Quando il racconto storico diventa narrazione ideologica
La serata celebrativa per gli ottant’anni della Repubblica italiana, trasmessa dalla Rai da Piazza del Quirinale, ha visto tra i protagonisti Paola Cortellesi, chiamata a ricordare il primo voto delle donne e il percorso dell’emancipazione femminile nella storia italiana. Il suo monologo si è inserito nel grande evento dedicato alla nascita della Repubblica e al referendum del 2 giugno 1946.
Un intervento certamente suggestivo e coerente con la sensibilità culturale dell’attrice e regista.
Tuttavia, proprio perché pronunciato durante una celebrazione istituzionale che appartiene a tutti gli italiani, esso solleva una domanda fondamentale:
È possibile raccontare la storia italiana limitandosi a una sola parte della memoria nazionale?
Perché il problema non è ricordare le vittime del fascismo.
Il problema nasce quando si ricordano soltanto quelle.
La memoria pubblica italiana: una storia raccontata da una sola prospettiva
Da decenni l’Italia vive una situazione singolare.
Molti capitoli della propria storia vengono ricordati ogni anno attraverso cerimonie ufficiali, programmi televisivi, film, spettacoli teatrali e celebrazioni pubbliche.
Altri capitoli, invece, vengono ricordati raramente oppure vengono trattati come argomenti scomodi.
La conseguenza è la costruzione di una memoria collettiva incompleta.
Secondo questa narrazione:
- i fascisti sono esclusivamente carnefici;
- i partigiani sono esclusivamente vittime;
- la storia è divisa tra buoni e cattivi;
- le sofferenze sono degne di memoria solo quando appartengono a una determinata parte politica.
La realtà storica è molto più complessa.
Le donne che nessuno ricorda
Durante il monologo è stata ricordata la sofferenza delle donne perseguitate dal fascismo.
Giusto.
Ma chi ricorda oggi le migliaia di donne che furono vittime delle violenze del dopoguerra?
Chi ricorda le ragazze rasate a zero nelle piazze?
Chi ricorda le donne trascinate per le strade, umiliate pubblicamente e marchiate come “fasciste”?
Chi ricorda le violenze sessuali, le torture e gli omicidi avvenuti dopo la fine della guerra?
Molte di loro non avevano alcun ruolo politico.
Erano semplicemente:
- mogli;
- figlie;
- sorelle;
- madri.
La loro unica colpa era appartenere alla parte sconfitta.
Anche loro erano donne.
Anche loro avevano diritti.
Anche loro meritavano dignità.
Eppure raramente vengono ricordate durante le celebrazioni ufficiali.
Il sangue dei vinti: il libro che infranse un tabù
Quando nel 2003 il giornalista Giampaolo Pansa pubblicò Il sangue dei vinti, il dibattito pubblico italiano fu sconvolto.
Per la prima volta un autore proveniente dall’area culturale della sinistra affrontava apertamente il tema delle violenze compiute dopo il 25 aprile 1945 contro fascisti reali o presunti tali. Il libro racconta esecuzioni sommarie, vendette politiche, regolamenti di conti e omicidi avvenuti quando la guerra era ormai terminata.
Pansa descrive una realtà che per decenni era rimasta ai margini della storiografia divulgativa:
una parte delle violenze non terminò con la Liberazione.
Proseguì nei mesi e negli anni successivi.
Lo stesso dibattito sviluppatosi attorno all’opera dimostrò quanto il tema fosse ancora considerato scomodo.
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La guerra civile che molti non vogliono chiamare guerra civile
Uno dei grandi problemi della memoria italiana riguarda proprio la definizione degli eventi tra il 1943 e il 1945.
Per decenni si è preferito parlare esclusivamente di Resistenza.
Ma numerosi storici hanno definito quel periodo anche come una guerra civile.
Italiani contro italiani.
Fratelli contro fratelli.
Famiglie divise.
Paesi divisi.
Quartieri divisi.
In una guerra civile non esistono soltanto eroi.
Esistono anche atrocità.
E le atrocità non hanno colore politico.
Le Foibe: la tragedia esclusa dalla memoria ufficiale per decenni
Se esiste una vicenda simbolo della memoria negata, quella è certamente rappresentata dalle Foibe.
Per molti decenni il tema rimase praticamente assente dal dibattito pubblico nazionale.
Migliaia di italiani dell’Istria, della Dalmazia e della Venezia Giulia furono uccisi o costretti all’esodo durante le violenze che accompagnarono l’espansione del regime comunista jugoslavo di Tito. Oggi queste vicende sono riconosciute ufficialmente dalla Repubblica italiana attraverso il Giorno del Ricordo.
Per anni, tuttavia, molte famiglie degli infoibati e degli esuli denunciarono un sostanziale silenzio istituzionale.
Un silenzio che ha lasciato ferite profonde.
Quando si parla di donne vittime della storia italiana del Novecento, bisognerebbe ricordare anche le donne istriane, fiumane e dalmate costrette ad abbandonare le proprie case.
Anche loro erano donne.
Anche loro subirono persecuzioni.
