Negli ultimi decenni milioni di persone sono state abituate a leggere il mondo attraverso una narrativa estremamente semplificata:
- da una parte “l’imperialismo americano”;
- dall’altra “i popoli resistenti”.
Una lettura infantile, propagandistica, incapace di comprendere la vera architettura del potere globale contemporaneo.
Perché la realtà è molto più complessa.
Dietro:
- guerre economiche,
- sanzioni internazionali,
- narco-Stati,
- traffici illegali,
- rivoluzioni ideologiche,
- e propaganda antiamericana,
si è sviluppato un gigantesco sistema finanziario offshore internazionale che per decenni ha avuto il suo principale centro nevralgico nella City di Londra e nelle sue ramificazioni globali.
Ed è qui che crolla definitivamente la narrativa della controinformazione italiana.
Perché mentre urlavano contro:
- Wall Street,
- Washington,
- NATO,
- CIA,
- “capitalismo americano”,
ignoravano quasi completamente:
- il sistema offshore britannico,
- i paradisi fiscali del Commonwealth,
- le reti finanziarie opache internazionali,
- la globalizzazione finanziaria della “Terza Via” progressista,
- e il ruolo delle oligarchie economiche transnazionali.
La grande menzogna: le sanzioni non nascono con gli Stati Uniti
Una delle più grandi falsificazioni storiche diffuse dalla propaganda contemporanea è l’idea che le sanzioni internazionali siano un’invenzione americana.
Storicamente non è così.
Le moderne sanzioni economiche internazionali nascono:
- nella fase finale dell’Impero britannico;
- nella Società delle Nazioni;
- dentro il progetto di governance globale costruito da Londra dopo la Prima Guerra Mondiale.
Furono infatti ambienti britannici a sviluppare il concetto moderno di:
- isolamento economico;
- embargo multilaterale;
- pressione finanziaria internazionale;
- esclusione commerciale coordinata.
La League of Nations trasformò l’economia in arma geopolitica.
Ed è fondamentale capire questo passaggio:
le sanzioni non furono pensate inizialmente come strumento americano.
Furono uno strumento dell’ordine internazionale anglosassone.
La City di Londra e la nascita del capitalismo offshore globale
Per comprendere davvero il sistema moderno bisogna capire cosa rappresenta la City di Londra.
La City non è semplicemente:
- un quartiere finanziario;
- una borsa valori;
- un centro bancario.
È il cuore storico della finanza offshore globale.
Per decenni attorno alla sfera britannica si è sviluppata una gigantesca rete di:
- paradisi fiscali;
- trust offshore;
- shell companies;
- centri finanziari opachi;
- giurisdizioni speciali.
Tra questi:
- Cayman Islands;
- British Virgin Islands;
- Jersey;
- Guernsey;
- Bermuda;
- Gibraltar.
Queste strutture hanno permesso:
- occultamento patrimoniale;
- evasione fiscale;
- movimentazione opaca di capitali;
- triangolazioni finanziarie;
- e secondo molte inchieste internazionali anche il riciclaggio di denaro illecito.
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Ed è qui che emerge il gigantesco paradosso geopolitico:
mentre ufficialmente l’Occidente combatteva:
- narcotraffico;
- terrorismo;
- regimi autoritari;
- traffici illegali,
la finanza offshore globale continuava ad assorbire enormi quantità di capitali provenienti proprio da:
- mercati neri;
- traffico di petrolio;
- contrabbando;
- corruzione;
- reti criminali transnazionali.
Le sanzioni e la creazione delle economie parallele
Qui nasce uno degli aspetti più importanti e meno raccontati.
Quando uno Stato viene sanzionato:
- non smette improvvisamente di commerciare;
- non si blocca il denaro;
- non spariscono i traffici.
Succede il contrario.
L’economia si sposta:
- nel mercato nero;
- nei sistemi offshore;
- nelle triangolazioni clandestine;
- nei circuiti paralleli;
- nelle reti opache internazionali.
È accaduto:
- in Iran;
- in Venezuela;
- in Iraq;
- in Siria;
- in Libia;
- oggi anche in parte nella Russia sanzionata.
