IL PRESTITO DELLA SCONFITTA: Bruxelles finanzia Zelensky per sopravvivere a se stessa

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90 miliardi di euro, un nuovo buco da 27 miliardi di dollari, droni da ordinare prima dell’inverno e l’ombra dell’Operazione Midas. La guerra entra nella sua fase finanziariamente più brutale: non basta più sostenere Kiev. Bisogna impedire che finisca il denaro prima della guerra.

EDITORIALE

C’è un momento nel quale un prestito smette di essere soltanto uno strumento finanziario e diventa una dichiarazione politica.

L’Unione europea quel momento lo ha già superato.

Bruxelles ha costruito per l’Ucraina un Ukraine Support Loan da 90 miliardi di euro per il 2026-2027: circa 60 miliardi destinati alla difesa e 30 miliardi al sostegno di bilancio. Il denaro viene raccolto dall’Unione sui mercati dei capitali e garantito attraverso il margine del bilancio europeo. La formula concordata prevede che Kiev rimborsi il prestito quando avrà ricevuto riparazioni dalla Russia; fino ad allora gli asset russi rimangono immobilizzati e l’UE si riserva la possibilità di utilizzarli per il rimborso, nel rispetto del diritto europeo e internazionale.

Non è un dettaglio contabile. È l’architettura finanziaria di una guerra diventata dipendente dal credito.

E adesso non basta più neppure quella.

IL BUCO DA 27 MILIARDI

Il 25 settembre Volodymyr Zelensky ha messo sul tavolo un altro numero: 27 miliardi di dollari.

È il fabbisogno aggiuntivo che Kiev cerca di coprire per sostenere la spesa militare e assicurarsi le forniture necessarie nei prossimi mesi.

Il governo ucraino lo ha confermato ufficialmente.

Una parte dovrebbe arrivare da riallocazioni interne. Per il resto Kiev guarda nuovamente all’Europa e agli altri partner.

Zelensky ha spiegato che una quota importante serve per militari, droni e missili. Ma soprattutto ha chiarito il problema temporale: circa un terzo del denaro richiesto riguarda forniture di droni per gennaio, febbraio e marzo 2027.

Gli ordini, però, devono essere pagati prima.

Ottobre e novembre.

Altrimenti, ha avvertito lo stesso presidente ucraino, tra gennaio e febbraio potrebbero emergere «serie difficoltà».

Per questo Zelensky ha chiesto alla Commissione europea di anticipare risorse previste nell’ambito del prestito da 90 miliardi.

È qui che il quadro cambia.

Non siamo più davanti alla semplice promessa politica di sostenere Kiev «per tutto il tempo necessario». Siamo davanti alla necessità di anticipare oggi il denaro di domani perché senza quegli ordini il sistema militare ucraino rischia di trovarsi in difficoltà tra pochi mesi.

Il problema della guerra ucraina, dunque, non è soltanto quanti miliardi l’Europa sia disposta a promettere.

È quando quei miliardi devono arrivare.

IL PRESTITO CHE LEGA IL CREDITORE AL DEBITORE

Il prestito europeo è particolare anche per un’altra ragione.

Il Consiglio europeo ha stabilito che l’Ucraina dovrebbe rimborsarlo soltanto dopo aver ricevuto le riparazioni russe.

Tradotto politicamente: il recupero finale del credito è collegato a un evento futuro il cui ammontare, calendario e concreta realizzazione dipenderanno dall’esito della guerra, da eventuali negoziati e dalle decisioni giuridiche sugli asset russi.

È un’enorme esposizione politica prima ancora che finanziaria.

Più aumenta il credito, più aumenta l’interesse europeo a evitare il collasso del debitore.

E più il debitore dipende dal credito, più diventa difficile separare la decisione militare da quella finanziaria.

Questo è il cortocircuito.

Bruxelles non sta semplicemente finanziando una guerra.

Sta finanziando un sistema che deve continuare a essere finanziato per non rendere problematici i finanziamenti già concessi.

Il meccanismo comincia ad assomigliare alla più antica trappola del credito: quando l’esposizione diventa gigantesca, il problema non appartiene più soltanto al debitore.

Appartiene anche al creditore.

90 MILIARDI NON ERANO ABBASTANZA

Il dato merita di essere osservato senza propaganda.

Il pacchetto europeo è enorme.

90 miliardi di euro.

Eppure, mentre il programma è ancora in corso di erogazione, Kiev dichiara la necessità di trovare altri 27 miliardi di dollari per la difesa.

Il 18 settembre la Commissione aveva appena annunciato altri 3,3 miliardi di euro per droni e missili, portando a quasi 15 miliardi quanto già versato nel 2026 attraverso le diverse componenti del nuovo prestito.

Una settimana dopo Kiev parlava ancora di un buco da 27 miliardi di dollari.

Questo è forse il numero politicamente più importante dell’intera vicenda.

Perché mostra la velocità con cui la guerra divora capitale.

