Per anni ci hanno raccontato il suicidio. Le nuove perizie della Commissione parlamentare descrivono invece un uomo aggredito, trattenuto fuori dalla finestra e precipitato nel vuoto. Il problema, adesso, non riguarda soltanto chi fosse presente quella sera. Riguarda tredici anni di indagini, archiviazioni, errori e occasioni perdute.
SIENA — 29 settembre 2026
C’è una domanda che, dopo tredici anni, pesa quasi quanto quella sull’identità degli assassini di David Rossi:
come è stato possibile non vedere?
Come è stato possibile che la morte dell’allora responsabile della comunicazione del Monte dei Paschi di Siena venisse consegnata per anni alla spiegazione del suicidio, mentre oggi una Commissione parlamentare d’inchiesta arriva a una conclusione radicalmente diversa?
Il 6 marzo 2013 David Rossi precipitò dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni.
Per anni il racconto dominante è stato quello di un uomo che aveva deciso di togliersi la vita.
Oggi quella ricostruzione è stata demolita dalle risultanze tecniche acquisite dalla Commissione parlamentare d’inchiesta.
Non da un blogger.
Non da una teoria circolata sui social.
Non da una suggestione giornalistica.
Da perizie tecniche e da una Commissione parlamentare della Repubblica.
Nella relazione intermedia approvata nel marzo 2026, la Commissione ha scritto che le perizie mostrano come Rossi sia stato vittima di un’azione con l’intervento di terzi, escludendo il suicidio e indicando invece un omicidio.
Ed è qui che il caso cambia definitivamente natura.
NON SI SAREBBE GETTATO. SAREBBE STATO TRATTENUTO NEL VUOTO
Le conclusioni tecniche sono impressionanti.
Secondo la ricostruzione della Commissione, prima della precipitazione Rossi sarebbe stato sospeso all’esterno della finestra del proprio ufficio e trattenuto ai polsi da altre persone.
Le lesioni riscontrate sarebbero compatibili con mani di terzi che stringevano il suo corpo mentre si trovava fuori dalla finestra.
Le successive analisi sulle ferite del volto hanno aggiunto un altro elemento: alcune lesioni non sarebbero conseguenza dell’impatto finale, ma sarebbero state prodotte prima della caduta.
La ricostruzione compiuta il 28 settembre 2026 al Foro Italico ha aggiunto un ulteriore tassello.
È stata riprodotta una finestra delle stesse dimensioni di quella dell’ufficio di Rossi. Alle simulazioni hanno partecipato consulenti della Commissione, RIS, Vigili del fuoco e un atleta dei Carabinieri con corporatura simile a quella di Rossi.
La prima valutazione tecnica descrive una dinamica nella quale Rossi sarebbe stato aggredito rapidamente da più persone, sarebbe rimasto cosciente e avrebbe probabilmente tentato di difendersi.
Secondo questa ricostruzione sarebbe poi finito all’esterno della finestra, avrebbe cercato di aggrapparsi e sarebbe stato trattenuto prima della precipitazione.
Questa non è più la fotografia di un suicidio.
È la fotografia di una possibile scena del crimine.
TREDICI ANNI
Ed eccoci al punto più difficile.
Sono serviti tredici anni.
Tredici.
La prima indagine venne archiviata nel 2014 come suicidio. Una nuova richiesta di riapertura non portò allora al ribaltamento della ricostruzione.
Nel 2022 persino una superperizia della prima Commissione parlamentare era arrivata a conclusioni differenti da quelle emerse oggi, considerando maggiormente compatibile una dinamica nella quale Rossi si sarebbe lasciato cadere volontariamente.
Poi arrivano nuovi approfondimenti.
Nuove analisi.
Una nuova Commissione.
Una ricostruzione della finestra.
L’esame delle lesioni.
L’orologio.
I polsi.
Il volto.
Le simulazioni.
E improvvisamente quello che per anni era stato classificato come suicidio assume una forma completamente diversa.
La domanda è inevitabile:
perché per arrivarci abbiamo dovuto aspettare fino al 2026?
LE ANOMALIE NON SONO NATE IERI
Non si può neppure sostenere che i dubbi siano comparsi tredici anni dopo.
Erano presenti da tempo.