Anche loro persero tutto.
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Il ruolo femminile durante il Fascismo: tra propaganda e realtà
Un’altra semplificazione frequentemente proposta riguarda il ruolo delle donne durante il Ventennio.
Il Fascismo promosse certamente una concezione tradizionale della famiglia.
La maternità venne considerata un pilastro della politica nazionale.
Le famiglie numerose furono incentivate.
La donna venne spesso rappresentata come madre e custode della famiglia.
Tutto questo è storicamente documentato.
Ma fermarsi qui significa ignorare un quadro molto più articolato.
Attraverso i Fasci Femminili, l’Opera Nazionale Maternità e Infanzia (OMNI), le organizzazioni giovanili e numerose attività assistenziali, milioni di donne entrarono per la prima volta in strutture organizzate di carattere sociale e pubblico.
Questo non significa affermare che il Fascismo fosse emancipatore nel senso moderno del termine.
Significa semplicemente riconoscere che la storia non è mai riducibile a uno slogan.
Un dettaglio quasi sempre dimenticato: l’Italia era una Monarchia
Esiste poi un elemento che raramente viene ricordato nei racconti contemporanei.
Tra il 1922 e il 1946 l’Italia non era soltanto fascista.
Era anche una monarchia costituzionale.
Molte norme che limitavano i diritti femminili affondavano le proprie radici in una società patriarcale che precedeva il Fascismo e che caratterizzava gran parte dell’Europa del tempo.
Attribuire ogni problema esclusivamente al regime significa produrre una lettura storicamente incompleta.
Le vittime senza voce
Esiste una domanda che dovrebbe accompagnare ogni celebrazione pubblica:
chi manca dall’elenco delle vittime che stiamo ricordando?
Perché una memoria nazionale autentica dovrebbe includere:
- le partigiane fucilate;
- gli oppositori del regime;
- gli infoibati;
- gli esuli istriani;
- le donne umiliate nel dopoguerra;
- i civili uccisi nelle vendette politiche;
- le vittime della guerra civile da entrambe le parti.
La Repubblica appartiene a tutti.
Anche ai discendenti dei vinti.
La storia come strumento di riconciliazione
Il rischio di certi interventi pubblici non è quello di ricordare il passato.
È quello di usarlo come arma politica nel presente.
Dopo ottant’anni, l’Italia avrebbe bisogno di una memoria nazionale capace di includere tutte le sofferenze.
Una memoria che non distingua tra vittime degne e vittime indegne.
Una memoria che non selezioni il dolore in base all’appartenenza ideologica.
Una memoria che riconosca finalmente che la guerra civile italiana produsse tragedie da entrambe le parti.
Solo così la storia può diventare uno strumento di riconciliazione.
Altrimenti continuerà a essere un campo di battaglia.
Immagini consigliate per WordPress
- Piazza del Quirinale durante la Festa della Repubblica 2026.
- Paola Cortellesi durante il monologo sul 2 giugno.
- Copertina de Il sangue dei vinti di Giampaolo Pansa.
- Profughi dell’esodo giuliano-dalmata.
- Monumento nazionale della Foiba di Basovizza.
- Donne italiane al voto nel referendum del 1946.
- Archivio storico del dopoguerra italiano.
Link e fonti
- Rai – Speciale per gli 80 anni della Repubblica: https://www.rai.it/ufficiostampa/assets/template/us-articolo.html?ssiPath=%2Farticoli%2F2026%2F06%2FRai-per-la-Festa-della-Repubblica-5eacdab1-c1b7-44a5-9061-852741e0d4d5-ssi.html
- Corriere della Sera – Programma della Festa della Repubblica: https://roma.corriere.it/notizie/politica/26_giugno_01/parata-2-giugno-mattarella-ospiti-programma-8935f6c3-acd8-45fd-ae39-0b998b12bxlk.shtml
- Repubblica – Evento degli 80 anni della Repubblica: https://www.repubblica.it/politica/2026/06/02/news/2_giugno_festa_repubblica_quirinale_cortellesi_morandi_del_piero-425384113/
- Wikipedia – Il sangue dei vinti: https://it.wikipedia.org/wiki/Il_sangue_dei_vinti
- Sperling & Kupfer – Il sangue dei vinti: https://www.sperling.it/libri/il-sangue-dei-vinti-giampaolo-pansa
- Avvenire – Pansa, quella visione controcorrente: https://www.avvenire.it/agora/cultura/pansa-quella-visione-controcorrente_42474
- Il Fatto Quotidiano – Il caso Pansa: https://www.ilfattoquotidiano.it/millennium/2025/04/11/2003-il-libro-sul-sangue-dei-vinti-il-caso-pansa/7946451/
- Archivio storico sull’esodo giuliano-dalmata e il Giorno del Ricordo: https://www.comune.venezia.it/it/content/il-giorno-ricordo-foibe-esodo-vicende-confine-orientale-relazione-commissione-italo-slovena
- Relazione della Commissione storico-culturale italo-slovena: https://www.isgrec.it/confine_orientale_2018/materiali/relazione%20commissione%20mista.pdf