Non stiamo discutendo di un piano Marshall destinato a ricostruire fabbriche, ponti e città dopo la fine delle ostilità.

Stiamo discutendo di denaro che deve trasformarsi rapidamente in droni, missili, munizioni e capacità militare, mentre la guerra continua a consumare uomini, infrastrutture e risorse.

L’INVERNO NON LEGGE I COMUNICATI DI BRUXELLES

La corsa contro il calendario è ormai esplicita.

Le forze russe stanno aumentando la pressione attraverso droni e attacchi a lungo raggio. A settembre l’impiego dei nuovi Shahed a reazione ha messo ulteriormente sotto pressione la difesa aerea ucraina.

La guerra industriale ha una legge brutale: non vince un comunicato stampa.

Servono intercettori.

Servono droni.

Servono missili.

Servono munizioni.

E soprattutto servono scorte.

La stessa Commissione europea ammette che occorre accelerare le consegne attraverso svuotamento delle scorte disponibili, ridefinizione delle priorità degli ordini e aumento della produzione.

Dietro il linguaggio burocratico c’è una realtà molto più semplice:

la produzione deve correre più velocemente del consumo.

E in una guerra d’attrito questo è esattamente il problema.

POI ARRIVA MIDAS

Come se il quadro finanziario non fosse già abbastanza delicato, sull’Ucraina pesa uno dei più grandi scandali anticorruzione della sua storia recente.

Il nome è perfetto:

Operazione Midas.

Nel novembre 2025 il National Anti-Corruption Bureau of Ukraine (NABU) e la Specialized Anti-Corruption Prosecutor’s Office (SAPO) hanno smantellato, secondo l’accusa, una rete che ruotava attorno a Energoatom, l’azienda nucleare pubblica ucraina.

Il meccanismo contestato dagli investigatori era elementare e feroce.

Tangenti tra il 10 e il 15 per cento sui contratti.

Chi non pagava rischiava di vedersi bloccare i pagamenti attraverso quello che gli investigatori hanno chiamato sistema dello “shlagbaum”, la barriera.

Tra i primi sospettati figurava Timur Mindich, uomo d’affari ed ex socio di Zelensky nella società di produzione Kvartal 95.

L’inchiesta non si è fermata lì.

Nel febbraio 2026 l’ex ministro dell’Energia Herman Halushchenko è stato fermato mentre tentava di lasciare l’Ucraina e successivamente posto in custodia cautelare, con possibilità di cauzione.

Poi è arrivato il nome politicamente più pesante.

YERMAK

L’11 maggio 2026 NABU e SAPO hanno notificato un avviso di sospetto all’ex capo dell’Ufficio presidenziale Andriy Yermak, per una vicenda di presunto riciclaggio riguardante 460 milioni di grivne.

Secondo gli investigatori, il denaro sarebbe stato utilizzato attraverso un progetto immobiliare di lusso nell’area di Kozyn, vicino a Kiev.

Il 14 maggio l’Alta Corte anticorruzione ha disposto nei suoi confronti la custodia cautelare con un’alternativa di cauzione da 140 milioni di grivne.

Sono accuse, non condanne definitive.

Ed è essenziale dirlo.

Ma è altrettanto essenziale comprendere la dimensione politica del problema.

Mentre Kiev chiede all’Europa decine di miliardi aggiuntivi per impedire che la macchina militare resti senza carburante finanziario, l’apparato anticorruzione ucraino indaga uomini arrivati ai vertici dello Stato e del settore energetico.

Non è propaganda russa.

Sono NABU, SAPO e l’Alta Corte anticorruzione ucraina.

IL PARADOSSO DI BRUXELLES

L’Unione europea sostiene che il prestito sia sottoposto a condizioni rigorose, comprese quelle relative allo Stato di diritto e alla lotta alla corruzione.

Ed è giusto ricordarlo.

Ma proprio questa condizionalità rende ancora più evidente il problema.

Che cosa succede quando il Paese considerato strategicamente indispensabile diventa anche finanziariamente indispensabile?

Quanto è credibile minacciare la sospensione dei finanziamenti se la conseguenza potrebbe essere una crisi militare sul fronte?

Qui nasce il vero conflitto d’interessi politico.

Bruxelles deve contemporaneamente essere creditore, finanziatore militare, controllore anticorruzione e garante politico dell’Ucraina.

Quattro ruoli che possono entrare in collisione.

Perché un creditore dovrebbe essere severo.

Un alleato militare deve garantire continuità.

Un controllore dovrebbe poter chiudere il rubinetto.

Un attore geopolitico teme le conseguenze di farlo.

LA GUERRA DIVENTA UN’OBBLIGAZIONE

L’Europa ha trasformato progressivamente il sostegno all’Ucraina da decisione emergenziale a struttura finanziaria permanente.

Prima gli aiuti.

Poi i fondi.

Poi i prestiti.

Poi il debito comune.

Poi gli asset russi immobilizzati come possibile fonte futura di rimborso.

Ora l’anticipo delle risorse future perché le armi del prossimo inverno devono essere ordinate oggi.

