Il programma estivo dell’intelligence britannica è riservato a determinate minoranze etniche provenienti da contesti svantaggiati. Il governo difende la misura in nome della rappresentanza. Ma quando l’accesso a un’opportunità pubblica dipende anche dall’origine etnica, la domanda diventa inevitabile: che cosa resta dell’uguaglianza davanti allo Stato?
C’è qualcosa di profondamente contraddittorio nella Gran Bretagna contemporanea.
Per decenni ai cittadini europei è stato spiegato che una società moderna deve giudicare le persone indipendentemente dal colore della pelle. Origine, etnia e ascendenza non dovrebbero stabilire chi merita un’opportunità.
Poi si apre il sito ufficiale dell’MI5 e si scopre che, per il Summer Intelligence Internship 2027, non tutti i cittadini britannici possono presentare domanda.
Non è un’interpretazione giornalistica.
È scritto direttamente dall’MI5.
Per l’anno accademico 2026/27 il candidato deve trovarsi all’ultimo o penultimo anno di università, provenire da un contesto socialmente o economicamente svantaggiato e appartenere a un background Black, Asian, mixed heritage o ethnic minority.
La motivazione dichiarata è la sottorappresentazione di questi gruppi all’interno dell’organizzazione.
Tra le categorie ammesse figurano inoltre alcuni gruppi classificati come “White other”, per esempio Rom, Scottish Travellers e Irish Travellers.
White British, invece, non compare tra le categorie ammesse.
Ed è proprio qui che comincia il problema politico.
Anche il ragazzo bianco povero resta fuori
L’MI5 non utilizza soltanto un criterio etnico.
Per accedere al programma bisogna anche dimostrare una condizione socioeconomica svantaggiata attraverso criteri relativi, per esempio, all’occupazione del principale percettore di reddito della famiglia quando il candidato aveva 14 anni oppure all’accesso ai pasti scolastici gratuiti.
Quindi lo Stato britannico riconosce correttamente che esiste una questione sociale.
Riconosce che esistono famiglie operaie, disoccupazione, lavori manuali e condizioni economiche difficili.
Ma poi introduce un secondo filtro: l’appartenenza etnica.
Il risultato è paradossale.
Un giovane White British proveniente da una famiglia economicamente svantaggiata può soddisfare il requisito sociale e tuttavia non soddisfare quello etnico previsto dallo stage.
La povertà, evidentemente, non basta.
Non stiamo parlando di un semplice seminario sulla diversità
Si potrebbe liquidare tutto come una piccola iniziativa promozionale.
Ma basta leggere la descrizione ufficiale dell’MI5 per capire che non è così.
Gli stagisti vengono inseriti nei team investigativi, possono contribuire alle attività riguardanti il terrorismo internazionale, osservare il funzionamento delle operazioni, lavorare sull’analisi delle informazioni e acquisire esperienza nell’elaborazione dei rischi.
Il programma dovrebbe svolgersi dal 28 giugno al 20 agosto 2027.
L’MI5 prevede inoltre un pagamento di 4.849 sterline e, per chi non può ragionevolmente raggiungere la sede quotidianamente, anche l’alloggio gratuito durante il periodo previsto.
Al termine dell’esperienza gli stagisti possono inoltre candidarsi all’Intelligence Officer Development Programme, anche se dovranno successivamente affrontare una procedura competitiva ordinaria.
Non significa dunque che lo stage garantisca un posto nell’intelligence.
Significa però qualcosa di altrettanto evidente: rappresenta un’opportunità professionale concreta e privilegiata per conoscere dall’interno uno dei servizi di sicurezza più importanti del mondo.
Ed è proprio per questo che la scelta dei criteri di accesso merita scrutinio pubblico.
Westminster conosce perfettamente il problema
La questione è già arrivata in Parlamento.