Più aumenta l’isolamento:
più cresce il potere:
- delle oligarchie;
- dei broker offshore;
- degli intermediari criminali;
- dei cartelli;
- dei trafficanti;
- delle reti di riciclaggio.
Ed è qui che il sistema diventa perverso.
Perché:
- i popoli si impoveriscono;
- l’inflazione esplode;
- le economie reali collassano;
mentre:
- le élite sopravvivono;
- i mercati neri prosperano;
- le reti offshore si rafforzano.
Venezuela: il laboratorio perfetto del collasso
Il caso venezuelano è probabilmente l’esempio più emblematico.
Per anni il chavismo si è presentato come:
- rivoluzione socialista;
- anti-imperialismo;
- alternativa al capitalismo globale.
La controinformazione italiana lo ha trasformato in:
- mito rivoluzionario;
- simbolo della resistenza;
- eroismo antiamericano.
Nel frattempo però il Venezuela precipitava:
- nella fame;
- nella fuga di massa;
- nel collasso produttivo;
- nella dipendenza totale dal mercato nero.
E attorno al sistema chavista emergevano accuse internazionali relative a:
- narcotraffico;
- traffico clandestino di petrolio;
- riciclaggio internazionale;
- reti offshore;
- relazioni con cartelli criminali.
La risposta della controinformazione italiana?
Sempre la stessa:
“colpa delle sanzioni”.
Mai una riflessione seria su:
- corruzione;
- apparati mafiosi;
- oligarchie interne;
- capitalismo criminale;
- gestione fallimentare dello Stato.
La propaganda antiamericana come religione
Qui emerge il vero problema culturale.
Una parte della controinformazione italiana non analizza il potere.
Tifa.
Se un regime:
- è antiamericano,
- anti NATO,
- anti Israele,
allora diventa automaticamente:
- “resistenza”;
- “rivoluzione”;
- “lotta al globalismo”.
Anche quando emergono accuse di:
- traffico di droga;
- traffico di esseri umani;
- repressione;
- riciclaggio;
- corruzione sistemica.
Ed è qui che la contraddizione diventa devastante.
Perché molti dei sistemi difesi dalla controinformazione “anti-globalista” risultano perfettamente integrati:
- nella finanza offshore globale;
- nei mercati paralleli;
- nel capitalismo opaco internazionale.
La “Terza Via” e la sinistra globale finanziaria
Negli anni Novanta il modello della “Third Way” di Tony Blair trasformò la sinistra occidentale.
Non più:
- socialismo classico;
- controllo statale;
- protezione nazionale.
Ma:
- globalizzazione;
- deregolamentazione;
- governance internazionale;
- liberalismo progressista;
- centralizzazione finanziaria.
Molti critici sostengono che proprio questo modello abbia creato:
- la fusione tra élite finanziarie e progressismo globale;
- il dominio delle ONG transnazionali;
- la nuova architettura del capitalismo finanziario post-nazionale.
E qui emerge il paradosso finale:
la controinformazione italiana convinta di combattere il globalismo…
finisce spesso per difendere sistemi perfettamente funzionali al capitalismo offshore globale.
Il grande collasso della narrativa
L’arresto di Maduro ha aperto una crepa gigantesca.
Perché oggi emerge una domanda devastante:
come hanno potuto per anni presentare come “rivoluzionari” sistemi accusati di:
- narcotraffico;
- riciclaggio;
- traffico di esseri umani;
- corruzione internazionale;
- distruzione economica dei propri popoli?
La risposta è brutale:
l’ideologia aveva completamente sostituito la realtà.
E così:
- la “resistenza” è diventata copertura ideologica;
- il “socialismo” è diventato capitalismo criminale;
- l’“anti-imperialismo” è diventato propaganda;
- mentre il denaro continuava a fluire dentro le reti offshore globali.
La vera domanda allora non è:
“chi combatte il globalismo?”
La vera domanda è:
quanti di quelli che si proclamano anti-globalisti…
hanno in realtà passato anni a difendere una delle forme più oscure del sistema finanziario globale?