Ogni passaggio rende quello successivo più difficile da evitare.

Non perché esista necessariamente un piano occulto per prolungare la guerra, ma perché la struttura degli incentivi diventa sempre più vincolante.

È la logica dell’esposizione.

Hai investito cento.

Perdere cento è inaccettabile.

Ne investi altri cinquanta.

A quel punto perderne centocinquanta diventa ancora più inaccettabile.

E così il passato comincia a comandare il futuro.

BRUXELLES HA LEGATO IL PROPRIO DESTINO A KIEV

È questa la parte della storia che raramente compare nelle conferenze stampa.

La guerra in Ucraina non è più soltanto una questione di territorio.

È diventata una componente dell’identità politica costruita dall’Unione europea negli ultimi anni.

Difesa comune.

Debito comune.

Industria militare europea.

Sanzioni.

Politica energetica.

Rapporti con Washington.

Asset russi.

Allargamento dell’Unione.

Tutto converge sull’Ucraina.

Ammettere che gli obiettivi iniziali non siano più raggiungibili nelle forme immaginate significherebbe quindi aprire una discussione molto più grande della guerra stessa.

Significherebbe discutere delle decisioni prese dal 2022 in avanti.

Dei costi.

Dei risultati.

Delle sanzioni.

Dell’energia.

Delle armi.

Del debito.

E soprattutto della strategia.

IL PRESTITO DELLA SCONFITTA

Per questo i 90 miliardi rappresentano qualcosa di più di un prestito.

Sono una cambiale geopolitica.

Kiev deve sopravvivere abbastanza a lungo da mantenere aperta la possibilità di raggiungere condizioni future che rendano sostenibile il debito.

Bruxelles deve continuare a finanziarla perché un collasso ucraino renderebbe drammaticamente evidente l’enorme esposizione politica, militare e finanziaria accumulata.

Nel frattempo Kiev domanda altri 27 miliardi di dollari.

I droni di gennaio devono essere pagati a ottobre.

Le munizioni devono essere prodotte prima di essere sparate.

Gli scandali anticorruzione arrivano fino agli ex uomini più potenti della presidenza.

E l’Europa continua ad aumentare la posta.

Questa non è più soltanto solidarietà internazionale.

È una dipendenza reciproca costruita attraverso il debito.

L’Ucraina dipende dall’Europa per continuare a combattere.

L’Europa dipende dalla capacità dell’Ucraina di continuare a combattere per evitare di affrontare immediatamente il bilancio politico della strategia adottata.

Il rischio è che, alla fine, nessuno sappia più distinguere il mezzo dall’obiettivo.

Si finanzia Kiev perché deve resistere.

Deve resistere perché è stata finanziata.

E bisogna finanziarla ancora perché lasciarla cadere renderebbe insostenibile ciò che è già stato investito.

È così che un prestito può diventare una trappola politica.

E mentre Bruxelles conta i miliardi, l’inverno conta i giorni.


FONTI E DOCUMENTI

Consiglio europeo – decisione sul prestito da €90 miliardi all’Ucraina, 18 dicembre 2025
https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2025/12/19/european-council-18-december-2025-ukraine/

Consiglio UE – approvazione definitiva dello Ukraine Support Loan, 23 aprile 2026
https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/04/23/council-finalises-90-billion-support-loan-to-ukraine/

Commissione europea – Ukraine Support Loan
https://defence-industry-space.ec.europa.eu/eu-defence-industry/ukraine-support-loan_en

Commissione europea – pacchetto finanziario per l’Ucraina 2026-2027
https://enlargement.ec.europa.eu/news/commission-presents-financial-support-package-ukraine-2026-2027-2026-01-14_en

Commissione europea – €3,3 miliardi per gli acquisti militari ucraini, 18 settembre 2026
https://defence-industry-space.ec.europa.eu/commission-disburses-eur33-billion-defence-funding-ukraine-2026-09-18_en

Governo ucraino – richiesta aggiuntiva di $27 miliardi per la difesa
https://www.kmu.gov.ua/en/news/serhii-koretskyi-proviv-naradu-z-minoborony-shchodo-zakryttia-dodatkovoho-oboronnoho-zapytu-na-27-mlrd-tsoho-roku

Reuters – Kiev cerca $27 miliardi aggiuntivi e chiede l’anticipo dei fondi europei, 25 settembre 2026
https://www.reuters.com/business/aerospace-defense/eu-imf-understand-need-help-ukraine-finance-budget-gap-zelenskiy-says-2026-09-25/

NABU – Operazione Midas, nuovi sviluppi dell’indagine
https://nabu.gov.ua/en/news/operatciia-midas-nova-pidozra/

Transparency International Ukraine / HACC – fascicolo Operazione Midas
https://hacc-decided.ti-ukraine.org/en/cases/52025000000000472

Interfax-Ukraine – Yermak e l’indagine sui 460 milioni di grivne
https://en.interfax.com.ua/news/general/1166797.html

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