La prima Commissione parlamentare aveva già lasciato sul terreno questioni irrisolte, compreso il problema di materiale video inizialmente non acquisito e successivamente recuperato e altre anomalie riguardanti la scena e la ricostruzione degli avvenimenti.
Non a caso il Parlamento ha istituito una nuova Commissione attribuendole espressamente, tra gli altri, il compito di verificare eventuali atti, condotte, omissioni, ostacoli, ritardi o difficoltà che abbiano interferito con l’accertamento giudiziario delle responsabilità relative alla morte di Rossi.
È un passaggio fondamentale.
Perché adesso non basta più domandarsi:
chi ha ucciso David Rossi?
Occorre domandarsi anche:
che cosa non ha funzionato nelle indagini sulla sua morte?
DAVID ROSSI MORÌ NEL MOMENTO PEGGIORE POSSIBILE
E poi c’è il contesto.
Rossi non era un impiegato qualsiasi.
Era il responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena e lavorava a stretto contatto con i vertici della banca.
Morì nel 2013, mentre intorno a MPS stavano esplodendo alcune delle vicende finanziarie più pesanti della storia bancaria italiana recente.
La stessa Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario avrebbe successivamente descritto la crisi MPS parlando delle operazioni Fresh, Alexandria e Santorini, del ruolo della Fondazione, dei rapporti con la politica e delle anomalie nella gestione della banca.
Nella relazione parlamentare del 2018 la morte di Rossi viene collocata esplicitamente nello stesso periodo in cui emergevano pubblicamente quelle vicende e definita uno degli episodi più gravi e inquietanti della crisi senese.
Questo contesto non dimostra il movente dell’omicidio.
È essenziale dirlo.
Non sappiamo ancora perché Rossi sarebbe stato ucciso.
La stessa relazione della Commissione afferma che resta da individuare con certezza il movente.
Ma proprio per questo diventa indispensabile ricostruire ogni relazione, ogni interesse e ogni informazione di cui Rossi potesse essere a conoscenza.
IL POTERE INTORNO A MONTE DEI PASCHI
Monte dei Paschi non era soltanto una banca.
Per decenni è stata uno dei centri economici fondamentali di Siena e della Toscana, intrecciata alla Fondazione MPS e a un sistema di relazioni istituzionali e politiche che le commissioni parlamentari hanno successivamente analizzato.
La Commissione d’inchiesta bancaria parlò esplicitamente della partecipazione della politica, dell’insostenibilità di determinate acquisizioni, del ruolo della Fondazione e delle debolezze della vigilanza.
Ed è precisamente per questo che bisogna evitare due errori opposti.
Il primo sarebbe continuare a trattare Rossi come il protagonista di un semplice fatto di cronaca.
Il secondo sarebbe dichiarare già dimostrato che la sua morte sia stata ordinata dalla politica, dalla banca o da apparati dello Stato.
Questo, oggi, le prove disponibili pubblicamente non lo dimostrano.
Ma dimostrano qualcosa di sufficientemente grave da imporre un’indagine senza sconti su tutto ciò che circondava Rossi.
DUE ARCHIVIAZIONI. POI LA PAROLA “OMICIDIO”
La Procura di Siena ha riaperto nel marzo 2026 un nuovo fascicolo sulla morte di Rossi sulla base delle risultanze emerse dai lavori della Commissione parlamentare.
È la terza volta in tredici anni che la magistratura torna sulla vicenda dopo due precedenti archiviazioni riconducibili alla ricostruzione suicidaria.
Ed è forse questo il dato istituzionalmente più devastante dell’intera vicenda.
Perché se le conclusioni attuali saranno confermate in sede giudiziaria, significherà che per tredici anni un omicidio è rimasto senza assassini mentre la morte della vittima veniva interpretata come suicidio.
Non significa automaticamente che qualcuno abbia volontariamente depistato.
Ma significa che occorrerà verificare, uno per uno, gli errori, le omissioni, le decisioni investigative, le consulenze, le acquisizioni mancate e le conclusioni che hanno permesso a quella ricostruzione di resistere così a lungo.
NON BASTA PIÙ TROVARE GLI ASSASSINI
Dopo le risultanze del 2026 il caso Rossi ha dunque due livelli.
Il primo è criminale:
chi era con David Rossi quella sera?
Chi lo avrebbe aggredito?
Chi lo avrebbe portato fuori dalla finestra?
