Per anni, una parte dell’informazione alternativa e dell’attivismo geopolitico occidentale ha costruito attorno al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana — l’IRGC (Islamic Revolutionary Guard Corps) — una narrativa quasi romantica: quella di una forza “di resistenza” contro l’imperialismo statunitense e israeliano.
Una rappresentazione che, nel tempo, ha trasformato un apparato militare-teocratico in una sorta di simbolo antimperialista globale, spesso ignorandone la natura ideologica, repressiva e profondamente espansionista.
Questa lettura, tuttavia, appare non solo superficiale, ma anche gravemente contraddittoria.
Perché combattere l’imperialismo americano non significa automaticamente incarnare libertà, autodeterminazione o emancipazione dei popoli. La storia dimostra che esistono molte forme di imperialismo: militare, economico, culturale, ma anche religioso e teocratico. E l’IRGC rappresenta precisamente quest’ultima forma.
L’IRGC non è un movimento di liberazione
L’Islamic Revolutionary Guard Corps nasce nel 1979 non come esercito nazionale tradizionale, ma come strumento ideologico della rivoluzione khomeinista.
Il suo obiettivo originario non era soltanto difendere l’Iran, bensì esportare la rivoluzione islamica sciita nel Medio Oriente.
Questo elemento viene spesso rimosso da chi dipinge Teheran come semplice vittima dell’Occidente.
Eppure la Costituzione della Repubblica Islamica stessa parla apertamente della missione rivoluzionaria internazionale del regime.
L’IRGC non agisce come una normale struttura militare statale.
Opera attraverso milizie ideologiche, reti paramilitari, gruppi armati proxy e organizzazioni confessionali sparse in tutta la regione:
- Hezbollah in Libano
- le milizie sciite irachene
- gli Houthi nello Yemen
- varie formazioni armate in Siria
- cellule operative e reti clandestine in numerosi paesi
Ridurre tutto ciò alla semplice “resistenza antiamericana” significa ignorare deliberatamente la dimensione espansionistica di questo progetto.
L’antiamericanismo come assoluzione morale
Una delle più grandi distorsioni ideologiche contemporanee consiste nell’idea secondo cui chiunque si opponga agli Stati Uniti debba automaticamente essere considerato progressista, emancipatore o persino “antifascista”.
Con questa logica si finisce per assolvere qualsiasi forma di autoritarismo purché anti-occidentale.
È la stessa dinamica che porta alcuni ambienti a minimizzare:
- la repressione interna iraniana,
- le esecuzioni di dissidenti,
- la persecuzione delle donne,
- la repressione delle proteste popolari,
- la polizia morale,
- la censura religiosa,
- la violenza contro minoranze etniche e religiose.
Nel momento in cui il conflitto geopolitico diventa l’unica lente interpretativa, i diritti umani cessano improvvisamente di avere valore universale e diventano strumenti selettivi di propaganda.
L’imperialismo religioso dell’IRGC
Chi parla incessantemente di imperialismo americano raramente affronta il tema dell’imperialismo religioso iraniano.
L’IRGC non cerca soltanto influenza geopolitica: cerca egemonia ideologica e confessionale.
L’obiettivo strategico di Teheran è costruire un arco sciita regionale sotto la propria influenza politico-militare, dalla Persia fino al Mediterraneo.
Questo progetto ha destabilizzato:
- Iraq,
- Siria,
- Libano,
- Yemen,
- e contribuito all’escalation settaria in tutta la regione.
In Iraq, molte milizie sostenute dall’IRGC sono state accusate di violenze settarie e repressioni politiche.
In Siria, il sostegno militare iraniano ha contribuito al mantenimento del regime di Bashar al-Assad durante una guerra devastante costata centinaia di migliaia di vite.
In Libano, Hezbollah ha trasformato lo Stato in un sistema paralizzato da una forza armata parallela.
Difendere tutto questo come semplice “resistenza” significa cancellare la sofferenza concreta di milioni di mediorientali.
Le designazioni terroristiche e le sanzioni internazionali
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica è stato designato come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti ed è soggetto a vaste sanzioni da parte di numerosi paesi occidentali. Anche Canada, Australia e diversi partner internazionali hanno adottato misure restrittive contro funzionari e reti legate all’IRGC.
L’Unione Europea ha inoltre adottato sanzioni contro molti comandanti e apparati collegati a repressioni interne, violazioni dei diritti umani e attività destabilizzanti nella regione.
Il Giappone stesso ha precedentemente imposto sanzioni a funzionari di alto livello dell’IRGC tra il 2007 e il 2013. Ancora oggi diversi individui restano soggetti a misure restrittive giapponesi, inclusi ex vertici militari iraniani.
In questo contesto, cresce la pressione internazionale affinché Tokyo estenda ulteriormente le sanzioni contro dirigenti e funzionari dell’apparato rivoluzionario iraniano, seguendo le linee già adottate da Stati Uniti, Regno Unito, Argentina, Svizzera, Australia e altri partner occidentali.
Il doppio standard di certa controinformazione
Esiste poi un problema culturale e mediatico più ampio.
Una parte della cosiddetta “controinformazione” occidentale denuncia — spesso giustamente — le guerre americane, le operazioni NATO e le ingerenze occidentali, ma applica un doppio standard sistematico quando si parla di Iran, Russia o Cina.
L’imperialismo americano viene analizzato come dominio.
Quello iraniano viene romanticizzato come “resistenza”.
Le vittime occidentali contano sempre.
Le vittime dei regimi anti-occidentali diventano invisibili.
Questo approccio non è anti-imperialismo.
È semplicemente tifo geopolitico.
Il popolo iraniano non coincide con l’IRGC
Un altro errore ricorrente consiste nel confondere il regime iraniano con il popolo iraniano.
Le grandi proteste degli ultimi anni — specialmente dopo la morte di Mahsa Amini — hanno mostrato chiaramente che milioni di iraniani non si riconoscono nell’apparato teocratico.
Le donne che bruciano il velo nelle piazze, i giovani incarcerati, i dissidenti perseguitati, gli oppositori impiccati o torturati: tutto questo viene spesso ignorato da chi, in Occidente, continua a dipingere l’IRGC come baluardo di libertà anti-imperialista.
Ma non esiste liberazione autentica laddove una struttura militare religiosa controlla:
- la politica,
- l’economia,
- l’informazione,
- la magistratura,
- e la vita privata dei cittadini.
Conclusione
Criticare l’imperialismo americano è legittimo.
Ma sostituire una forma di dominio con un’altra non rappresenta alcun progresso.
L’IRGC non è un movimento universale di emancipazione dei popoli.
È il braccio armato di una teocrazia rivoluzionaria con ambizioni regionali, confessionali e ideologiche.
Trasformarlo in simbolo di “resistenza” significa ignorare:
- la repressione interna iraniana,
- il settarismo regionale,
- l’espansionismo confessionale,
- e le responsabilità militari e paramilitari attribuite ai suoi apparati.
L’antiamericanismo automatico non può diventare un’assoluzione morale permanente.
Perché ogni imperialismo — occidentale, russo, cinese o religioso — resta imperialismo.

