Solidarietà a Bishkek, priorità altrove: perché Putin non salva Teheran

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Putin promette sostegno all’Iran, ma il trattato russo-iraniano non obbliga Mosca a combattere. Ucraina, rapporti con Washington e soprattutto Artico spiegano la prudenza del Cremlino.

La stretta di mano di Bishkek

A Bishkek, il 1° settembre 2026, Vladimir Putin e Masoud Pezeshkian si sono stretti nuovamente la mano a margine del vertice della Shanghai Cooperation Organisation.

Le parole pubbliche sono state quelle di una relazione che entrambi continuano a definire strategica: solidarietà, cooperazione, opposizione alle pressioni occidentali, sostegno politico e sviluppo dei rapporti economici.

Putin ha dichiarato che la Russia è «solidale con il popolo iraniano» e ha elogiato «il coraggio e la determinazione» mostrati da Teheran nella difesa dei propri interessi nazionali.

Pezeshkian ha ricambiato ringraziando Mosca per le posizioni assunte durante la guerra e negli anni delle sanzioni americane:

«Questo dimostra che la nostra è una relazione strategica; non è una relazione ordinaria».

È significativo, tuttavia, ciò che manca.

Non c’è l’annuncio dell’invio di truppe russe. Non c’è una forza di spedizione. Non viene evocato un intervento diretto contro gli Stati Uniti. E soprattutto non esiste un obbligo giuridico che imponga al Cremlino di entrare in guerra per salvare la Repubblica islamica.

È precisamente qui che finisce la retorica della “partnership strategica” e comincia la geopolitica.

Il Cremlino sostiene Teheran. Ma fino a un certo punto

La Russia ha tutto l’interesse a evitare una sconfitta strategica dell’Iran.

Teheran rappresenta un partner importante nel Caucaso, nel Caspio e lungo l’International North-South Transport Corridor. Russia e Iran condividono inoltre l’interesse a ridurre la capacità degli Stati Uniti di condizionare gli equilibri regionali e hanno costruito negli ultimi anni una cooperazione militare, economica e tecnologica sempre più profonda.

Questo non significa, però, che Mosca consideri la sopravvivenza della Repubblica islamica equivalente alla propria sicurezza nazionale.

Ed è una distinzione enorme.

Il Cremlino può fornire assistenza diplomatica, intelligence, tecnologia, cooperazione militare-tecnica, ricambi e materiale. Può utilizzare il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e altri organismi internazionali per sostenere Teheran.

Può persino contribuire indirettamente ad aumentare il costo delle operazioni americane.

Quello che non vuole fare è trasformare una guerra americano-iraniana in una guerra russo-americana.

Bishkek lo rende evidente.

Un trattato strategico costruito per non diventare un’alleanza militare

La risposta è scritta nel Trattato sul partenariato strategico globale firmato da Putin e Pezeshkian a Mosca il 17 gennaio 2025.

Il documento, valido vent’anni, amplia enormemente la cooperazione nei settori militare, energetico, finanziario, commerciale, scientifico e tecnologico.

Ma contiene un dettaglio fondamentale.

Non esiste una clausola di mutua difesa.

Se una delle due parti viene attaccata, l’altra si impegna a non assistere militarmente o in altro modo l’aggressore. Russia e Iran possono consultarsi, coordinarsi e sviluppare la cooperazione militare-tecnica.

Non sono però obbligate a entrare in guerra.

È una differenza sostanziale rispetto al trattato russo-nordcoreano, che contiene invece una clausola esplicita di assistenza militare in caso di aggressione.

Il Carnegie Endowment sintetizzò già nel 2025 il punto fondamentale: il trattato con Teheran non costituisce una vera alleanza militare e non crea obblighi di intervento diretto.

La parola “strategico”, quindi, non deve essere confusa con “difesa collettiva”.

Mosca e Teheran hanno costruito deliberatamente qualcosa di diverso dalla NATO.