Il deputato conservatore Ben Obese-Jecty ha chiesto esplicitamente al governo perché gli stage estivi di MI5, MI6 e GCHQ fossero aperti soltanto a candidati Black, Asian ed ethnic minority.
La risposta governativa del 3 luglio 2026 ha ricordato che esistono diversi programmi nell’intelligence britannica e che chi, dopo lo stage, desidera ottenere un impiego deve comunque partecipare a una selezione aperta e basata sul merito.
Ma questa risposta aggira il punto centrale.
Perché l’accesso allo stage deve essere filtrato anche sulla base dell’etnia?
È possibile sostenere la necessità di aumentare la rappresentanza senza necessariamente concludere che la soluzione debba consistere nell’esclusione preventiva di altri cittadini.
Il caso dei White Irish rende la situazione ancora più surreale
Il dibattito parlamentare ha prodotto persino un chiarimento che mostra quanto possa diventare artificiale una politica pubblica costruita intorno alle classificazioni etniche.
Nell’aprile 2026 il governo britannico ha precisato che la categoria “White Other” utilizzata dal programma comprende, per esempio, Romany Gypsy, Scottish Travellers e Irish Travellers.
Ma non comprende i White Irish.
Il cittadino viene quindi inserito in una tassonomia amministrativa nella quale determinate origini possono aprire l’accesso a un programma mentre altre possono impedirlo.
È questa la società post-razziale promessa dall’ideologia della diversità?
Oppure abbiamo semplicemente sostituito vecchie classificazioni razziali con nuove classificazioni considerate politicamente accettabili?
Il governo rivendica la legittimità della politica
Per correttezza bisogna riportare anche l’argomento opposto.
Il governo britannico sostiene che programmi del genere rappresentino misure legittime di positive action previste dall’Equality Act 2010 e destinate ad avvicinare alle carriere nella sicurezza nazionale gruppi attualmente sottorappresentati.
Non è dunque corretto sostenere semplicemente che il governo abbia ammesso di praticare una discriminazione illegale.
La posizione ufficiale è esattamente opposta: Westminster considera queste iniziative compatibili con la legislazione britannica.
Ma legalità e opportunità politica non sono la stessa cosa.
Una democrazia può e deve discutere se sia opportuno che un’istituzione statale selezioni l’accesso a determinate opportunità utilizzando categorie etniche.
Ed è qui che la questione diventa molto più grande dell’MI5.
Il cortocircuito dell’“antirazzismo”
Per decenni il principio liberale era semplice:
non giudicare una persona dal colore della pelle.
Oggi una parte delle istituzioni occidentali sembra aver sostituito quel principio con qualcosa di molto diverso:
per ottenere l’uguaglianza bisogna trattare diversamente le persone in funzione dell’appartenenza al gruppo.
È il passaggio dall’uguaglianza delle opportunità alla cosiddetta equità dei risultati e della rappresentanza.
Ma una volta accettato il principio secondo cui l’origine etnica può stabilire chi può accedere a un’opportunità, diventa difficile sostenere contemporaneamente che l’etnia debba essere irrilevante.
La contraddizione è evidente.
Provate semplicemente a invertire le categorie.
Immaginate un programma pubblico britannico che dichiarasse:
“Possono presentare domanda esclusivamente studenti White British provenienti da famiglie svantaggiate.”
La polemica sarebbe immediata e comprensibilmente enorme.
E proprio questo esperimento mentale dovrebbe preoccupare chiunque creda realmente nell’uguaglianza davanti allo Stato.
Un principio è universale oppure non è un principio.
La questione della classe sociale
C’è poi un altro elemento che rende questa politica particolarmente discutibile.
La Gran Bretagna possiede profonde disuguaglianze economiche e territoriali.
Esistono ragazzi bianchi cresciuti in famiglie operaie, quartieri degradati e aree deindustrializzate che non dispongono certamente delle opportunità delle élite di Londra.
Perché trasformare la rappresentanza etnica in una barriera aggiuntiva?
