Home Deep State Bilderberg LA GRANDE RIMOZIONE: QUANDO IL TERRORISMO MARXISTA VENIVA CHIAMATO “LIBERAZIONE”

LA GRANDE RIMOZIONE: QUANDO IL TERRORISMO MARXISTA VENIVA CHIAMATO “LIBERAZIONE”

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Le rivoluzioni armate del Novecento tra mito, propaganda e memoria selettiva

Per decenni il mondo occidentale ha condannato alcuni terrorismi e ne ha romanticizzati altri.

Ci sono pagine della storia che vengono continuamente ricordate.

E ce ne sono altre che sembrano essere state accuratamente archiviate in un cassetto della memoria collettiva.

Tra queste vi è certamente la storia delle organizzazioni rivoluzionarie marxiste che, nel corso della Guerra Fredda, hanno operato in America Latina, Africa, Asia e persino in Europa.

Per oltre quarant’anni una vasta rete internazionale composta da governi comunisti, servizi segreti, partiti ideologici e movimenti armati ha promosso la convinzione che la violenza rivoluzionaria fosse non soltanto accettabile, ma addirittura moralmente necessaria.

L’obiettivo dichiarato era abbattere il capitalismo.

Il risultato concreto fu spesso una lunga scia di morti, guerre civili, sequestri, attentati e repressioni.

Eppure ancora oggi questo capitolo storico viene raccontato con un linguaggio sorprendentemente indulgente.


IL MITO DELLA RIVOLUZIONE PERMANENTE

Dopo la vittoria della rivoluzione cubana guidata da Fidel Castro nel 1959, l’isola divenne rapidamente uno dei principali centri di esportazione dell’ideologia rivoluzionaria.

L’idea era semplice.

Ogni crisi sociale poteva diventare il terreno fertile per una nuova insurrezione.

Ogni disuguaglianza economica poteva trasformarsi in una leva per il cambiamento rivoluzionario.

Ogni governo percepito come vicino agli Stati Uniti poteva diventare un bersaglio politico.

Migliaia di militanti furono reclutati.

Decine di movimenti armati nacquero o ricevettero sostegno.

Intere regioni vennero trasformate in campi di battaglia della Guerra Fredda.

In molti casi non si trattava di fenomeni spontanei.

Dietro diverse organizzazioni operavano reti internazionali che fornivano finanziamenti, addestramento, documenti falsi, armamenti e supporto logistico.


MOSCA E L’AVANA: IL CUORE DEL SISTEMA

Durante la Guerra Fredda, l’alleanza tra l’Unione Sovietica e Cuba rappresentò uno dei pilastri dell’espansione rivoluzionaria globale.

Mosca forniva:

  • finanziamenti;
  • armamenti;
  • intelligence;
  • copertura diplomatica;
  • sostegno politico internazionale.

L’Avana offriva invece:

  • centri di addestramento;
  • supporto operativo;
  • collegamenti regionali;
  • coordinamento tra movimenti rivoluzionari.

Per anni centinaia di militanti provenienti da America Latina, Africa e Medio Oriente passarono attraverso strutture di formazione cubane.

L’obiettivo era costruire una rete internazionale capace di esportare il modello rivoluzionario ben oltre i confini dell’isola.

Non era un progetto nascosto.

Molti dirigenti rivoluzionari dell’epoca ne parlarono apertamente nei propri discorsi e documenti politici.


QUANDO IL TERRORISMO CAMBIA NOME

Uno degli aspetti più controversi riguarda il linguaggio utilizzato per descrivere questi fenomeni.

Quando un attentato viene compiuto da un’organizzazione considerata nemica dell’Occidente, il termine utilizzato è generalmente “terrorismo”.

Quando invece viene compiuto da gruppi percepiti come rivoluzionari o anti-imperialisti, il linguaggio spesso cambia.

Si parla di:

  • lotta armata;
  • resistenza;
  • liberazione nazionale;
  • rivoluzione popolare.

Ma le vittime raramente percepiscono tali differenze.

Le bombe non distinguono tra ideologie.

I sequestri non diventano meno traumatici perché giustificati politicamente.

Gli omicidi non cessano di essere omicidi perché vengono compiuti nel nome della rivoluzione.

