Sahel, la controinformazione italiana e la propaganda ideologica che nasconde la Françafrique

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C’è qualcosa di profondamente grottesco nella cosiddetta “controinformazione” italiana contemporanea.

Pur di attaccare gli Stati Uniti, una parte di questo ambiente è arrivata perfino a negare ciò che nel mondo geopolitico africano è ormai noto da decenni:
l’esistenza della Françafrique, il sistema neocoloniale con cui Parigi ha mantenuto il controllo politico, economico e militare sulle ex colonie africane dopo la decolonizzazione ufficiale.

Una realtà storica documentata, studiata e riconosciuta perfino da analisti occidentali, ma che improvvisamente scompare quando rischia di distruggere la narrativa ideologica antiamericana prefabbricata.

Per questi pseudo-analisti:

  • ogni guerra sarebbe colpa degli USA;
  • ogni crisi africana sarebbe una “operazione CIA”;
  • ogni dinamica geopolitica dovrebbe essere filtrata attraverso il vecchio riflesso marxista della lotta contro Washington.

Così facendo finiscono però per assolvere altri imperialismi occidentali ben reali e storicamente presenti sul territorio africano.


Il Sahel non è il cortile di Washington: è il crollo della Françafrique

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Mali, Niger e Burkina Faso non si stanno ribellando principalmente contro gli Stati Uniti.

Si stanno ribellando contro decenni di influenza francese.

È questa la verità che la falsa controinformazione italiana tenta disperatamente di occultare.

Per anni la Francia ha:

  • mantenuto basi militari permanenti;
  • controllato il sistema monetario tramite il franco CFA;
  • influenzato governi locali;
  • gestito risorse strategiche africane;
  • costruito una rete di dipendenza politica ed economica.

E mentre Parigi dichiarava di “combattere il terrorismo”, il jihadismo nel Sahel si espandeva sempre di più.

Questo è il punto che ha distrutto la credibilità francese presso milioni di africani:
dopo oltre un decennio di operazioni militari occidentali, la sicurezza è peggiorata.

Le popolazioni locali hanno iniziato a chiedersi:
com’è possibile che con tutta questa presenza militare straniera i gruppi jihadisti siano diventati più forti?


I jihadisti colpiscono proprio chi si è liberato dall’orbita francese

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Oggi Mali, Niger e Burkina Faso sono sotto pressione costante da parte delle reti jihadiste affiliate all’ISIS e ad al-Qaida.

Ed esiste una domanda geopolitica enorme che la pseudo-controinformazione italiana evita accuratamente:

Perché gli attacchi si intensificano proprio contro gli Stati che hanno espulso la presenza francese?

Molti osservatori africani interpretano questo fenomeno come parte di una destabilizzazione regionale funzionale al mantenimento dell’influenza occidentale tradizionale nel Sahel.

È importante distinguere tra:

  • ipotesi geopolitiche;
  • e prove dirette verificabili.

Non esistono prove pubbliche definitive che dimostrino un controllo diretto francese o britannico dell’ISIS nel Sahel. Tuttavia, il sospetto politico nasce dal fatto che il caos jihadista continua a colpire soprattutto i governi che stanno cercando di uscire dal sistema della Françafrique.

Ed è esattamente questo interrogativo che molti propagandisti italiani fingono di non vedere.


Il cortocircuito geopolitico: USA, Russia, Niger e Cina contro il jihadismo

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La realtà geopolitica attuale è molto più complessa degli slogan ideologici da talk show alternativi.

Nel Sahel sta emergendo una situazione paradossale:

  • Russia/Africa Corps sostiene militarmente le giunte saheliane;
  • la Cina investe economicamente nella stabilizzazione regionale;
  • gli Stati Uniti continuano a considerare ISIS e al-Qaida una minaccia strategica.

In altre parole, interessi differenti potrebbero convergere tatticamente contro l’espansione jihadista.

E questo manda completamente in crisi la narrativa della controinformazione ideologica italiana, perché distrugge il dogma secondo cui:
“gli USA sarebbero sempre e comunque dalla parte del caos”.

La geopolitica reale non funziona come un meme ideologico.

Gli Stati agiscono per interessi strategici, non per le favole propagandistiche dei social network.


Più che controinformazione, propaganda speculare

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Il problema più grande è che molti ambienti pseudo-alternativi italiani non fanno vera controinformazione.

Fanno propaganda speculare.

Usano gli stessi meccanismi mentali del mainstream:

  • selezione ideologica delle notizie;
  • omissione dei fatti scomodi;
  • demonizzazione automatica del nemico scelto;
  • semplificazione estrema della realtà;
  • costruzione emotiva della narrativa.

Sono diventati il riflesso opposto del sistema che sostengono di combattere.

E pur di mantenere viva una vecchia propaganda marxista antiamericana, arrivano perfino a negare:

  • il ruolo storico della Françafrique;
  • la crisi dell’imperialismo francese;
  • il nuovo multipolarismo africano;
  • le trasformazioni geopolitiche del Sahel.

La realtà però è più forte della propaganda.

E oggi il Sahel sta mostrando al mondo una verità semplice:
l’Africa non vuole più essere il laboratorio coloniale dell’Europa occidentale.


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