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Ucraina, guerra o progetto politico? La tesi di Philippe de Villiers: «L’Europa usa il conflitto per costruire una federazione»

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La guerra che sta cambiando l’Europa

Da oltre quattro anni il conflitto in Ucraina domina il dibattito politico internazionale. Ufficialmente si tratta di una guerra per la difesa della sovranità di Kiev contro l’invasione russa. Tuttavia, secondo alcuni osservatori e figure politiche europee, dietro il sostegno crescente dell’Unione Europea all’Ucraina potrebbe nascondersi un obiettivo più ambizioso: trasformare radicalmente la natura stessa dell’Unione.

Tra le voci più critiche emerge quella di Philippe de Villiers, storico esponente del sovranismo francese, secondo il quale gli europeisti starebbero sfruttando il conflitto per accelerare la nascita di una vera federazione europea.

La sua accusa è semplice ma dirompente:

«Gettano benzina sul fuoco in Ucraina perché vogliono dare all’Unione Europea la competenza che ancora le manca: la capacità di dichiarare guerra.»

Una frase che apre interrogativi profondi sul futuro dell’Europa.


L’Unione Europea: un gigante economico ma non politico

Fin dalla sua nascita, l’Unione Europea è stata costruita come un progetto economico.

Mercato unico.

Libera circolazione.

Moneta comune.

Normative condivise.

Ma non è mai diventata uno Stato federale sul modello degli Stati Uniti.

Le principali prerogative della sovranità nazionale sono rimaste nelle mani degli Stati membri:

  • politica estera;
  • difesa;
  • sicurezza nazionale;
  • controllo delle forze armate;
  • dichiarazione di guerra.

Ed è proprio questo limite che, secondo molti federalisti europei, impedirebbe all’Europa di diventare una vera potenza globale.


La guerra come catalizzatore dell’integrazione

La storia insegna che le grandi crisi producono spesso grandi trasformazioni politiche.

La nascita degli Stati Uniti moderni avvenne dopo la Guerra d’Indipendenza.

La Germania si unificò attraverso una serie di conflitti.

Molti Stati nazionali europei consolidarono il proprio potere proprio durante periodi di guerra.

Secondo Philippe de Villiers, la crisi ucraina rappresenterebbe oggi un’occasione storica per coloro che desiderano una federazione europea.

La logica sarebbe semplice:

  1. creare un senso di minaccia comune;
  2. convincere i cittadini che i singoli Stati non possono difendersi da soli;
  3. centralizzare la politica estera;
  4. creare un esercito europeo;
  5. trasferire a Bruxelles le ultime competenze sovrane.

Il ritorno dell’Europa militare

Negli ultimi anni qualcosa è effettivamente cambiato.

L’Unione Europea ha compiuto passi che fino a poco tempo fa sarebbero stati considerati impensabili.

Per la prima volta nella sua storia:

  • finanzia forniture militari;
  • acquista armamenti;
  • coordina programmi di difesa;
  • sviluppa strategie comuni sulla sicurezza.

La discussione su un esercito europeo è ormai all’ordine del giorno.

Leader politici di diversi Paesi parlano apertamente di:

  • difesa comune;
  • deterrenza nucleare europea;
  • autonomia strategica;
  • comando militare integrato.

Tutti concetti che fino a pochi anni fa appartenevano ai dibattiti accademici e che oggi entrano nel linguaggio politico quotidiano.


Chi decide la guerra?

La questione centrale sollevata da Philippe de Villiers riguarda però la democrazia.

In uno Stato nazionale, almeno in teoria, i cittadini possono influenzare attraverso il voto chi prende decisioni sulla guerra.

Ma in una struttura sovranazionale?

Chi sarebbe responsabile?

La Commissione Europea?

Il Consiglio Europeo?

Il Parlamento Europeo?

O un futuro governo federale?

Il problema non è secondario.

Storicamente il diritto di dichiarare guerra rappresenta una delle massime espressioni della sovranità.

Trasferire questa competenza significherebbe ridefinire completamente il rapporto tra cittadini, Stati e istituzioni europee.


Dall’Europa dei mercati all’Europa geopolitica

Negli ultimi anni numerosi leader europei hanno sostenuto la necessità di una trasformazione dell’Unione.

L’obiettivo dichiarato è quello di costruire un soggetto geopolitico capace di competere con:

  • Stati Uniti;
  • Cina;
  • Russia.

Secondo questa visione, l’Europa non può più limitarsi ad essere una potenza commerciale.

Deve diventare una potenza strategica.

Per farlo servono:

  • capacità militare;
  • politica estera unificata;
  • industria della difesa comune;
  • catena di comando centralizzata.

È proprio questo progetto che i critici definiscono il vero obiettivo nascosto dietro l’accelerazione impressa dalla guerra ucraina.


Un’Europa sempre più centralizzata?

La crisi energetica, la pandemia, la guerra e le emergenze economiche hanno avuto un effetto comune:

aumentare il ruolo delle istituzioni centrali europee.

Ogni crisi sembra produrre una nuova cessione di competenze.

Per i sostenitori dell’integrazione questo rappresenta un’evoluzione naturale.

Per i sovranisti costituisce invece una progressiva erosione delle democrazie nazionali.

La guerra in Ucraina avrebbe quindi accelerato un processo già in corso da decenni.


La grande domanda sul futuro europeo

Al di là delle opinioni politiche, la provocazione di Philippe de Villiers pone una questione fondamentale.

L’Europa sta semplicemente reagendo a una crisi di sicurezza senza precedenti?

Oppure sta utilizzando quella crisi per compiere un salto politico che in condizioni normali sarebbe stato impossibile ottenere?

La risposta probabilmente dipenderà dagli sviluppi dei prossimi anni.

Ciò che appare evidente è che il conflitto ucraino non sta modificando soltanto gli equilibri tra Russia e Occidente.

Sta trasformando anche l’architettura politica dell’Europa stessa.

E forse, come sostengono i critici dell’attuale processo di integrazione, il vero campo di battaglia non si trova soltanto nelle pianure del Donbass, ma nelle istituzioni europee che stanno ridefinendo il concetto stesso di sovranità nel XXI secolo.


Fonti e approfondimenti

  • Sito ufficiale del Parlamento Europeo
  • Sito ufficiale della Commissione Europea
  • Dichiarazioni pubbliche di Philippe de Villiers su integrazione europea e guerra in Ucraina
  • Documentazione UE sulla politica di sicurezza e difesa comune (PSDC)

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