La furia di Mark Warner nasconde qualcosa di più grande?
Quando il vicepresidente della Commissione Intelligence del Senato, il senatore Mark Warner, arriva quasi a perdere il controllo davanti a una nomina presidenziale, la domanda non dovrebbe essere se Bill Pulte sia l’uomo giusto o sbagliato.
La vera domanda è un’altra:
Perché il sistema reagisce con tanto panico?
La nomina di Bill Pulte a Direttore dell’Intelligence Nazionale ad interim ha provocato una reazione durissima da parte di Warner, che ha dichiarato di essere “sbalordito” e ha sostenuto che Pulte non possiede alcuna esperienza nel settore dell’intelligence o della sicurezza nazionale.
Ma osservando la scena da una prospettiva più ampia emerge una questione inquietante.
Perché un apparato che dispone di decine di migliaia di funzionari, centinaia di miliardi di dollari di budget e alcune delle strutture più potenti del pianeta dovrebbe sentirsi minacciato da un singolo uomo?
Dalla CIA onnipotente alla CIA sotto assedio
Per oltre settant’anni la CIA è stata considerata uno dei pilastri del potere americano.
Il suo nome compare dietro alcuni degli eventi più controversi della Guerra Fredda:
- Iran 1953
- Guatemala 1954
- Baia dei Porci
- Operazioni in Vietnam
- Programmi segreti in America Latina
- Operazioni clandestine contro l’URSS
Per decenni la CIA ha rappresentato il cuore invisibile della proiezione globale degli Stati Uniti.
Ma oggi il quadro appare molto diverso.
Negli ultimi anni la credibilità dell’intelligence americana è stata erosa da una lunga serie di scandali e fallimenti:
- le armi di distruzione di massa in Iraq;
- le rivelazioni di Edward Snowden sulla sorveglianza di massa;
- gli errori strategici in Afghanistan;
- le accuse reciproche tra apparati e politica durante il Russiagate;
- la crescente sfiducia dell’opinione pubblica americana verso le agenzie federali.
Il vero nodo: il controllo dell’intelligence
La figura del Direttore dell’Intelligence Nazionale non è casuale.
Dopo l’11 settembre gli Stati Uniti crearono proprio questo incarico per coordinare l’intera comunità dell’intelligence e ridurre il potere autonomo delle singole agenzie, compresa la CIA.
In pratica il DNI è il supervisore dell’intero sistema.
Chi controlla il DNI esercita un’influenza enorme su:
- CIA
- NSA
- DIA
- NGA
- NRO
- e tutte le altre agenzie federali di intelligence.
Ecco perché la nomina di Pulte non riguarda soltanto una poltrona.
Riguarda il controllo dell’intero apparato informativo americano.
La battaglia sulla sorveglianza
C’è poi un altro elemento che spiega il nervosismo.
In queste settimane è in gioco il rinnovo della Sezione 702 del FISA, una delle più potenti autorizzazioni alla sorveglianza elettronica esistenti negli Stati Uniti.
La Sezione 702 consente alle agenzie di raccogliere enormi quantità di comunicazioni internazionali senza mandato tradizionale.
I difensori sostengono che sia indispensabile contro terrorismo e spionaggio.
I critici la considerano invece il simbolo della sorveglianza di massa moderna.
L’arrivo di Pulte sta mettendo a rischio il rinnovo di questi poteri perché diversi parlamentari hanno minacciato di bloccare la procedura.
E qui emerge una domanda ancora più scomoda.
Se il sistema è così sicuro della propria legittimità, perché teme così tanto un cambiamento ai vertici?
La CIA scricchiola?
Questa è la domanda che nessuno sembra voler porre apertamente.
Non stiamo assistendo semplicemente a uno scontro tra Democratici e Repubblicani.
Stiamo osservando una battaglia tra:
- il potere politico eletto;
- l’apparato permanente dello Stato;
- le agenzie di intelligence che da decenni operano con enormi margini di autonomia.
Per anni il termine “Deep State” è stato liquidato come propaganda.
Eppure oggi vediamo un apparato che reagisce con una violenza politica e mediatica straordinaria quando un presidente tenta di inserire una figura esterna ai tradizionali circuiti dell’intelligence.
È un segnale di forza?
Oppure è il comportamento di una struttura che teme di perdere il controllo?
Il paradosso americano
La cosa più sorprendente è che la polemica non arriva soltanto dai Democratici.
Anche numerosi senatori repubblicani hanno espresso dubbi sulla nomina di Pulte.
Questo significa che la questione va oltre le appartenenze politiche.
Sembra quasi che esista una linea rossa invalicabile:
puoi cambiare presidente,
puoi cambiare Congresso,
puoi cambiare amministrazione,
ma non devi toccare certi equilibri interni dell’apparato di sicurezza nazionale.
Ed è proprio questa percezione che alimenta i sospetti di milioni di americani.
Conclusione
Non sappiamo se Bill Pulte sarà un buon Direttore dell’Intelligence.
Non sappiamo nemmeno quanto durerà il suo incarico.
Ma una cosa è evidente.
La reazione del sistema è stata sproporzionata rispetto alla nomina di un singolo uomo.
Ed è proprio questa reazione a sollevare la domanda più interessante:
La CIA e l’apparato dell’intelligence americana stanno davvero difendendo la sicurezza nazionale?
Oppure stanno difendendo sé stessi?
Perché quando un sistema appare così nervoso, così aggressivo e così preoccupato di chi possa sedersi nella stanza dei bottoni, qualcuno potrebbe legittimamente chiedersi:
La CIA è ancora la fortezza inattaccabile che è stata per decenni?
Oppure, per la prima volta dopo molti anni, sta iniziando a scricchiolare?
Fonti:
- Commissione Intelligence del Senato USA
- Reuters
- Financial Times
- Axios
- The Guardian
- Al Jazeera
- Storia del DNI e della comunità d’intelligence USA