La prima priorità russa resta l’Ucraina

C’è poi una ragione molto più concreta: le risorse.

Dopo oltre quattro anni di guerra, la Russia continua a sostenere uno sforzo militare gigantesco sul teatro ucraino.

Uomini, missili, munizioni, droni, sistemi antiaerei, capacità ISR, logistica e produzione industriale sono assorbiti da quella guerra.

Per il Cremlino aprire volontariamente un secondo teatro ad alta intensità contro gli Stati Uniti sarebbe un salto strategico enorme.

L’Iran dista migliaia di chilometri dai principali centri logistici russi. Mosca non dispone sul territorio iraniano di una struttura militare paragonabile a quella costruita in altri teatri e un intervento diretto richiederebbe capacità aeree, difesa antiaerea, intelligence e logistica che servono anche sul fronte europeo.

La domanda, dunque, non è se Putin preferisca Teheran a Washington.

È un’altra:

quanto è disposto a pagare per Teheran?

La risposta, almeno finora, sembra essere: molto meno di quanto sta pagando per l’Ucraina.

Putin non vuole trasformare Trump in un nemico senza ritorno

Esiste inoltre un secondo livello.

Il Cremlino continua ad avere interesse a mantenere aperto un canale con Donald Trump.

L’Ucraina resta il dossier principale. Sul tavolo ci sono sanzioni, sicurezza europea, rapporti economici e possibilità di una futura normalizzazione.

Entrare direttamente nella guerra al fianco dell’Iran significherebbe probabilmente distruggere tutto questo.

Mosca si troverebbe non più a sostenere indirettamente un avversario degli Stati Uniti, ma a combattere materialmente le forze americane.

La differenza sarebbe radicale.

Putin può permettersi di aiutare Teheran.

Molto più difficilmente può permettersi di uccidere soldati americani per Teheran.

Poi c’è Israele

Anche il rapporto russo-israeliano pesa.

Mosca e Gerusalemme sono avversari su numerosi dossier, ma la Russia non ha mai avuto interesse a trasformare Israele in un nemico strategico permanente.

Esistono rapporti economici, una consistente comunità russofona in Israele e decenni di canali politici e diplomatici.

Lo stesso ragionamento vale per Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e altri Paesi del Golfo.

Per Putin, l’Iran è importante.

Ma non abbastanza da sacrificare contemporaneamente Washington, Israele e le monarchie del Golfo.

L’altra grande partita russa si gioca nell’Artico

C’è infine una dimensione spesso trascurata.

Mentre l’attenzione internazionale resta concentrata su Ucraina e Medio Oriente, Mosca sta investendo enormi risorse politiche, militari e infrastrutturali nell’Artico.

Per la Federazione Russa il Grande Nord non è un teatro periferico.

È una delle fondamenta della sua potenza futura.

La Northern Sea Route corre lungo migliaia di chilometri di costa russa e potrebbe diventare progressivamente una grande arteria commerciale tra Asia ed Europa.

Petrolio, gas, LNG, minerali, infrastrutture portuali e rompighiaccio si intrecciano con qualcosa di ancora più importante: la deterrenza nucleare.

La penisola di Kola e la Flotta del Nord costituiscono uno dei pilastri della capacità strategica russa.

Non sorprende quindi che il 31 agosto, appena un giorno prima dell’incontro Putin-Pezeshkian, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov abbia definito l’aumento delle attività NATO nell’Artico una «minaccia diretta» per la sicurezza russa.

Mosca considera l’Artico contemporaneamente una frontiera economica, militare e geopolitica.

Cina e Russia costruiscono una strada a nord

La Cina occupa un posto centrale in questo progetto.

Mosca cerca da anni di trasformare la Northern Sea Route in un corridoio commerciale stabile verso l’Asia.

Nell’agosto 2026 Rosatom ha annunciato di aver autorizzato sette navi cinesi a transitare verso l’Europa lungo la NSR. Secondo il direttore generale Aleksej Likhachev, il programma del 2026 dovrebbe rappresentare un salto rispetto ai precedenti viaggi sperimentali, puntando verso un servizio container regolare durante la stagione di navigazione.

