Da BlackRock alla solita favola dell’imperialismo americano: quando l’analisi lascia il posto alla propaganda
Negli ultimi anni una parte crescente della cosiddetta informazione alternativa italiana ha costruito una narrativa estremamente semplice: dietro ogni crisi, dietro ogni trasformazione economica, dietro ogni perdita di sovranità nazionale, ci sarebbe sempre e soltanto la stessa mano.
Gli Stati Uniti.
Wall Street.
BlackRock.
Le grandi multinazionali americane.
Una narrazione che si ripete con impressionante regolarità.
Se una banca europea fallisce, la colpa è della finanza americana.
Se una multinazionale investe in Europa, la colpa è dell’imperialismo americano.
Se un fondo acquista quote di una società strategica, la colpa è di BlackRock.
L’ultimo esempio riguarda il caso di Leonardo S.p.A., dopo l’autorizzazione ottenuta da BlackRock per superare la soglia del 3% del capitale.
Per alcuni commentatori si sarebbe trattato addirittura di una conquista della difesa italiana.
Una tesi che però crolla non appena viene sottoposta a una minima analisi tecnica.
Il problema della controinformazione moderna: la necessità di avere sempre un cattivo
Uno dei fenomeni più evidenti del panorama mediatico contemporaneo è la trasformazione dell’analisi geopolitica in racconto emotivo.
Le questioni economiche globali sono estremamente complesse.
Richiedono:
- conoscenza dei mercati;
- comprensione dei sistemi finanziari;
- studio delle relazioni internazionali;
- capacità di distinguere tra influenza e controllo.
Ma la complessità non genera viralità.
La complessità non genera click.
La complessità non genera indignazione.
E allora viene sostituita da una storia molto più semplice.
Il mondo diventa un film.
Serve un cattivo.
Serve una regia occulta.
Serve un responsabile universale.
Ed ecco comparire BlackRock come incarnazione perfetta del nemico globale.
Leonardo non è stata conquistata da nessuno
Partiamo dal punto centrale.
Lo Stato italiano mantiene circa il 30% di Leonardo.
BlackRock ha superato il 3%.
Tre per cento.
Questa semplice proporzione dovrebbe già bastare a smontare gran parte della narrativa catastrofista.
In qualsiasi società quotata il controllo reale deriva da:
- quote rilevanti;
- accordi tra azionisti;
- strutture di governance;
- controllo dei diritti di voto.
Una quota del 3% garantisce certamente presenza.
Garantisce ascolto.
Garantisce partecipazione.
Ma non garantisce il controllo.
Presentare quella quota come una sorta di occupazione finanziaria della difesa italiana significa alterare completamente la realtà dei fatti.
Il Golden Power non è stato aggirato: è stato usato esattamente per ciò che era stato creato
Un’altra delle affermazioni più diffuse riguarda il presunto aggiramento del Golden Power.
Anche qui emerge una distorsione significativa.
Il Golden Power è uno strumento normativo che permette allo Stato italiano di valutare investimenti in settori strategici.
Non è un muro invalicabile.
Non è un divieto automatico.
È un sistema di controllo.
Nel caso Leonardo:
- la procedura è stata attivata;
- l’investimento è stato valutato;
- l’operazione è stata autorizzata.
Quindi non c’è stato alcun bypass.
Anzi.
Il meccanismo ha funzionato esattamente come previsto.
BlackRock non è il proprietario del mondo
Qui emerge una delle più grandi manipolazioni concettuali presenti in moltissimi video virali.
Quando si legge che BlackRock possiede quote di:
- Apple
- Microsoft
- Amazon
- Pfizer
- JPMorgan Chase
viene spesso lasciato intendere che BlackRock sia il proprietario effettivo di queste aziende.
Non è così.
BlackRock è principalmente un gestore patrimoniale.
Gestisce capitali appartenenti a:
- fondi pensione;
- investitori istituzionali;
- enti pubblici;
- assicurazioni;
- università;
- privati cittadini.
Gran parte delle quote derivano dagli ETF indicizzati.
Questo significa che BlackRock gestisce patrimoni investiti in quelle aziende.
Non significa che ne eserciti automaticamente il controllo assoluto.
L’incredibile assenza della City di Londra nei racconti dei “dissidenti finanziari”
C’è però un dettaglio che dovrebbe fare riflettere.
Molti influencer dedicano centinaia di video a BlackRock.
Molti parlano continuamente di Wall Street.
Molti descrivono New York come il centro assoluto del potere mondiale.
Eppure quasi nessuno approfondisce seriamente il ruolo della:
City of London
Una delle strutture finanziarie più potenti della storia moderna.
La City continua a rappresentare uno snodo centrale per:
- mercati valutari;
- assicurazioni globali;
- fondi offshore;
- derivati;
- clearing internazionale;
- finanza transnazionale.
Molte delle grandi architetture finanziarie contemporanee passano ancora attraverso Londra e il suo sistema di giurisdizioni collegate.
Eppure la City scompare quasi completamente dalla narrazione.
Perché?
La risposta è scomoda.