Chi lo avrebbe trattenuto?
Chi lo avrebbe lasciato precipitare?
E soprattutto:
perché?
Ma esiste un secondo livello.
Quello istituzionale.
Chi aveva il compito di cercare quelle risposte nel 2013?
Quali elementi erano già disponibili?
Quali furono sottovalutati?
Quali accertamenti non vennero eseguiti?
Perché determinate anomalie non produssero immediatamente ulteriori approfondimenti?
Perché è stato necessario ricostruire una finestra tredici anni dopo per verificare materialmente una dinamica che riguardava la morte di uno degli uomini più vicini ai vertici della banca più antica d’Italia?
SE È STATO UN OMICIDIO, TREDICI ANNI SONO PARTE DEL CASO
La storia di David Rossi non può più essere raccontata soltanto attraverso quel volo da Rocca Salimbeni.
Se la ricostruzione dell’omicidio sarà confermata definitivamente dalla magistratura, dovremo guardare anche a tutto quello che è successo dopo.
Perché tredici anni senza un colpevole non sono un dettaglio.
Due archiviazioni non sono un dettaglio.
Perizie incompatibili tra loro non sono un dettaglio.
Una Commissione parlamentare costretta a ricostruire fisicamente una finestra e simulare nuovamente la dinamica nel 2026 non è un dettaglio.
Sono la storia della storia.
E c’è una frase che oggi appare quasi insostenibile.
Nell’archiviazione del 2014 il giudice aveva ritenuto che sulla morte di Rossi non residuassero punti oscuri o dubbi. La precedente documentazione parlamentare ricostruisce espressamente quella conclusione.
Tredici anni dopo, una Commissione parlamentare scrive:
omicidio.
Tra queste due parole — suicidio e omicidio — c’è un abisso.
Dentro quell’abisso ci sono tredici anni della Repubblica italiana.
ORA SERVONO NOMI
La famiglia Rossi ha aspettato tredici anni perché una conclusione che aveva sempre contestato venisse rimessa radicalmente in discussione dalle istituzioni.
Adesso non può bastare correggere una parola su un fascicolo.
Se David Rossi è stato assassinato, bisogna sapere chi lo ha ucciso.
Bisogna sapere perché.
Bisogna stabilire chi fosse presente.
Bisogna ricostruire quello che Rossi sapeva.
Bisogna verificare se la sua attività professionale e la crisi del Monte dei Paschi abbiano avuto qualche relazione con la sua morte oppure se il movente vada cercato altrove.
E soprattutto bisogna stabilire perché la verità sulla dinamica abbia impiegato tredici anni per emergere.
Senza scorciatoie.
Senza intoccabili.
Senza trasformare sospetti in condanne, ma anche senza permettere che prestigio istituzionale, appartenenze politiche, interessi economici o ragioni di Stato possano diventare uno scudo per chiunque.
Perché dopo tredici anni la questione non è più soltanto:
«Come è morto David Rossi?»
La Commissione parlamentare ha dato una risposta durissima.
La domanda adesso è un’altra:
CHI HA UCCISO DAVID ROSSI?
E subito dopo ne viene una ancora più scomoda:
PERCHÉ CI SONO VOLUTI TREDICI ANNI PER ARRIVARE FIN QUI?
E POI SPUNTA UN NOME POLITICO: MATTEO RENZI
Dentro questa storia compare anche un nome che rende il quadro ancora più delicato:
Matteo Renzi.
Non perché esistano elementi che colleghino l’ex presidente del Consiglio alla morte di David Rossi. Non esistono, allo stato delle informazioni pubblicamente disponibili, prove di un suo coinvolgimento nell’omicidio.
Renzi entra nella storia da un’altra porta.
Ed è una porta che conduce direttamente alla gestione delle prime indagini.
Il nome centrale è quello del magistrato Antonino Nastasi, uno dei pm che si occuparono delle indagini sulla morte di Rossi e delle vicende Monte dei Paschi.
Anni dopo Nastasi diventa anche uno dei magistrati dell’inchiesta sulla Fondazione Open, il contenitore politico-finanziario legato alla stagione renziana.
Ed è proprio allora che Renzi comincia ad attaccare pubblicamente la conduzione delle indagini sul caso Rossi.
Nel maggio 2022, commentando le nuove perizie, Renzi pronunciò parole pesantissime:
«Sono state fatte indagini quantomeno stravaganti».