La logica è evidente.

Suez può essere vulnerabile.

Hormuz può diventare un campo di battaglia.

La rotta artica, invece, corre in larga parte lungo coste controllate dalla Russia.

Per Mosca non è semplicemente una scorciatoia commerciale.

È autonomia strategica.

E l’India completa il triangolo

Anche l’India occupa una posizione crescente nei calcoli russi.

Il collegamento fra Northern Sea Route, International North-South Transport Corridor e rotte verso l’Oceano Indiano permette a Mosca di immaginare una rete commerciale sempre meno dipendente dalle infrastrutture controllate dall’Occidente.

Cina e India sono quindi molto più che compratori di materie prime russe.

Sono elementi della strategia con cui il Cremlino tenta di spostare verso l’Eurasia una parte crescente dei propri flussi economici.

L’Iran può partecipare a questa architettura.

Ma proprio per questo Mosca preferisce che sopravviva come Stato funzionante e partner commerciale, non che diventi la scintilla di una guerra diretta fra Russia e Stati Uniti.

Anche Washington può servire nell’Artico

Qui emerge quello che sembra un paradosso.

La Russia considera la NATO una minaccia crescente nel Grande Nord, ma allo stesso tempo non ha necessariamente interesse a escludere per sempre capitali e tecnologia occidentali dai giganteschi progetti energetici artici.

Se in futuro un accordo politico con Washington consentisse una parziale riduzione delle sanzioni, Mosca avrebbe forti incentivi economici a riaprire alcuni dossier.

Idrocarburi, LNG, infrastrutture e materie prime artiche valgono molto più di una dimostrazione simbolica di fedeltà a Teheran.

Ed è qui che la gerarchia degli interessi russi diventa evidente.

La Russia non è disposta a sanguinare per l’Iran

Bishkek permette quindi di separare propaganda e strategia.

Russia e Iran sono partner.

Sono avversari degli Stati Uniti su numerosi dossier.

Cooperano militarmente.

Collaborano contro le sanzioni.

Condividono l’obiettivo di un sistema internazionale meno dominato da Washington.

Ma non sono alleati militari nel senso tradizionale del termine.

Il trattato del 2025 lo dimostra.

La Russia può aiutare l’Iran senza combattere per l’Iran.

Ed è esattamente ciò che sta facendo.

La vera gerarchia del Cremlino

Ridotto all’essenziale, il calcolo russo appare piuttosto chiaro:

  • il trattato con Teheran non impone la difesa militare reciproca;
  • l’Ucraina continua ad assorbire una parte enorme delle capacità militari russe;
  • uno scontro diretto con Washington moltiplicherebbe enormemente i rischi;
  • Mosca vuole mantenere margini di dialogo con Trump;
  • non vuole compromettere definitivamente i rapporti con Israele e con il Golfo;
  • Cina, India e Northern Sea Route rappresentano interessi economici di lunghissimo periodo;
  • l’Artico è direttamente collegato alla sicurezza nucleare e alla futura capacità economica russa.

L’Iran rimane importante.

Ma non è la Russia.

E nella politica delle grandi potenze questa distinzione conta più di qualsiasi dichiarazione di amicizia.

Solidarietà, sì. Guerra, no.

A Bishkek Putin ha offerto a Pezeshkian quello che Mosca è disposta a offrire: legittimazione politica, solidarietà, cooperazione economica e sostegno.

Pezeshkian ha risposto definendo il rapporto «strategico».

Entrambi dicono la verità.

Il problema nasce soltanto quando “strategico” viene tradotto automaticamente con “alleato militare”.

Non lo è.

La Russia vuole che l’Iran resista abbastanza da non consegnare agli Stati Uniti una vittoria geopolitica decisiva.

Ma non vuole salvarlo al prezzo di una guerra russo-americana.