Perché la propaganda funziona meglio quando individua un unico nemico.
La Cina sta comprando il mondo molto più silenziosamente
Mentre l’attenzione mediatica viene concentrata ossessivamente su BlackRock, la Cina ha costruito negli ultimi vent’anni una delle più vaste operazioni di espansione economica della storia contemporanea.
Attraverso soggetti come:
- China Investment Corporation
- COSCO Shipping
- State Grid Corporation of China
Pechino ha investito centinaia di miliardi in:
- porti;
- ferrovie;
- energia;
- telecomunicazioni;
- logistica;
- miniere.
Il caso del:
Porto del Pireo
è diventato uno dei simboli della strategia cinese in Europa.
Ma rappresenta soltanto una piccola parte di una presenza molto più ampia.
I fondi sovrani cinesi non operano come normali investitori
La differenza fondamentale è che molti investimenti cinesi sono direttamente collegati agli interessi strategici dello Stato.
Non si tratta soltanto di logiche finanziarie.
Si tratta di geopolitica.
La Belt and Road Initiative non è stata presentata da Pechino come una semplice iniziativa commerciale.
È stata descritta apertamente come una strategia globale di proiezione economica e infrastrutturale.
Eppure raramente si assiste allo stesso livello di allarme mediatico riservato a BlackRock.
Anche Mosca utilizza il capitale come arma geopolitica
Lo stesso discorso vale per la Russia.
Per anni Mosca ha costruito la propria influenza internazionale utilizzando:
- gas;
- petrolio;
- partecipazioni industriali;
- accordi energetici;
- infrastrutture strategiche.
Attraverso grandi gruppi come:
Gazprom
e altre grandi realtà economiche vicine allo Stato russo, il Cremlino ha spesso utilizzato strumenti economici come leve di politica estera.
Una pratica che non è diversa da quella utilizzata da qualsiasi altra grande potenza mondiale.
La falsa distinzione tra capitale “cattivo” e capitale “buono”
Uno degli aspetti più ideologici della controinformazione contemporanea consiste nella creazione di una distinzione artificiale.
Capitale americano = dominio.
Capitale russo = liberazione.
Capitale cinese = multipolarismo.
Capitale occidentale = imperialismo.
Capitale orientale = sovranità.
Ma la realtà non funziona così.
I capitali non hanno morale.
Hanno interessi.
E gli interessi vengono perseguiti da tutti gli attori geopolitici.
La concentrazione finanziaria è un problema reale, ma non è una teoria del complotto
Esiste una questione seria?
Certamente.
La crescente concentrazione della ricchezza finanziaria globale nelle mani di pochi grandi gestori è un tema reale.
Tra questi:
- BlackRock
- Vanguard
- State Street Global Advisors
esercitano un’influenza significativa sulla governance aziendale globale.
Questo è un dibattito legittimo.
Ma una cosa è discutere della concentrazione finanziaria.
Un’altra è sostenere che esista una cabala onnipotente che controlla direttamente governi, banche centrali e migliaia di aziende.
Il vero paradosso della propaganda antiamericana
Il paradosso più grande è che molti degli stessi soggetti che denunciano quotidianamente il potere americano sostengono contemporaneamente la nascita di un ordine multipolare.
Ma un ordine multipolare implica necessariamente l’esistenza di molteplici centri di potere.
Se si vuole davvero analizzare il mondo contemporaneo bisogna osservare:
- New York;
- Londra;
- Pechino;
- Mosca;
- Singapore;
- Dubai;
- Riyadh.
Concentrarsi esclusivamente sugli Stati Uniti significa produrre una visione distorta della realtà.
Conclusione: non stanno smascherando il potere, stanno selezionando il bersaglio
Il caso BlackRock-Leonardo non dimostra che l’Italia sia stata conquistata.
Dimostra qualcosa di diverso.
Dimostra come una parte dell’informazione abbia smesso di fare analisi per trasformarsi in narrazione ideologica.
Ogni fenomeno viene letto attraverso la stessa lente.
Ogni evento conferma sempre la stessa tesi.
Ogni investimento americano diventa imperialismo.
Ogni investimento cinese diventa cooperazione.
Ogni strategia russa diventa resistenza.
Ogni capitale occidentale diventa colonizzazione.
Ma la geopolitica reale non funziona come una tifoseria.
Le grandi potenze utilizzano tutte:
- finanza;
- investimenti;
- energia;
- tecnologia;
- infrastrutture;
per espandere la propria influenza.
Ignorarlo significa sostituire l’analisi con la propaganda.
E quando la propaganda seleziona accuratamente cosa mostrare e cosa nascondere, smette di essere controinformazione.
Diventa semplicemente un’altra forma di disinformazione.
Fonti
- BlackRock Official Website
- Leonardo S.p.A. Investor Relations
- Ministero dell’Economia e delle Finanze
- China Investment Corporation
- COSCO Shipping Group
- London Stock Exchange Group
- OECD Foreign Direct Investment Statistics
- UNCTAD World Investment Report
- European Commission Foreign Direct Investment Screening
- Gazprom Official Website
- State Grid Corporation of China