E puntò direttamente il dito contro Nastasi, sostenendo che il magistrato fosse entrato sulla scena senza averne titolo e ricordando le anomalie emerse attraverso il lavoro della Commissione parlamentare.
La conclusione politica di Renzi fu ancora più dura:
«Ma se per avere giustizia e verità occorre una commissione parlamentare d’inchiesta, che li paghiamo a fare i pm?»
Parole pronunciate quattro anni prima delle risultanze del 2026 che hanno ribaltato radicalmente la ricostruzione della morte di Rossi.
Ma questo passaggio deve essere letto con tutte le sue implicazioni.
Renzi non era un osservatore neutrale.
Nastasi era infatti contemporaneamente uno dei magistrati impegnati nell’inchiesta sulla Fondazione Open, che riguardava direttamente l’ex presidente del Consiglio e il suo ambiente politico.
Esisteva dunque un conflitto giudiziario e politico evidente tra Renzi e quei magistrati.
Questo non rende automaticamente false le contestazioni di Renzi.
Ma impedisce anche di trasformarle retroattivamente nella prova che l’ex premier conoscesse verità nascoste sulla morte di Rossi.
Ciò che oggi interessa è un altro dato:
le anomalie investigative erano diventate talmente rilevanti da entrare apertamente nello scontro politico nazionale.
LA NOTTE NELL’UFFICIO DI ROSSI
Il punto di rottura era arrivato con la testimonianza del colonnello dei Carabinieri Pasquale Aglieco davanti alla Commissione parlamentare.
Aglieco raccontò una scena impressionante.
Secondo la sua versione, alcuni magistrati sarebbero entrati nell’ufficio di Rossi prima dell’arrivo della Polizia scientifica. Sostenne che fossero stati toccati oggetti, il computer, il cestino e la finestra e affermò inoltre che Nastasi avrebbe risposto al telefono di Rossi.
Quelle dichiarazioni provocarono un terremoto.
La Procura di Genova arrivò ad aprire un’inchiesta nei confronti di tre magistrati senesi per falso aggravato.
Ma qui bisogna raccontare anche ciò che accadde dopo, perché è decisivo.
L’indagine sui magistrati venne successivamente archiviata e gli accertamenti sui tabulati misero in discussione parti importanti della ricostruzione di Aglieco. Lo stesso ufficiale sarebbe poi finito sotto processo per false dichiarazioni al pubblico ministero.
Dunque le affermazioni di Aglieco non possono essere presentate oggi come fatti giudiziariamente accertati.
Ma rimane il fatto storico: quella testimonianza fece esplodere pubblicamente il problema della gestione della scena e contribuì a riportare il caso Rossi al centro dell’attenzione nazionale.
Ed è precisamente su quella frattura che intervenne Renzi.
RENZI CONTRO NASTASI
Nel febbraio 2022 Renzi portò lo scontro persino davanti alle telecamere di Porta a Porta.
Parlando dei magistrati che stavano conducendo l’inchiesta Open, indicò Nastasi ricordando proprio le accuse emerse davanti alla Commissione Rossi.
Il caso diventava così un corto circuito quasi perfetto.
Un ex presidente del Consiglio sotto indagine attaccava uno dei propri accusatori utilizzando le anomalie emerse nell’indagine sulla morte di un dirigente di Monte dei Paschi.
Un magistrato dell’inchiesta Open era stato precedentemente coinvolto nelle indagini sulla morte di Rossi.
Una Commissione parlamentare stava mettendo nuovamente sotto la lente una morte che per anni era stata trattata come suicidio.
E quattro anni dopo, nel 2026, una nuova Commissione sarebbe arrivata a una conclusione sconvolgente:
David Rossi non si sarebbe suicidato. Sarebbe stato ucciso.
Questo non prova che Renzi avesse ragione su ogni sua accusa.
Non prova un depistaggio.
Non prova responsabilità politiche.
Ma rende ancora più urgente una domanda:
se oggi la dinamica della morte appare radicalmente diversa da quella sostenuta per anni, quali errori furono commessi nelle prime indagini?
NON È IL “CASO RENZI”. È IL CASO DELLE ISTITUZIONI
Sarebbe troppo facile trasformare tutto questo nell’ennesima guerra tra Renzi e la magistratura.