Perché Putin ha davanti una gerarchia di interessi molto precisa.

L’Ucraina è la guerra che sta combattendo.

L’Artico è la partita che vuole vincere.

Washington è il nemico con cui deve comunque continuare a trattare.

Teheran viene dopo.

Ed è forse questo il messaggio più importante uscito dalla stretta di mano di Bishkek: nelle relazioni internazionali la solidarietà può essere sincera, ma non per questo è illimitata.


Fonti e riferimenti

Incontro Putin–Pezeshkian, Bishkek, 1 settembre 2026

ANSA – “Putin a Pezeshkian, ‘ammiriamo vostro coraggio nella lotta per interessi nazionali’”
https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/09/01/putin-a-pezeshkian-ammiriamo-vostro-coraggio-nella-lotta-per-interessi-nazionali_ca728102-0ca2-4130-824d-607d546fd8ef.html

ANSA – “Pezeshkian ringrazia Putin ‘per le sue posizioni nella guerra con gli Usa’”
https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/mondo/mediooriente/2026/09/01/pezeshkian-ringrazia-putin-per-le-sue-posizioni-nella-guerra-con-gli_427b12b3-82ce-4125-8c73-6238936c585d.html

Reuters – Iran’s president says Tehran will reciprocate if US honours interim deal commitments
https://www.reuters.com/world/middle-east/irans-president-says-tehran-will-reciprocate-if-us-honours-interim-deal-2026-09-01/

Trattato Russia–Iran del 17 gennaio 2025

Reuters – Key provisions of Russia-Iran strategic cooperation treaty
https://www.reuters.com/world/key-provisions-russia-iran-strategic-cooperation-treaty-2025-01-17/

Reuters – Factbox: What are Russia’s strategic treaties with Iran, North Korea and China?
https://www.investing.com/news/stock-market-news/factboxwhat-are-russias-strategic-treaties-with-iran-north-korea-and-china-3819270

Carnegie Endowment – New Russia-Iran Treaty Reveals the Limits of Their Partnership
https://carnegieendowment.org/russia-eurasia/politika/2025/01/russia-iran-strategic-agreement

Analisi Difesa – Il testo del Trattato di cooperazione strategica tra Russia e Iran
https://www.analisidifesa.it/2025/01/il-testo-del-trattato-tra-russia-iran/

Associated Press – Russia and Iran sign a partnership treaty to deepen their ties
https://apnews.com/article/71a20990373851741d1fe76a81699036

RFE/RL – Amid Biting Sanctions, Russia And Iran Sign Pact To Deepen Ties
https://www.rferl.org/a/iran-russia-putin-pezeshkian-treaty-ukraine-shahed-drones/33278795.html

Artico e Northern Sea Route

Reuters – NATO’s Arctic moves pose ‘direct threat’ to Russia, Lavrov says
https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/natos-arctic-moves-pose-direct-threat-russia-foreign-minister-lavrov-says-2026-08-31/

Reuters – Rosatom says seven Chinese vessels will sail to Europe via Russia’s Arctic route
https://www.internazionale.it/ultime-notizie-reuters/2026/08/07/rosatom-says-seven-chinese-vessels-will-sail-to-europe-via-russia-s-arctic-route

Government of the Russian Federation – Development and navigation along the Northern Sea Route
https://government.ru/en/news/58222/

Financial Times – South Korea challenges China for Arctic sea route to Europe
https://www.ft.com/content/3b4c4dc2-3b26-4973-b1c3-4286bc072bb2

Approfondimenti sulla natura della partnership russo-iraniana

Institute for the Study of War – Russia, Iran ink strategic partnership accord, but there’s no mutual defense clause
https://bcfausa.org/institute-for-the-study-of-war-russia-iran-ink-strategic-partnership-accord-but-theres-no-mutual-defense-clause/

Al Jazeera – Analysis: Russia, Iran strengthen alliance after Syria setback
https://www.aljazeera.com/news/2025/1/18/iran-russia-analysis-syria-setback

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