Se l’obiettivo è offrire opportunità a chi parte svantaggiato, sarebbe perfettamente possibile costruire programmi basati sul reddito, sul patrimonio familiare, sulla scuola frequentata, sulla zona di provenienza o sulla condizione sociale, indipendentemente dall’etnia.
Quello sarebbe un criterio autenticamente universalista:
aiutare chi ha meno, senza chiedergli prima di che colore sia.
E nell’intelligence il problema diventa ancora più serio
C’è infine una questione specifica.
Non stiamo parlando di un’azienda che vuole modificare la propria strategia di marketing.
Stiamo parlando dell’MI5.
Un servizio di sicurezza dovrebbe avere come criteri supremi competenza, affidabilità, capacità analitica, conoscenza linguistica, equilibrio, discrezione e lealtà costituzionale.
Naturalmente un’intelligence capace di comprendere comunità, lingue e culture differenti rappresenta un vantaggio strategico enorme.
La diversità delle competenze può essere preziosissima.
Ma diversità delle competenze e selezione attraverso categorie etniche non sono necessariamente la stessa cosa.
Lo Stato dovrebbe cercare i migliori talenti britannici ovunque si trovino.
Poveri o ricchi.
Bianchi, neri o asiatici.
Cristiani, musulmani, ebrei, atei.
Figli di immigrati o di famiglie britanniche presenti nel Paese da generazioni.
Perché la sicurezza nazionale appartiene a tutti.
Il governo britannico dovrebbe rispondere a una domanda semplicissima
Il governo può citare la positive action.
Può parlare di sottorappresentazione.
Può spiegare che l’assunzione definitiva avviene successivamente attraverso una selezione competitiva.
Sono argomenti che devono essere presi seriamente.
Ma rimane una domanda politica alla quale Westminster dovrebbe rispondere chiaramente:
è giusto che un giovane cittadino britannico possa sentirsi dire dallo Stato che non può nemmeno concorrere per una determinata opportunità anche perché appartiene al gruppo etnico sbagliato?
Se la risposta fosse sì, allora la Gran Bretagna avrebbe modificato radicalmente il significato della parola uguaglianza.
Non più cittadini davanti allo Stato.
Prima vengono le categorie.
Poi gli individui.
Ed è proprio questa mentalità che rischia di produrre l’effetto opposto a quello dichiarato: non una società più integrata, ma una società nella quale ogni gruppo impara a guardare l’altro domandandosi quali privilegi o svantaggi gli siano stati assegnati dall’amministrazione.
La discriminazione storica non si supera costruendo nuove graduatorie etniche.
Si supera eliminando le graduatorie etniche.
E un Paese che vuole continuare a definirsi liberale dovrebbe avere il coraggio di applicare una regola estremamente semplice:
stessa cittadinanza, stessi diritti, stessi criteri, stessa possibilità di competere.
FONTI
MI5 – Summer Intelligence Internships
https://www.mi5.gov.uk/careers/opportunities/internships
UK Parliament – domanda parlamentare del 15 giugno 2026 e risposta del 3 luglio 2026
https://questions-statements.parliament.uk/written-questions/detail/2026-06-15/10063
UK Parliament – chiarimento sull’idoneità dei “White Irish”
https://questions-statements.parliament.uk/written-questions/detail/2026-04-15/HL16424/
UK Parliament – dibattito sulla positive action e sull’accesso agli stage
https://lordsbusiness.parliament.uk/ItemOfBusiness?businessPaperDate=2026-05-18&itemOfBusinessId=171049§ionId=50
SIS/MI6 – Summer Intelligence Internship
https://www.sis.gov.uk/careers/intelligence-officers/summer-intelligence-internship/
ZeroHedge – “No Whites Allowed, Britain’s MI5 Tells Applicants”
https://www.zerohedge.com/political/no-whites-allowed-britains-mi5-tells-applicants