Il problema è molto più grande.
Perché Matteo Renzi può avere avuto tutti gli interessi politici e giudiziari del mondo nell’attaccare Nastasi.
Ma David Rossi rimane morto.
E se le conclusioni tecniche del 2026 saranno confermate dalla magistratura, rimarrà un fatto gigantesco:
per anni quella morte sarebbe stata interpretata secondo una dinamica completamente sbagliata.
A quel punto non interessa più stabilire chi, tra Renzi e i magistrati, abbia vinto una battaglia politica.
Interessa capire come abbia funzionato lo Stato.
Chi ha acquisito le prove.
Chi le ha interpretate.
Chi ha deciso quali accertamenti effettuare.
Chi non li ha effettuati.
Chi ha stabilito che si trattasse di suicidio.
E soprattutto perché soltanto tredici anni dopo si è arrivati a ricostruire una dinamica completamente differente.
Perché quando un possibile omicidio viene considerato per anni un suicidio, l’indagine sull’omicidio e l’indagine sugli errori commessi per non riconoscerlo diventano due facce della stessa necessità di verità.
FONTI DA AGGIUNGERE
Corriere della Sera – 19 maggio 2022
David Rossi, le nuove perizie e le dichiarazioni di Matteo Renzi sulle indagini e sul pm Antonino Nastasi.
https://www.corriere.it/cronache/22_maggio_19/david-rossi-due-nuove-perizie-potrebbero-riaprire-caso-ferite-lesioni-incompatibili-il-suicidio-21ed6cce-d7b3-11ec-baec-5e239f3efe1e_amp.html
Corriere della Sera – 10 febbraio 2022
Renzi, l’inchiesta Open, Nastasi e il richiamo al caso David Rossi.
https://www.corriere.it/politica/22_febbraio_10/renzi-open-magistrati-7fa637b2-89e6-11ec-ab70-14f9e3dc0d34.shtml
Corriere della Sera – 23 marzo 2023
Caso Rossi, Commissione parlamentare, Aglieco e gli attacchi di Renzi a Nastasi.
https://www.corriere.it/politica/23_marzo_23/david-rossi-colonnello-hammamet-4d532790-c8ef-11ed-85b6-6207f76c958d_amp.html
ANSA – 10 dicembre 2021
Audizione di Pasquale Aglieco davanti alla Commissione parlamentare.
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2021/12/10/david-rossi-ufficiale-dei-cc-il-pm-rispose-al-suo-telefono_489e56d0-d8be-4afb-979d-dc62ee3ac160.html
ANSA – 21 gennaio 2025
Il successivo procedimento contro Aglieco e l’archiviazione dell’indagine sui magistrati senesi.
https://www.ansa.it/amp/sito/notizie/cronaca/2025/01/21/la-morte-di-david-rossi-a-processo-lex-comandante-cc_20cf9068-f2cd-44da-ac22-e28534adc115.html
FONTI E APPROFONDIMENTI
RaiNews – 28 settembre 2026
“Perizia sulla morte di David Rossi: fu omicidio, aggredito da più persone tentava di difendersi”
Leggi su RaiNews
RaiNews – 3 marzo 2026
“Morte di David Rossi, relazione intermedia della Commissione: escluso definitivamente il suicidio”
Leggi la ricostruzione
Camera dei Deputati – Commissione parlamentare d’inchiesta
Documentazione ufficiale sull’istituzione e i compiti della Commissione.
Documentazione della Camera dei Deputati
Camera dei Deputati – Relazione intermedia 2026
Trasmissione ufficiale della relazione intermedia della Commissione.
Atto parlamentare
RaiNews – 2 marzo 2026
“La Procura di Siena apre una nuova inchiesta”.
Leggi su RaiNews
Corriere Fiorentino – 24 febbraio 2026
Perizia sulle lesioni al volto di David Rossi.
Leggi il Corriere Fiorentino
Senato della Repubblica – Commissione d’inchiesta sul sistema bancario
Relazione su Fondazione MPS, Monte dei Paschi, crisi della banca e morte di David Rossi.
Consulta la documentazione del Senato
Senato della Repubblica – Commissione sistema bancario e finanziario
Monte dei Paschi: Fondazione, politica, operazioni finanziarie, vigilanza e caso Rossi.
Consulta gli atti del Senato

