piccola nazione vittima dell’embargo americano.

Una narrazione che certamente contiene elementi reali.

Ma esiste un’altra parte della storia che raramente viene affrontata con la stessa attenzione.

Per oltre mezzo secolo il regime nato dalla rivoluzione di Fidel Castro non è stato soltanto un governo comunista caraibico.

È stato uno dei principali centri di diffusione del marxismo rivoluzionario armato nel mondo.

Una struttura politica, militare e ideologica che ha contribuito alla formazione, all’addestramento e al sostegno di organizzazioni guerrigliere attive in America Latina, Africa e in alcune fasi anche in Europa.

Le recenti sanzioni annunciate dall’amministrazione Trump riportano alla luce questa storia dimenticata.

Una storia fatta di rivoluzioni.

Di guerriglie.

Di attentati.

Di guerre civili.

E di migliaia di vittime.


LA RIVOLUZIONE NON DOVEVA FERMARSI A CUBA

Dopo la vittoria rivoluzionaria del 1959, Fidel Castro e Ernesto Che Guevara svilupparono una convinzione precisa.

La rivoluzione cubana non doveva rimanere confinata all’isola.

Doveva essere esportata.

L’obiettivo dichiarato era alimentare nuovi focolai rivoluzionari in tutto il continente americano.

Secondo la teoria del “foquismo”, piccoli nuclei armati avrebbero potuto innescare rivoluzioni nazionali contro governi considerati alleati di Washington.

Da quel momento Cuba divenne un centro internazionale di addestramento politico e militare.


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LA GALASSIA DELLE GUERRIGLIE MARXISTE

Durante gli anni Sessanta, Settanta e Ottanta numerosi movimenti armati ricevettero sostegno politico, logistico o diplomatico da Cuba.

Tra questi:

  • FARC
  • ELN
  • Frente Sandinista de Liberación Nacional
  • FMLN
  • MIR

I sostenitori di questi movimenti parlavano di lotta di liberazione.

I loro oppositori parlavano di terrorismo, sequestri, attentati e guerre rivoluzionarie.

La realtà storica è spesso più complessa delle semplificazioni ideologiche.

Ma è indubbio che molte di queste organizzazioni abbiano lasciato dietro di sé una lunga scia di sangue.


QUANDO LA VIOLENZA DIVENTA STRUMENTO POLITICO

Uno degli aspetti più controversi delle rivoluzioni marxiste del Novecento è stato il rapporto con la lotta armata.

Numerosi teorici rivoluzionari sostenevano che il sistema capitalistico non potesse essere sconfitto attraverso il voto.

La violenza rivoluzionaria veniva quindi considerata non soltanto legittima ma addirittura necessaria.

Questa visione ha alimentato decenni di conflitti in numerose aree del mondo.

Dall’America Latina all’Africa.

Dall’Asia all’Europa.

Le conseguenze sono state spesso devastanti per le popolazioni coinvolte.


[IMMAGINE]

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DALL’AMERICA LATINA ALL’AFRICA

L’influenza cubana si estese ben oltre il continente americano.

L’Avana partecipò direttamente a conflitti in:

  • Angola
  • Mozambico
  • Etiopia

Nel pieno della Guerra Fredda, Cuba divenne uno dei principali alleati militari dell’Unione Sovietica.

Decine di migliaia di militari cubani furono dispiegati in Africa nell’ambito di operazioni che Mosca considerava strategiche per l’espansione della propria influenza geopolitica.


IL MITO ROMANTICO DELLA RIVOLUZIONE

Uno degli aspetti più sorprendenti riguarda il modo in cui molte di queste vicende sono state raccontate in Occidente.

Mentre le vittime dei regimi comunisti europei vengono generalmente ricordate, le violenze associate a numerosi movimenti rivoluzionari marxisti sono spesso rimaste ai margini del dibattito pubblico.

L’immagine romantica del rivoluzionario con il fucile ha finito talvolta per oscurare aspetti meno eroici:

  • repressioni interne;
  • esecuzioni sommarie;
  • sequestri di persona;
  • attentati contro civili;
  • sistemi monopartitici;
  • limitazioni delle libertà individuali.

Una contraddizione che continua a dividere storici e analisti ancora oggi.


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LE NUOVE SANZIONI DI TRUMP

L’amministrazione Trump sostiene che alcune strutture del regime cubano continuino ancora oggi a rappresentare strumenti di influenza politica internazionale.

Per questo motivo Washington ha colpito:

  • Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie di Cuba
  • Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli
  • Comitati per la Difesa della Rivoluzione
  • Amistur Cuba S.A.
  • Minera La Victoria S.A.

Secondo Washington, queste organizzazioni fanno parte dell’infrastruttura che permette al regime di mantenere la propria proiezione politica ed economica all’estero.

Le nuove sanzioni mirano a interrompere tali canali.


UNA DOMANDA CHE RIMANE APERTA

La Guerra Fredda è finita da oltre trent’anni.

L’Unione Sovietica non esiste più.

Eppure molte delle strutture ideologiche, politiche e diplomatiche nate in quel periodo continuano a sopravvivere.

Le nuove misure adottate da Washington rappresentano un tentativo di colpire ciò che considera l’eredità internazionale del castrismo.

Per i sostenitori della linea dura si tratta di un atto necessario contro una lunga tradizione di sostegno alle rivoluzioni armate.

Per i critici rappresenta invece l’ennesimo capitolo dello scontro storico tra Stati Uniti e Cuba.

In ogni caso, il dibattito riporta al centro una questione che per decenni è stata spesso affrontata in modo selettivo: il ruolo svolto dai movimenti rivoluzionari armati del Novecento e le conseguenze che hanno avuto sulla vita di milioni di persone.


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