Sahel in fiamme: dal Mali al Burkina Faso, la nuova guerra africana contro il jihadismo e il ritorno della Russia

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Nel cuore del Sahel si sta consumando una delle trasformazioni geopolitiche più importanti degli ultimi anni. Mali, Burkina Faso e Niger — tre Paesi segnati da colpi di Stato militari, instabilità cronica e terrorismo jihadista — hanno deciso di rompere progressivamente con l’Occidente, con la Francia e con il sistema regionale della CEDEAO, costruendo un nuovo asse politico e militare: l’Alleanza degli Stati del Sahel (AES).

La narrativa ufficiale parla di “riconquista della sovranità”, lotta contro il terrorismo e fine del neocolonialismo francese. Sul terreno, però, la realtà è molto più complessa: il Sahel è diventato il teatro di una guerra permanente tra governi militari, gruppi jihadisti affiliati ad Al-Qaeda e ISIS, milizie locali e nuovi attori stranieri, tra cui la Russia.


Il Mali e l’intervento Wagner

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Il Mali è stato il primo laboratorio di questo nuovo corso. Dopo anni di presenza militare francese con l’Operazione Barkhane e la missione ONU MINUSMA, Bamako ha progressivamente espulso le forze occidentali, accusandole di non aver fermato l’avanzata jihadista.

Al loro posto sono arrivati gli uomini della compagnia militare privata russa Wagner, formalmente presentati come “istruttori militari”. La loro presenza è stata associata a operazioni aggressive contro gruppi jihadisti nelle regioni centrali e settentrionali del Paese, ma anche a pesanti accuse di violazioni dei diritti umani.

Secondo il comando americano AFRICOM, il deterioramento della sicurezza nel Sahel e il rafforzamento dei gruppi estremisti stanno trasformando la regione in uno degli epicentri mondiali del terrorismo jihadista.

Le autorità maliane, tuttavia, sostengono che la cooperazione con Mosca abbia permesso di recuperare territori precedentemente fuori controllo e di ridurre la dipendenza dall’Occidente.


Burkina Faso: la stessa guerra, la stessa strategia

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Anche il Burkina Faso vive una crisi analoga. Negli ultimi anni il Paese è stato travolto da massacri, attentati e offensive jihadiste che hanno causato migliaia di morti e milioni di sfollati.

Con l’ascesa al potere del capitano Ibrahim Traoré, Ouagadougou ha adottato una linea molto simile a quella del Mali: rottura con Parigi, avvicinamento strategico alla Russia e militarizzazione della società.

Il Burkina Faso considera oggi il jihadismo non soltanto un problema di sicurezza, ma una minaccia esistenziale alla sopravvivenza dello Stato. Anche qui si parla sempre più apertamente di cooperazione con strutture vicine alla Wagner e con consiglieri russi, nel tentativo di replicare il modello maliano.

La propaganda governativa insiste su un messaggio preciso: il Sahel deve liberarsi dall’influenza occidentale per poter combattere davvero il terrorismo.


Nasce l’Alleanza degli Stati del Sahel

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Il punto di svolta è arrivato nel settembre 2023, quando Mali, Burkina Faso e Niger hanno firmato la cosiddetta Carta del Liptako-Gourma, creando l’Alliance des États du Sahel (AES), inizialmente come patto di mutua difesa.

L’accordo stabilisce che qualsiasi aggressione contro uno dei tre Stati verrà considerata un’aggressione contro tutti. La nuova alleanza nasce ufficialmente per contrastare:

  • terrorismo jihadista;
  • ribellioni armate;
  • interferenze esterne;
  • destabilizzazione regionale.

Nel luglio 2024 i tre governi hanno rafforzato ulteriormente l’intesa trasformando l’AES in una vera e propria confederazione politica e militare.

L’obiettivo dichiarato è costruire:

  • una forza militare comune;
  • coordinamento dell’intelligence;
  • cooperazione economica;
  • autonomia strategica dall’Occidente.

La nuova architettura militare del Sahel

Negli ultimi mesi l’AES ha accelerato la cooperazione militare con operazioni congiunte contro gruppi jihadisti lungo le frontiere comuni. Mali, Burkina Faso e Niger stanno cercando di creare una forza integrata per il contrasto al terrorismo e per la difesa reciproca.

Questa evoluzione rappresenta una svolta storica:

  • la Francia perde influenza nella sua ex area coloniale;
  • la CEDEAO esce indebolita;
  • la Russia consolida la propria presenza strategica;
  • il Sahel si trasforma in un nuovo fronte della competizione globale multipolare.

Sovranità o nuova dipendenza?

La domanda centrale resta aperta: il Sahel sta davvero conquistando la propria indipendenza oppure sta semplicemente sostituendo un’influenza straniera con un’altra?

Per i sostenitori dell’AES, Mali, Burkina Faso e Niger stanno finalmente riaffermando la propria sovranità dopo decenni di subordinazione geopolitica.

Per i critici, invece, la militarizzazione crescente, la repressione interna e la dipendenza da nuovi partner esterni rischiano di aggravare ulteriormente instabilità, povertà e radicalizzazione.

Quel che è certo è che il Sahel è ormai diventato uno dei punti nevralgici del nuovo ordine mondiale: una regione dove si intrecciano terrorismo, risorse naturali, controllo geopolitico e guerra dell’informazione.


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