C’è qualcosa di profondamente marcio nel modo in cui il mondo occidentale — media, ONG, politica, attivismo digitale — decide quali vittime meritino indignazione e quali invece debbano essere archiviate nel silenzio.
Il nuovo rapporto pubblicato dalla Civil Commission on October 7 Crimes by Hamas against Women and Children squarcia definitivamente il velo sull’abisso di brutalità sessuale perpetrato durante l’attacco del 7 ottobre 2023. Un documento devastante, costruito su oltre 430 testimonianze, migliaia di immagini e centinaia di ore di materiale investigativo.
Non si parla di “eccessi di guerra”.
Non si parla di episodi isolati.
Si parla di torture sessuali sistematiche. Di stupri di gruppo. Di mutilazioni. Di umiliazioni rituali. Di esseri umani trasformati in oggetti da distruggere “per divertimento”, come raccontano alcune testimonianze raccolte nel rapporto.
Eppure, per mesi, una parte consistente dell’informazione occidentale ha esitato, minimizzato, relativizzato.
Perché?
Perché nel teatro ideologico contemporaneo la vittima non basta più. Deve essere anche “politicamente utile”.
La pornografia morale dell’informazione
La cosa più oscena non è soltanto ciò che Hamas avrebbe fatto.
La cosa più oscena è la reazione di buona parte del sistema mediatico internazionale.
Per anni l’Occidente ha costruito un’intera religione civile attorno al principio “Believe Women”. Credere alle vittime. Sempre. Senza esitazioni. Senza distinguo.
Ma improvvisamente, quando le vittime erano israeliane, ebree, occidentali o semplicemente incompatibili con una certa narrazione geopolitica, il meccanismo si è inceppato.
Sono iniziate le formule tossiche:
- “Non ci sono prove definitive.”
- “Serve contestualizzare.”
- “La propaganda di guerra…”
- “Bisogna verificare.”
Curioso.
Perché in altri contesti bastavano accuse anonime pubblicate sui social per scatenare campagne globali, distruggere reputazioni e pretendere condanne immediate. Qui invece no. Qui servivano mesi. Commissioni. Autopsie morali. Verifiche infinite.
Il sospetto è inevitabile: il problema non era la credibilità delle vittime.
Il problema era l’identità degli aggressori.
Lo stupro come arma ideologica
Il rapporto parla di violenze sessuali usate come strumento deliberato di terrore.
Non semplice sadismo individuale, ma annientamento psicologico e simbolico.
Secondo le testimonianze raccolte, alcune vittime sarebbero state violentate davanti ai familiari, mutilate, costrette a subire umiliazioni sessuali prima dell’esecuzione. In altri casi, ostaggi sarebbero stati costretti a compiere atti sessuali tra membri della stessa famiglia.
Questa non è “resistenza”.
Non è “lotta anticoloniale”.
Non è “contesto”.
È barbarie.
Eppure nel mondo accademico occidentale, nei campus, nei social network e persino in certa stampa mainstream, si continua a romanticizzare Hamas come simbolo di “decolonizzazione”.
È il punto terminale della decomposizione morale contemporanea: l’ideologia ha sostituito completamente l’etica.
Non conta più cosa fai.
Conta da quale parte della mappa ideologica vieni collocato.
La gerarchia delle vittime
Esiste ormai una gerarchia non dichiarata del dolore.
Ci sono vittime “premium”, protette mediaticamente, trasformate in icone globali.
E vittime sacrificabili, che diventano imbarazzanti perché rompono il racconto dominante.
Le donne israeliane massacrate e violentate il 7 ottobre sono state trattate da una parte dell’opinione pubblica internazionale quasi come un incidente narrativo. Un dettaglio fastidioso.
Alcuni attivisti hanno persino negato o ridicolizzato le accuse.
Altri hanno preferito spostare immediatamente l’attenzione altrove.
Questa selezione morale non è giornalismo.
È propaganda emotiva.
Il collasso etico del giornalismo contemporaneo
La coincidenza temporale è inquietante.
Mentre emergevano nuovi dettagli sulle atrocità commesse da Hamas, una parte dei media internazionali spostava il focus su accuse contro Israele, generando immediatamente uno scontro politico-mediatico feroce.
Non è il problema di indagare eventuali abusi israeliani — ogni crimine deve essere investigato.
Il problema è la sproporzione narrativa.
La stampa contemporanea sembra incapace di distinguere tra verifica giornalistica e guerra psicologica dell’informazione.
Il risultato è un ecosistema tossico dove tutto viene immediatamente filtrato attraverso tifoserie geopolitiche.
Non esistono più fatti.
Esistono narrative concorrenti.
E in questa guerra delle narrative, le vittime reali diventano materiale sacrificabile.
Hamas e il ritorno della barbarie celebrata
Le testimonianze parlano di miliziani che ridevano, scherzavano, si passavano le vittime come trofei umani.
Questo dettaglio distrugge definitivamente la favola romantica del “combattente di liberazione”.
Qui non siamo davanti a una semplice organizzazione armata.
Siamo davanti alla disintegrazione deliberata dell’umano.
Eppure, nei social occidentali, c’è ancora chi trasforma questi carnefici in simboli pop, in meme rivoluzionari, in merchandising ideologico.
Quando una civiltà inizia a erotizzare la violenza politica e a giustificare l’orrore purché diretto contro il “nemico giusto”, significa che il problema non è più soltanto il terrorismo.
Il problema è il collasso morale della società che lo osserva.
La verità che nessuno vuole ammettere
Il 7 ottobre non ha soltanto mostrato la ferocia di Hamas.
Ha mostrato anche qualcosa di altrettanto inquietante: la fragilità morale dell’Occidente.
Un Occidente che predica diritti umani universali ma applica indignazione selettiva.
Un sistema mediatico che parla continuamente di empatia ma filtra il dolore attraverso la convenienza politica.
Un attivismo che dice di difendere le donne ma improvvisamente balbetta quando gli aggressori non appartengono alla categoria ideologica corretta.
Ed è forse questa la vera tragedia.
Perché quando lo stupro diventa un argomento geopolitico, quando la compassione viene subordinata alla propaganda, quando perfino la tortura sessuale viene reinterpretata come materiale da guerra narrativa, allora non stiamo più assistendo soltanto a una crisi internazionale.
Stiamo assistendo alla bancarotta morale dell’informazione contemporanea.
Fonti
- New York Post – Full depravity of Hamas’ sexual brutality laid bare in damning new report
- Washington Post – Sexual violence was systematic and integral to Oct. 7 attacks
- The Sun – Hamas forced kidnapped family members to perform sex acts on each other
- Times of India – Independent Israeli report accuses Hamas of systematic sexual violence
- New York Post – Josh Gottheimer attacks NYT over Palestinian prisoner abuse report