Numerose organizzazioni marxiste latinoamericane utilizzarono sistematicamente:

  • sequestri di persona;
  • estorsioni;
  • attentati;
  • assassinii politici;
  • intimidazioni;
  • reclutamenti forzati.

Eppure una parte significativa dell’opinione pubblica internazionale continuò per lungo tempo a descriverle come movimenti romantici di liberazione.


IL SILENZIO SUI CRIMINI DELLA SINISTRA ARMATA

Esiste una domanda che raramente viene affrontata apertamente.

Perché alcuni totalitarismi vengono studiati, ricordati e condannati costantemente, mentre altri ricevono una copertura molto più limitata?

Le vittime dei sistemi comunisti del Novecento vengono spesso ricordate in modo marginale rispetto ad altre tragedie storiche.

Tra gli esempi più noti figurano:

  • i gulag sovietici;
  • la carestia ucraina dell’Holodomor;
  • la Rivoluzione Culturale cinese;
  • il Grande Balzo in Avanti;
  • il regime dei Khmer Rossi in Cambogia;
  • le repressioni dell’Europa orientale;
  • numerose guerre rivoluzionarie in Africa, Asia e America Latina.

Non si tratta di stabilire una classifica dell’orrore.

Ogni forma di totalitarismo produce sofferenza.

Ogni ideologia che concentra il potere nelle mani di un’élite politica tende a generare repressione.

La storia del Novecento lo dimostra con tragica chiarezza.


LA ROMANTICIZZAZIONE DELLA VIOLENZA

Ancora oggi il volto di Che Guevara compare su:

  • magliette;
  • poster;
  • manifesti;
  • gadget commerciali;
  • campagne pubblicitarie.

Si tratta di un fenomeno culturale unico.

Pochissime figure associate a conflitti armati hanno ricevuto una simile trasformazione in icona pop.

Per molti rappresenta un simbolo di ribellione.

Per altri rappresenta un esempio di come la memoria storica possa essere selettiva.

La questione centrale non riguarda il giudizio personale su una figura storica.

Riguarda il diverso trattamento riservato a protagonisti di vicende che hanno coinvolto violenza politica e rivoluzione armata.


LE GUERRE PER PROCURA DELLA GUERRA FREDDA

L’America Latina non fu l’unico teatro di queste dinamiche.

Anche in Africa e in Asia la competizione tra blocchi ideologici alimentò conflitti devastanti.

Dall’Angola al Mozambico.

Dall’Etiopia all’Afghanistan.

Dal Nicaragua a El Salvador.

Molte guerre locali divennero rapidamente conflitti internazionali.

Dietro le battaglie sul terreno si muovevano:

  • interessi geopolitici;
  • intelligence;
  • forniture militari;
  • propaganda;
  • finanziamenti esteri.

Milioni di persone pagarono il prezzo di questa contrapposizione globale.


LE SANZIONI DI TRUMP E IL RITORNO DEL DIBATTITO

Le recenti misure adottate dall’amministrazione di Donald Trump contro strutture legate al regime cubano hanno riportato all’attenzione pubblica un tema che molti ritenevano ormai archiviato.

Quale ruolo hanno avuto realmente Cuba e il blocco sovietico nella diffusione delle rivoluzioni armate del Novecento?

Quanto hanno inciso le reti internazionali rivoluzionarie sugli equilibri geopolitici dell’epoca?

E soprattutto:

perché il dibattito continua ancora oggi a suscitare reazioni tanto forti?

La Guerra Fredda è terminata da oltre trent’anni.

L’Unione Sovietica non esiste più.

Tuttavia la discussione sulla responsabilità storica delle reti rivoluzionarie marxiste continua a dividere storici, giornalisti e opinione pubblica.


CONCLUSIONI

La storia non dovrebbe essere uno strumento di propaganda.

Non dovrebbe esistere una memoria di serie A e una memoria di serie B.

Le vittime della violenza politica meritano di essere ricordate indipendentemente dall’ideologia che ha armato i loro carnefici.

Per comprendere davvero il Novecento è necessario analizzare tutte le forme di totalitarismo, tutte le repressioni e tutte le guerre ideologiche senza eccezioni.

Perché la memoria storica dovrebbe essere completa.

Non selettiva.

E perché nessuna ideologia dovrebbe ottenere un’immunità morale semplicemente cambiando il nome della violenza.


APPROFONDIMENTI E FONTI

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